DIRITTI E ROVESCI

«Dipendenti regionali giocano on line durante le ore di lavoro»

L’informazione è contenuta in una citazione per danni a PrimaDaNoi.it del dirigente Paolo Costanzi

Redazione Pdn

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«Dipendenti regionali giocano on line durante le ore di lavoro»
ABRUZZO. Dipendenti regionali ‘dipendenti’ dai videogiochi. Il preferito è il burraco on line.
Scatta anche la punizione con l’interdizione alla Rete di alcuni siti internet inaccessibili dagli uffici della Regione. La questione ha tenuto banco negli uffici regionali alcuni mesi fa ma non si è saputo quasi nulla. Notizie non meritevoli da far conoscere ai cittadini.
La conferma arriva, però, da una citazione per diffamazione e danni (100.000 euro) che il dirigente del Consiglio regionale Paolo Costanzi ha inviato a PrimaDaNoi.it poichè non ha gradito alcuni articoli che raccontavano del malumore generato da una sua missiva, non precisamente istituzionale, ad una decina di colleghi.
Appena due giorni dopo aver mandato la mail dal suo tablet la stampa dello scritto girava già tra i dipendenti che si sono infuriati credendo di essere offesi con epiteti presi in prestito dalla zoologia.
Anche questa citazione, a firma dell’avvocato Gabriello Vigliotti, merita di essere conosciuta per i suoi contenuti dai quali emergono chiaramente le ragioni che spingono ancora una volta un alto dirigente della Regione a denunciare questo giornale lamentando la violazione della privacy.

LA MAIL PRIVATA E SCHERZOSA

Paolo Costanti «è direttore amministrativo del Consiglio regionale della Regione Abruzzo, funzione dirigenziale apicale, il cui espletamento comporta una continua interazione con dirigenti dei diversi settori».
Lasciamo raccontare all’avvocato Vigliotti come si sono svolti i fatti.
«La vicenda», scrive nella sua citazione l’avvocato, «inizia domenica 24 giugno alle 16:04 quando lo stesso Costanzi nel quadro di un personale modus operandi che da sempre è ispirato ad un rapporto che privilegia ed esalta i rapporti umani, anche in ambito lavorativo, ha inviato una email ad alcuni collaboratori (9) per invitarli ad un'amichevole cena privata che era sentita dal mio cliente anche come un'occasione per fare il punto sull'andamento di ciò che si era realizzato nell'ambito lavorativo ed anche sugli obiettivi da realizzare».
«Si tratta di un'iniziativa strettamente privata», sostiene il difensore del dirigente, «ed i colleghi di ufficio destinata unicamente a creare una piacevole serata con propri collaboratori. Nel messaggio veniva usato un linguaggio particolarmente scherzoso e del tutto goliardicamente e si chiosava su alcuni argomenti lavorativi solo incidentalmente esprimendo considerazioni sul fatto che taluni dipendenti, tra i quali più anziani, senza peraltro mai fare alcun nome, spesso non rendevano secondo aspettative necessità della situazione». E’ in questo contesto che si chiarisce che alcuni dipendenti regionali giocavano al burraco on line durante l’orario di lavoro e che quindi l’espressione utilizzata da Costanzi «fauna che vive all’interno dell’amministrazione» e la citazione di «jene, squali e molluschi» aveva ad oggetto «la terminologia che sarebbe usata nel gioco on line burraco».

LA MAIL E’ DI DOMINIO PUBBLICO DUE GIORNI DOPO

Nella mail si parlava dei compiti che attenevano l’ufficio e considerazioni generali sul lavoro svolto nell’ente, «tra una frase scherzosa e un’altra».
Capita allora che «il 26 giugno alle 16:30 il dirigente della segreteria del presidente del consiglio regionale, Guido D'Urbano, consegnò a Costanzi la stampa cartacea dell'email privata inviata due giorni prima dal proprio indirizzo. In considerazione della inaudita gravità dell'accaduto, dopo un'attenta riflessione, seguita allo sconforto di vedersi violata la propria sfera intima personale veniva sporta dall'istante una formale denuncia il 29 giugno contro ignoti allo scopo di far accertare tramite opportune indagini se vi sia stata violazione dell'account».

17 GIORNI DOPO PRIMADANOI.IT SCRIVE

«In attesa che gli organi di polizia postale si occupassero della vicenda il giorno 13 luglio», scrive sempre Vigliotti nella citazione, «è stato pubblicato sul quotidiano on-line in spregio a qualsiasi principio in materia un articolo che riportava fedelmente ampi stralci della email unitamente ad una serie di circostanze assolutamente false con il solo scopo evidentemente di dare ai contenuti del messaggio riflessi politico-amministrativi e creare un danno d'immagine professionale incalcolabile al prestigio e dalla credibilità dell'odierno esponente che nella sua attività di dirigente pubblico ha sempre goduto di ampia riconosciuta stima».

