Ciapi, dipendenti si appellano a Chiodi: «decida una volta per tutte»

«Quale sarà il nostro destino?»

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L'assessore Paolo Gatti

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CHIETI. «Affrontare definitivamente il problema e decidere una volta per tutte il destino del Ciapi»

E’ la richiesta che arriva dai dipendenti in una lettera aperta e denunciano: «sono stati disattesi tutti gli accordi previsti in passato». Tra questi anche il progetto di trasformare il Ciapi in un ente in-house della regione Abruzzo come pure era stato annunciato a luglio 2010.
Lo stato attuale dell’Associazione Ciapi Abruzzo Formazione è quello di 24 dipendenti in cassa integrazione da maggio 2011 e stipendi fermi ad aprile 2012 per i lavoratori della sede di Chieti scalo.
Ci sono poi i 16 distaccati presso la Regione Abruzzo. «A loro», denunciano i dipendenti, «nessun sostegno al reddito e stipendi fermi a giugno 2012». Per questi ultimi la convenzione che li lega alla Regione è prossima la scadenza: giorno della verità è il 31 dicembre.
«Massimo impegno per salvaguardare il futuro dei 40 lavoratori, rispetto delle leggi, anche quelle sopravvenute, stop all'indebitamento per un ente strumentale», ha detto la settimana scorsa l’assessore Paolo Gatti. Sempre Gatti nell’ultimo incontro con i sindacati, esattamente un mese fa, ha parlato di spending review, di inevitabili tagli e della necessità di dimostrare che l’associazione Ciapi sia ancora un ente strategico della formazione abruzzese. Frasi che vengono ritenute «una vera e propria beffa» dai lavoratori, «se si pensa che l’attuale governo regionale ha alternato, negli ultimi tre anni, due commissari ed un amministratore straordinario».
La situazione è difficile e in più la Regione non corrisponde più le quote associative dal 2010 per un importo complessivo di 1,8 milioni di euro. La cifra è dovuta in quanto socio per il 97%, le restanti quote appartengono alla Provincia di Chieti e Pescara. Ma la Regione non ha nemmeno trasferito la proprietà dell’immobile, così come previsto.
I lavoratori si scagliano anche contro le dichiarazioni tranquillizzanti dell’amministratore straordinario Giuseppe Mauro e del direttore Cacciagrano: «usano espressioni come ‘pareggio di bilancio’, nessun aumento di spesa’, ‘gestione responsabile’. Forse però non ricordano che i dipendenti Ciapi sono in cassa integrazione».
«Perché si vuole chiudere il Ciapi?», chiedono i lavoratori. «Chi ne trarrà beneficio? Che sorte avranno i 40 dipendenti e le famiglie?»
Il Ciapi ha attualmente un debito per oltre 3 milioni di euro. «L’attuale governo regionale come intende accollare alla comunità abruzzese il danno patrimoniale dovuta a questa pessima gestione di un proprio ente? I dipendenti tutti», si conclude la lettera, «chiedono al governatore Chiodi di affrontare definitivamente il problema e determinare il destino del Ciapi e dei suoi dipendenti in quanto il non decidere finirà per aggrvare una situazione già di per sé irreparabile».

«PIANO INDUSTRIALE PER IL RILANCIO DEL CIAPI»
        Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Confsal ricordano che nell’ultimo incontro con  Paolo Gatti hanno richiesto di predisporre un piano industriale di rilancio dell’Ente formativo che preveda, attraverso gli ammortizzatori in deroga, l’accompagnamento al collocamento in quiescenza di alcuni lavoratori che hanno maturato o matureranno i requisiti pensionistici entro il 2015.
«Il piano deve contenere anche, utilizzando l’Istituto della Formazione on job, una riprofesionalizzazione dei lavoratori che, permetterebbe all’Ente di intercettare la nuova domanda formativa e di consentire allo stesso di avere prospettive di sviluppo».
«Alla Regione Abruzzo», dicono i segretari Sandro Giovanruscio             Vincenzo Traniello             Antonio Cardo              Piero Piermatteo, « si chiede uno sforzo economico, che azzeri le situazioni debitorie pregresse del CIAPI, prodotte dalle precedenti gestioni, attraverso la garanzia di un mutuo ipotecario sul patrimonio immobiliare di proprietà dell’Associazione Ciapi».