SANITA'

Altre centinaia di posti di lavoro a rischio nella sanità privata e negli ospedali

Tra spending review e decreto Balduzzi in arrivo molti esuberi silenziosi

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Renato Balduzzi

Renato Balduzzi

ABRUZZO. La sanità abruzzese rischia un fine anno occupazionale drammatico.

Sono in arrivo tre provvedimenti di riordino le cui conseguenze casualmente si stanno sommando, il che rischia di provocare un vero e proprio tsunami sui posti di lavoro. Ci sono i tagli annunciati lunedì dall’Aiop (sanità privata) a causa dell’applicazione giudicata errata della spending review in Abruzzo: si tratta di 260 esuberi solo per le cliniche associate (ma comprendendo le altre case di cura, una stima parla di oltre 500 posti di lavoro persi).
Ci sono le riduzioni dei posti letto del vecchio decreto Baraldi per arrivare al 3,56 per mille (cioè anche al di sotto del 3,7 chiesto dal Governo), con una conseguente sforbiciata dei livelli occupazionali negli ospedali. C’è infine il provvedimento più preoccupante, cioè il decreto Balduzzi che lega la sopravvivenza di ospedali e cliniche al numero degli abitanti e che cancella le case di cura con meno di 80 posti letto per acuti. Il che taglia altri posti di lavoro e provoca anche un rischio “desertificazione” della sanità privata: la traduzione del regolamento Balduzzi – se è corretta l’interpretazione dei posti letto per acuti - è che resterebbero aperte solo le case di cura private Villa Serena e Pierangeli.
Sommando tutti questi tagli si arriva ad un totale di cui ancora non si comprende la reale entità. In Regione si stanno preoccupando e non poco del decreto Balduzzi e risulta che ci siano contatti anche con le altre regioni per chiedere al Governo l’interpretazione autentica sul limite degli 80 pl per acuti, ma anche per conoscere il destino delle cliniche monopatologia, come quelle per la riabilitazione, che hanno pochi posti letto. In attesa di questi chiarimenti, il dato certo - ancorché parziale - è il taglio di 260 dipendenti delle case di cura private Aiop. Il tutto a causa dell’applicazione singolare del taglio dello 0,5% voluto dal Governo sui contratti in essere, un taglio che in Abruzzo è diventato del 9,9%, con un’operazione contabile sulla quale ora sono pendenti tre ricorsi al Tar da parte delle case di cura Villa Letizia, Ini e Synergo Spatocco. 

Più che di una moltiplicazione dei pani e dei pesci, il commissario Chiodi ha infatti applicato una sottrazione molto punitiva nei singoli budget: è stata seguita la norma governativa che chiedeva un taglio sui consuntivi 2011, ma non si è tenuto conto che il consuntivo abruzzese era inferiore al budget iniziale perché alcune cliniche non avevano lavorato (ad esempio per il terremoto) o avevano fatturato di meno per altre cause. Infatti il budget 2011 era di 139 mln ed il consuntivo di 126 mln. E così un piccolo taglio su un budget alto è diventato un grosso taglio su un budget più piccolo e la cifra risultante è stata poi rispalmata su tutte le cliniche, provocando un taglio reale del 9,9% e una perdita secca di posti di lavoro.
Eppure la ratio del provvedimento governativo era il risparmio sui contratti in essere, non il licenziamento di medici, infermieri, tecnici ed amministrativi. La notizia dei 260 esuberi è stata comunicata lunedì ai sindacati (Cgil, Cisl e Fials, la Uil era assente) da parte dell’Aiop rappresentata da Concetta Petruzzi e Luigi Pierangeli, mentre le altre cliniche si stanno muovendo in silenzio non rinnovando i contratti in scadenza. Ma la storia non si esaurisce solo sul versante occupazionale privato provocato dalla spending review. Il fatto è che questi licenziamenti potrebbero lievitare con l’aggiunta negli ospedali dei tagli decisi dalla Baraldi (che devono essere completati) e soprattutto per l’arrivo del decreto Balduzzi. Infatti un’interpretazione restrittiva molto temuta del relativo regolamento produrrebbe certo la desertificazione delle cliniche, ma darebbe il colpo di grazia anche agli ospedali pubblici la cui esistenza in vita e la cui qualità dipenderebbero dai bacini di popolazione. E così al rischio occupazionale si sommerebbe anche l’emergenza assistenza: le prestazioni che le cliniche cancellate non potrebbero più assicurare, si riverserebbero sul sistema sanitario pubblico, già in difficoltà. E così di fatto andrebbero ad ingrossare la mobilità passiva verso le regioni più ricche. Un effetto collaterale imprevisto o il delitto perfetto dei tecnici ai quali la politica ha delegato le sue scelte? Chissà. Ma se la sanità abruzzese in crisi va a finanziare sistemi sanitari molto più ricchi (Marche, Emilia, Lombardia) è difficile non pensare ad un disegno strategico da “Robin Hood al contrario”, dove si toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Sebastiano Calella