CASSAZIONE

Pubblica amministrazione, «nessun indennizzo ai professionisti per la revoca dell’incarico»

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2415

progettista, architetto
LA SENTENZA. Se la Pubblica Amministrazione revoca un incarico di progettazione non è tenuta a corrispondere al professionista un indennizzo per il mancato guadagno.


E’ quanto stabilito dalla corte di Cassazione. L’ente dovrà solo pagare il corrispettivo per il lavoro svolto fino alla cessazione del contratto.
La sentenza è la numero 19524/2012, depositata lo scorso 9 novembre e firmata dal presidente estensore Gaetano Antonio Bursese. La Cassazione si è pronunciata sul caso di tre ingegneri ai quali la Provincia di Caltanissetta aveva affidato e poi revocato l’incarico di redigere il progetto esecutivo di completamento e del secondo stralcio funzionale della strada Mussomeli-Caltanissetta.
Dopo la redazione e la consegna degli elaborati, però, la giunta provinciale ha revocato l’incarico per presunto inadempimento dei progettisti. I tre non l’hanno presa bene ed hanno avanzato il ricorso chiedendo la condanna della Provincia al pagamento per l’opera prestata e in subordine un’indennità per indebito arricchimento.
In primo grado il tribunale di Caltanissetta ha respinto l’istanza dei tre professionisti ritenendo concluso il contratto per inadempimento da parte dei progettisti.
Questo non solo perchè i progettisti avevano presentato gli elaborati in ritardo ma lo avevano fatto con una spesa pari a circa il triplo dell’importo pattuito con l’amministrazione provinciale.

Successivamente, la Corte d’Appello di Caltanissetta ha condannato la Provincia al pagamento di 300 mila euro perché non «sussiste nessuna causa per la risoluzione del contratto non essendo ipotizzabile alcun inadempimento dei professionisti». Il ritardo, inoltre non poteva essere attribuito ai tre ma al committente, si è detto in secondo grado. Sono stati così liquidati 100 mila euro a ciascun progettista.

Contro questa decisione i professionisti hanno però presentato un nuovo ricorso chiedendo che il compenso venisse regolato secondo le tariffe professionali contestando il compenso liquidato «assai modesto» che non prevedeva «alcun rimborso per le notevoli spese sostenute».

La richiesta è stata però respinta. Secondo la Cassazione, i progettisti si erano appellati alle norme sull’equo compenso, che prevedono il pagamento del corrispettivo per l’opera prestata ed escludono le indennità per il mancato guadagno.
I tre sono stati condannati al pagamento delle spese processuali liquidati in 8.100 euro.


**** LA SENTENZA