IL CASO

Automezzi della polizia penitenziaria fuori uso: «a rischio i processi»

«Uomini della scorta senza auto blindate»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2456

Automezzi della polizia penitenziaria fuori uso: «a rischio i processi»
L’AQUILA. Pochissimi risultano essere, allo stato attuale, i mezzi in dotazione della polizia penitenziaria ancora in funzione nelle tre realtà penitenziarie della provincia de L’Aquila.

Secondo quanto racconta il segretario provinciale e vice segretario regionale Uil Penitenziari, Mauro Nardella, delle decine di automezzi messi a disposizione degli uomini della polizia penitenziaria di stanza negli istituti di Sulmona, l’Aquila e Avezzano, «solo pochissime unità sono utilizzabili per il trasporto di detenuti».
Sarebbero invece quasi del tutto fuori uso quelli per l’effettuazione dei servizi amministrativi ordinari.
Molti di questi automezzi, racconta ancora Nardella, sono fermi perchè non ci sarebbero fondi per pagare il cosiddetto certificato di affidabilità (la più familiare revisione). «In sostanza», dice il segretario provinciale, «mancano addirittura i 70 euro previsti per il pagamento della prestazione da parte della officina autorizzata».
Per quanto riguarda il trasporto dei detenuti sola un’ unità blindata dovrebbe garantire il trasporto delle centinaia di reclusi con elevata capacità criminali (41 bis o collaboratori di giustizia che notoriamente occupano le celle degli istituti dell’Aquila e di Sulmona). «Sembrerebbe addirittura», va avanti Nardella, «che il trasporto di quest’ultimi, seppur con una scorta potenziata e che inevitabilmente va a contribuire a sottrarre ulteriori unità di polizia penitenziaria nelle già falcidiate strutture carcerarie, venga disposto con l’utilizzo di mezzi non blindati.
«Il tutto», sottolinea il segretario della Uil, «a rischio e pericolo di uomini che non ne possono più di un trattamento così remissorio da parte dell’amministrazione».
Per Nardella il vero rischio lo corrono gli agenti a cui viene chiesto un enorme sacrificio: «in cambio di 1500 euro mettono in serio pericolo la vita pur di non far assentare i detenuti chiamati a presenziare le udienze nei tribunali d’Italia e pur di non far mancare un diritto quale quello alla salute e permettere agli stessi detenuti di essere condotti in strutture all’uopo predisposte».
La Uil penitenziari chiede di fermare «questa politica pericolosa invitando le rispettive e responsabili direzioni delle carceri a farsi carico della situazione, intanto non autorizzando la partenza delle scorte che non abbiano mezzi dotati delle prescritte caratteristiche in tema di sicurezza e salubrità, così come tra l’altro previsto dalla normativa vigente, e, contestualmente, evidenziando agli organi competenti in tema di bilancio dello Stato che non si può e non si deve risparmiare facendo perno sulla vita dei lavoratori».