PROGETTI E MISTERI

Automotive, la Regione va vanti ma i dubbi crescono

La denuncia di Confcommercio di Chieti su alcuni aspetti del mega progetto

Redazione Pdn

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Mozzagrogna, l'area dell'intervento

CHIETI. Il primo problema è che ben 45 milioni di euro vanno a finire in un progetto che suona non facile da comprendere fin nel suo nome: automotive.

Il secondo problema è l’indeterminatezza delle finalità del progetto che parrebbe a molti ancora vago. E poi c’è il fatto che a gestire tutto sia la camera di commercio di Chieti così come individuata da una delibera regionale. Dietro una serie di interessi e l’auspicio di rilanciare il settore delle auto e delle moto della Val di Sangro.
In realtà questa storia potrebbe ricordare tante ostinate incompiute che ancora sono vere e proprie ferite della vita amministrativa e sociale dell’Abruzzo.
Dopo le proteste delle scorse settimana la Confcommercio per mano di Angelo Allegrino ha inviato una lettera al presidente Gianni Chiodi, agli assessori, ai capigruppo consiliari per illustrare quelle che sono le perplessità di una idea progettuale che forse dovrebbe esser chiarita e sviscerata meglio nei suoi passaggi tecnici ma anche nei presupposti e nelle finalità.

Il progetto che è stato presentato agli imprenditori, si prefigge di promuovere lo sviluppo nel settore automotive abruzzese, con costi a carico della Regione Abruzzo, e quindi di noi contribuenti, con un primo finanziamento pari a 45 milioni da coprire per l'85% con fondi FAS.
Lo scorso 30.10.2012, il Consiglio della Camera di Commercio di Chieti, con 3 voti contrari, quelli dei rappresentanti di questa Confcommercio, ha, tra l'altro, deliberato di stanziare 3 milioni di euro in tre anni al fine di sostenere il Campus dell'Automotive.
«Da questa esposizione sintetica dei fatti», scrive Allegrino, «emerge che due enti pubblici , la Regione Abruzzo e la Camera di Commercio di Chieti, si propongono di impegnare, milioni di euro, concentrando, buona parte delle esigue risorse pubbliche a disposizione per una sola tipologia di investimenti (industriale – automotive), si importante, ma non l'unica a cui gli Enti pubblici dovrebbero indirizzare i propri interventi. In questo momento di profonda crisi economica non ci si può più permettere di sbagliare e i progetti debbono essere chiari, comprensibili e portati avanti dagli Amministratori Pubblici come un buon padre di famiglia, valutando costi e benefici».
Tale massiccio investimento sul Campus dell'Automotive, oltretutto, secondo la Confcommercio, è anche stato programmato fuori tempo massimo, un discorso del genere poteva reggere sino a 5 anni fa quando il settore andava ancora bene, ma oggi non ha senso vista la crisi globale. E fra 10 quando le opere saranno finite (se tutto va bene)?
«Il nostro territorio, ha esigenze diverse», spiega il responsabile del sindacato, «deve essere adeguatamente sostenuto nella sua totalità, senza dimenticare gli altri settori (commercio, agricoltura, artigianato e turismo). Si intravede all'orizzonte una sorta di monopolio dell'industria che non può andare bene nella Regione dei Parchi, conosciuta nel mondo per il mare, l'arte, la cultura, l'enogastronomia».

Meglio allora secondo Concommercio se le risorse siano mirate su obiettivi di tutt'altra natura, si pensi ad esempio a valorizzare i porti di Ortona e di Vasto, così facendo ne trarrebbero immediato beneficio le medesime industrie della zona.
«E' necessaria la revoca della delibera in oggetto perchè non sono determinabili e non si conoscono le finalità del progetto e, soprattutto, non si conoscono i costi, pur esorbitanti, del medesimo», consiglia e forse impone Allegrino, «circa l'indeterminatezza delle finalità, si evidenzia che il progetto manca delle adesioni formali da parte delle aziende che dovrebbero trarre beneficio dall'investimento, soprattutto Sevel e NSG Pilkington, ciò alla luce delle note attuali difficoltà del mercato dell'auto e delle strategie studiate per farvi fronte. Nemmeno è dato sapere che cosa vuole fare la Fiat di questo progetto. Non conosciamo quali sono i vantaggi, le ricadute economiche, le ricadute occupazionali e non sappiamo nemmeno chi gestirà il campus. Circa l'indeterminatezza di costi, apprendiamo, sempre dagli organi di stampa, che è previsto un primo stralcio di spesa di 45 milioni di euro da finanziare con fondi FAS per circa 38 milioni di euro. Nulla si dice sul costo complessivo del progetto, atteso che i 45 sono soltanto il finanziamento iniziale».
Manca poi un chiaro piano di gestione finanziaria, l'assenza di uno studio relativo ai costi previsti ed ai ricavi stimati ingenererebbe dubbi riguardo le finalità vantate e fa soprattutto temere sulle possibilità di ritorni in termini di sviluppo ed occupazione.
Dieci anni fa la Regione ha speso soldi per un parco tecnologico che è fallito perchè non si erano stabilite, a monte, le finalità. Non si era instaurato un rapporto con le università, per esempio, e le aziende private sono rimaste ai margini del progetto.
Ne è nata una inchiesta penale che ha svelato ben altri interessi di base.