ENERGIA E AMBIENTE

Centrali a Biomasse: «iter semplificato e Regione impotente»

Ennesima polemica dopo l’interrogazione di Walter Caporale all’assessore Di Dalmazio

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Centrali a Biomasse: «iter semplificato e Regione impotente»
ABRUZZO. «La Regione non è competente a rilasciare autorizzazioni per le centrale biomasse che hanno un iter semplificato stabilito dalle norme nazionali».



E’ più o meno questo il succo della risposta dell’assessore competente per materia, Mauro Di Dalmazio, alla richiesta di informazioni del consigliere dei Verdi, Walter Caporale, sul nuovo impianto da costruire a Santa Maria Imbaro.
Insomma le centrali sotto una certa soglia di potenza hanno una procedura semplificata. Di Dalmazio ha poi aggiunto  che il Piano della qualità dell’aria, il Piano energetico e i Piani paesistici, di cui la Regione si è dotata, determinano una garanzia per la corretta installazione di queste centrali.
Caporale nella sua interrogazione chiedeva se la centrale a biomasse alimentata con insilato di mais e con liquami zootecnici in progetto a Santa Maria Imbaro fosse in regola con i parametri stabiliti dal Piano regionale della qualità dell’aria e soprattutto di conoscere quali siano gli intendimenti della Giunta circa questo proliferare di progetti di centrali a biomasse in Abruzzo, da Colonnella a Vasto, da L’Aquila ad Avezzano.
«L’assessore ha risposto dicendo cose note a tutti», ha detto Caporale, «ma la domanda che si poneva alla Giunta, partendo dal caso di Santa Maria Imbaro,  non era tanto quella di sapere se queste centrali rispettino  i parametri  dettati dalle pianificazioni stratificate (in altre parole solo quelli della qualità dell’aria, altro che “pianificazioni stratificate” di cui parla l’Assessore), quanto il loro proliferare.  Il vero problema è che le centrali a biomasse vanno a inserirsi in zone produttive attrezzate che hanno una qualità dell’aria già compromessa. E’ il caso della centrale di Santa Maria Imbaro, che si vuole realizzare in un’area  già compromessa come dimostrano recenti studi del Consorzio Mario Negri Sud. E questo sito, come quelli della fascia collinare teramana, sono contigui o inseriti in territori a forte vocazione agricola e turistica, attività per le quali un ambiente sano rappresenta una fonte di ‘energia’ indispensabile, come l’acqua lo è per una centrale idroelettrica».
Per i Verdi sarebbe questo il vero problema da risolvere e quanto meno da affrontare pubblicamente poiché è alla base di una corretta gestione del territorio finora non sempre coerente.
Rimane sullo sfondo la paura degli ambientalisti che le piccole centrali sorte con regimi agevolati e veloci iter possano poi trasformarsi per «necessità» e «urgenza» in inceneritori ed incidere ancora di più sulla qualità dell’aria.