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Si schiantò al suolo con un caccia, 44 anni dopo Pescara ricorda Gianfranco D’Antonio

Il capitano dell’aeronautica militare morì a 26 anni

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Gianfranco D'Antonio

Gianfranco D'Antonio

PESCARA. In fase finale di atterraggio sull’aeroporto di Istrana – Treviso - il motore dell’aviogetto militare da caccia F86K era improvvisamente andato in avaria.

Nonostante l’invito della torre di controllo ad attivare l’eiezione del seggiolino - che gli avrebbe salvato la vita - ugualmente tentò l’atterraggio non abbandonando il velivolo che privo di guida, sarebbe finito sulle abitazioni causando sicuramente numerose vittime.
Il suo volo e la sua vita s’infransero a pochi metri dalla pista di atterraggio e nell’impatto l’aereo esplose, incendiandosi. Non vi furono vittime, ad eccezione di lui. Così l’11 gennaio 1968, a soli 26 anni moriva, Gianfranco D’Antonio, capitano pilota istruttore dell’Aeronautica Militare Italiana, al rientro da un volo di addestramento. Tanto il dolore della moglie Luisa, sposata da appena sei mesi. Per l’atto eroico da lui compiuto fu decorato con Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico dal presidente della Repubblica Italiana.
D’Antonio era nato a Pescara il 7 febbraio 1942 e nel luglio 1960, a solo 18 anni si era diplomato geometra frequentando l’Istituto Tecnico “Tito Acerbo”. A ottobre dello stesso anno era entrato nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli frequentando il Corso “Vulcano”, e già nel 1964 fu assegnato all’Aeroporto di Istrana con il grado di Tenente, presso il 51° Stormo Caccia. Percorse una brillante carriera eccellendo in tutti i corsi di addestramento nelle basi Nato canadesi e statunitensi raggiungendo il grado di Capitano Pilota Istruttore. Suo fratello Claudio, più grande di lui di undici anni, era già ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana e Gianfranco lo aveva eletto modello di riferimento ed esempio da seguire.

Il giorno dell’incidente a Istrana era presente anche il fratello, generale di Squadra Aerea, in servizio presso lo stesso aeroporto.
I suoi compagni di scuola amano ricordarlo anche per il suo eccellente profilo scolastico in tutto il quinquennio del Corso Geometri. «Era serio, educato, rispettoso con tutti, un vero esempio di rettitudine e un amico sincero, alla sua intelligenza, di molto superiore alla media, accompagnava altre buone doti e virtù che si apprezzavano nei rapporti con i compagni, cui non lesinava l’aiuto che poteva offrire, generoso e paziente, aiutando chiunque gli chiedesse soccorso in tutte le fasi critiche, dai compiti in classe, a quelli a casa, diventando una sorta di professore privato».
Mercoledì 28 novembre su iniziativa dell’Associazione Amici dell’Acerbo e dell’Istituto Tecnico Statale “Tito Acerbo”, a quarantaquattro anni dalla scomparsa, si terrà una cerimonia di commemorazione di Gianfranco D’Antonio. Alla manifestazione, che avrà inizio alle ore 9,30 presso la sede dell’Istituto, e cui ha immediatamente aderito l’Associazione Arma Aeronautica di Pescara, presieduta dal colonnello Domenico De Mico, parteciperanno compagni e professori di corso della sez. “B” Geometri del “Tito Acerbo” negli anni dal 1955 al 1960.
Dopo le testimonianze della preside Annateresa Rocchi e del presidente dell’Associazione, Enzo Agresti, sarà la volta dei nipoti Chiara e Marco, che reciterà la “Preghiera dell’Aviatore”. La manifestazione si concluderà al primo piano dell’Istituto dove sarà scoperto un quadro che resterà nell’Area Multimediale a ricordo della giornata.