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Riordino Province: Pdl e Lega ritirano pregiudiziale

Di Stefano: «il Governo pronto a modifiche»

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Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

ROMA.  Il Pdl e Lega hanno ritirato la pregiudiziale di costituzionalità che avevano depositato in Commissione Affari Costituzionali al Dl sulle Province.

La decisione è arrivata, come spiega il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri, a seguito di alcune aperture da parte del governo sul provvedimento. Si riservano, però, di riproporla in aula.
La pregiudiziale, visti i numeri in commissione, poteva passare. «Il senatore Tofani - spiega Gasparri - ha presentato una pregiudiziale nell'interesse dei territori. Sono stati chiesti dei chiarimenti al governo e il governo ha fatto una serie di aperture di merito. A questa apertura Tofani e Calderoli hanno risposto ritirando la pregiudiziale e riservandosi di ripresentarla in Aula».
«C'é stata disponibilità - sottolinea il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi - su alcuni punti controversi. Valuteremo tutto, l'importante è che l'impianto non venga toccato».
 Lega e Pdl, spiega Roberto Calderoli, chiedono, tra l'altro, modifiche per quanto riguarda la durata del mandato degli organi elettivi che dovrebbe andare a scadenza naturale e poi un coinvolgimento del territorio nella definizione delle circoscrizioni. «Se non cambia - sottolinea Calderoli - la riproponiamo in Aula».
«Abbiamo tenuto bloccata per tutta la durata della riunione, la commissione Affari Costituzionali del Senato, discutendo sulle motivazioni della nostra Pregiudiziale di incostituzionalità in merito al riordino delle Province, con toni anche aspri, soprattutto con il Presidente della Commissione Vizzini (eletto nel PdL e poi passato nel centro sinistra)», commenta il senatore abruzzese Fabrizio Di Stefano.
«Lo stesso ha dichiarato - aggiunge il Senatore - che con prerogativa che gli concede il regolamento, avrebbe comunque portato avanti la discussione e la valutazione del Decreto, in quanto il voto positivo della Pregiudiziale di incostituzionalità ha valenza vincolante solo se approvata anche dall'Aula».
Secondo Di Stefano, al contrario di quanto spiegato da Gasparri, non c’erano i numeri affinchè passasse: «il capogruppo del Pd - senatore Bianco –ha dichiarato in Commissione che il suo gruppo avrebbe, all'unanimità, votato contro la pregiudiziale del Pdl unitamente al voto contrario delle altre formazioni del centro-sinistra e del presidente. Questo avrebbe comunque fatto sì che il nostro provvedimento non trovasse in quella sede i numeri sufficienti per essere approvato».
«La nostra azione», rivendica però Di Stefano, «è però servita a fa dichiarare al Governo, attraverso il Ministro Patroni Griffi, presente in Commissione, la propria disponibilità a rivedere in alcuni passaggi il Decreto. Abbiamo altresì annunciato la riproposizione dello stesso in Aula, dove l'eventuale voto positivo, avrebbe valenza vincolante per l'iter procedurale. Credo che il Governo abbia avuto contezza, attraverso la nostra azione, che il suo Decreto non avrà percorso agevole.
Sto comunque predisponendo - conclude Di Stefano - tutta una serie di emendamenti con altri colleghi, che sin dall'iter in commissione nelle prossime settimane, potrebbero modificare nel senso da noi voluto questo Decreto».