L'ATTESA

Abruzzo Sanità, fondi sbloccati se oggi il tavolo di monitoraggio va bene

La Regione decide dove salvare i 12 ospedali previsti dal ministero

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Abruzzo Sanità, fondi sbloccati se oggi il tavolo di monitoraggio va bene
ABRUZZO. Per l’Abruzzo c’è solo un risultato molto atteso dall’esame di oggi al tavolo di monitoraggio romano sulla sanità.

Si tratta dello sblocco di un consistente gruzzolo di milioni di euro che darebbero nuova linfa all’asfittica economia regionale. Dunque comunque vada sarà un successo, se Roma sbloccherà i soldi. Sarà però un breve sollievo per Chiodi & c. chiamati ad un ulteriore sforzo di razionalizzazione del sistema ospedaliero regionale. Dopo le polemiche sull’applicazione del Programma operativo, portato avanti a colpi di accetta e di tagli lineari, sull’Abruzzo – e non solo – si è abbattuto il progetto del ministro Balduzzi che lega la presenza degli ospedali al bacino di popolazione servita: più abitanti, più ospedali ed anche più attrezzati.
Il che significa anche: meno popolazione, minore tutela del diritto all’assistenza. Secondo calcoli ancora sommari, ma molto vicini alla realtà, in Abruzzo ci dovrebbero essere otto ospedali di base (il bacino di riferimento ha una popolazione  tra 80 e 150 mila abitanti), quattro di 1° livello (da 150 a 300 mila abitanti), e forse uno di 2° livello, però a rischio cancellazione se dovessero essere previste alcune specialità (esempio: grandi ustioni) che hanno un bacino di utenza da due milioni, cioè una volta e mezzo l’Abruzzo. In realtà un pretesto per non realizzare questo tipo di ospedale è la lotta che si scatenerebbe tra Chieti e Pescara, visto che questa struttura di eccellenza dovrebbe essere allocata in un “grosso” presidio già esistente (l’ospedale più grande è quello di Pescara) o in un’azienda ospedaliera (che non c’è) o in un ospedale clinicizzato. 

Ma tutti sanno che le università di Chieti e dell’Aquila hanno perso il treno dell’azienda autonoma in occasione del decreto sul terremoto che ne ha cancellato la creazione, come aveva previsto il Piano sanitario vigente. Sul versante dell’ospedalità privata, per il momento potrebbero saltare tre cliniche che non raggiungono gli 80 posti letto minimi previsti. Ma gli addetti ai lavori temono anche che questo del ministro Balduzzi sia un provvedimento “matrioska”, che cioè contiene sorprese al momento non ben visibili. Come il ruolo che ricoprirebbero le cliniche superstiti, che per alcuni potrebbero sostituire gli ospedali di base e che per altri potrebbero invece essere chiamate – come sempre – a svolgere un ruolo complementare e non sostitutivo rispetto alla sanità pubblica. 

Si tratta infatti di erogare prestazioni in quelle specialità che gli ospedali non hanno o che sono troppo richieste e quindi necessitano di un supporto esterno. L’Aiop, l’associazione dell’ospedalità privata, ha protestato a livello nazionale, mentre in Abruzzo tace e dopo il cambio di presidenza non riesce più ad esprimere una linea di difesa e di presenza nel dibattito sulla sanità. Dunque secondo lo schema Balduzzi già noto, in Abruzzo dovrebbero sopravvivere quattro ospedali di 1° livello (L’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti), più altri otto di base, cioè due per provincia. Come si vede, restando Pescara ospedale di 1° livello, sarà difficile crearne un altro di 2°, anche per non creare – come detto - ulteriori screzi campanilistici con Chieti che perderebbe già la provincia. Gli ospedali di base avranno un Pronto Soccorso ed un numero limitato di specialità. I presìdi di 1° livello sono invece anche sede di Dea (dipartimento di emergenza ed accettazione) di 1° livello e sono dotati di un buon numero di specialità con servizio medico di guardia attiva. Inoltre debbono avere disponibili h 24 i servizi di radiologia con Tac ed ecografia, laboratorio e servizio trasfusionale. Le strutture di 2° livello avranno un Dea di 2° livello e reparti in grado di affrontare discipline e patologie più complesse. Ma forse in Abruzzo non ci saranno, anche perché con 1,3  mln di abitanti 12 ospedali forse già sono troppi.

Sebastiano Calella