«LETAME INFORMATIVO E BECERO SCANDALISMO»

Fin qui i fatti. Seguono poi una serie di considerazioni circa «palesi falsità» contenute negli articoli, la «strumentalizzazione ad arte per creare lo scoop» ed una « fiction mediatico-diffamatoria» per giungere poi a parlare di «strumentalizzazione della corrispondenza privata del terzo millennio» ritenuta «intollerabile vergogna offensiva della dignità umana in sé considerata, una forma di gratuita violenza morale che viene inferta gratuitamente senza possibilità di replica e merita di essere debitamente sanzionata».
La parola privacy viene scritta una cinquantina di volte, “diritto di cronaca” nemmeno una forse perché PrimaDaNoi.it nel rendere pubblico un fatto, diretta conseguenza della lettera ormai pubblica, ha fatto solo «becero scandalismo diffamatorio a qualsiasi costo», «letame sintetico informativo», incluse «menzogne create ad arte per creare la notizia gravissima, vergognosa di incresciosa situazione che ha creato incalcolabili ed irreparabili danni al prestigio dell'esponente».
Il punto è allora questo: le conseguenze derivanti dagli articoli. Si sono registrate in quei giorni interventi di sindacalisti, vari abboccamenti, l’irritazione di molti per le notizie diffuse fino ai massimi livelli del Consiglio regionale. Poi però nessuno ha più parlato dei contenuti riportati nella missiva ‘privata’, circa gare di appalto e di concorsi pubblici, di selezioni interne per la mobilità, le considerazioni sui dipendenti che giocavano invece di lavorare.
Per il dirigente Paolo Costanzi ed il suo avvocato erano tutte cose che non si potevano scrivere e non contenti hanno denunciato anche alla procura della Repubblica i responsabili di PrimaDaNoi.it per la diffusione della missiva.

LA CULTURA DELLA DEMOCRAZIA DENTRO LE ISTITUZIONI
Chi vuole può rileggersi quegli articoli e può farsi una idea sui contenuti e le modalità e chiedersi se la lettera diffusa sia effettivamente privata, sveli pruriginosamente segreti familiari del dirigente, se le informazioni contenute nei nostri articoli da censurare sono state utili ed hanno raccontato fatti che sono accaduti realmente dentro una istituzione pubblica.
Di grandissimo interesse pubblico, invece, è lo stato di salute della “cultura della Democrazia” e della Civiltà che si respira nelle istituzioni stesse. Per democrazia spesso si intende l’uso indiscriminato del potere senza controllo e senza disturbi esterni (come la stampa).
Dovrebbe far riflettere il fatto che solo questo giornale nel giro di pochi mesi sia stato denunciato da ben due altissimi dirigenti regionale, Antonio Sorgi e Paolo Costanzi, ed entrambi si lamentano della diffusione di documenti e notizie riservate. Il primo accampa il segreto (di Stato?) l’altro la privacy su una missiva molto particolare che non parla di vita privata ma di questioni dell’ente pubblico. Il risultato è che la giustizia dovrà occuparsi di noi e verificare se noi abbiamo commesso  reati. Gesti del genere hanno però un grosso peso proprio perché arrivano da persone delle istituzioni.
Per questo crediamo che oggi in Abruzzo non vi siano molti sostenitori della Democrazia.
Se si parte dal presupposto che un giornale «si prende la libertà» di raccontare i fatti si capisce che il concetto di diritti e di libertà nasce distorto. Un giornale la libertà non se la prende, gliela dà la Costituzione che vale sempre, non solo quando fa comodo.
Se il potere si vuole amministrare nelle pubbliche amministrazioni senza essere disturbati così come accade quasi sempre si ha una idea di democrazia monca.
Se si vuole essere tutelati nella privacy bisogna che si parli di cose private. Perché francamente a nessuno interessa la vita privata di un dirigente che per quanto autorevole non è al centro dei nostri pensieri né è credibile un nostro impegno «al fine di diffamarlo». Se si vuole parlare di privacy per arginare le proprie responsabilità o per vendicarsi lo si faccia pure se si vuole creare oggettivo nocumento ad un giornale onesto che è diventato il passatempo preferito del potere rurale locale. Poi arriverà un giudizio che -in ogni caso- non sarà senza conseguenze.
Un articolo diffamatorio non si giudica con il grado di soddisfazione della persona citata: un articolo che parla dell'arresto di Pinco Pallino di sicuro non piacerà a Pinco Pallino che può avere tutto il diritto di querelare ma sarà destinato a soccombere. Pinco Pallino non lo sa ma ha una scarsa cultura democratica (oltre che delle norme in vigore) e nell'ottica di una giustizia equa sarà destinato a pagare il nocumento creato ingiustamente.
Sul diritto inviolabile della corrispondenza nessuno contesta e meno male che chi cerca di affossarci dice chiaramente che la cosa era già pubblica, che l’email era stata stampata e nella denuncia penale elenca persino i nomi di chi ne era a conoscenza. Almeno non potremo essere accusati di esserci introdotti furtivamente a casa di Costanzi.
PrimaDaNoi.it ha avuto solo il “difetto” di raccontare tutto quanto 17 giorni dopo quando la privacy era già bella che andata.
Sta di fatto che questa tensione a soffocare e ad opacizzare le informazioni -invece di arieggiare e chiarire- è un danno per tutti.

a.b.

L'AVVOCATO: «IL DIRITTO DI CRONACA E’ CITATO»
L’avvocato Gabriello Vigliotti ci tiene a precisare «per amore di verità» che  la parola “privacy”  
«inglesismo che peraltro detesto (...mi sa di nascondersi....), preferendo il costituzionalistico ed italianissimo "riservatezza", non è proprio citata, a differenza invece del fondamentale diritto di cronaca in merito al quale, a pag. 20 del mio ricorso, per doverosa considerazione, testualmente si legge "...la giurisprudenza tende ad operare un raccordo tra l'art.21 della Costituzione, che sancisce IL DIRITTO DI OPINIONE, DI CRITICA, E DI CRONACA quali estrinsecazioni della libertà di manifestazione del pensiero, rilevando che oltre al rispetto della verità, della pertinenza e dell'interesse sociale, vi è l'ulteriore limite della tutela dei diritti inviolabili dell'individuo garantita dagli artt. 2 e 3 della carta fondamentale quale appunto il diritto alla riservatezza di cui all'art.15....”.  Tanto le preciso per amore di verità, con stima e considerazione per la testata web che dirige, con l'auspicio che possa continuare una proficua e sempre attenta opera d'informazione».