SANITA'

Nuova sanità, si risparmia sulle ambulanze: saranno 5 in Abruzzo

Secondo l’Agenzia sanitaria ci sono 562 mila accessi/anno al Pronto soccorso

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Nuova sanità, si risparmia sulle ambulanze: saranno 5 in Abruzzo

ABRUZZO. Il regolamento Balduzzi che riorganizza l’assistenza ospedaliera anche in Abruzzo dedica ampio spazio alla rete dell’emergenza urgenza.

Ed usa anche qui il criterio di fondo che ispira tutto il documento è cioè il rapporto tra il numero degli abitanti di un bacino di utenza e la qualità dell’assistenza ospedaliera. Più il bacino è grande, maggiori saranno le attrezzature sanitarie a disposizione dell’ospedale e quindi maggiore sarà il livello delle cure anche al Pronto soccorso. Il tutto avendo di mira la medicina di eccellenza che non ci può essere se non c’è una casistica adeguata, cioè un numero di interventi superiore a certe soglie.
Di qui, ad esempio, la scelta di cancellare un reparto di cardiologia se non cura almeno 100 casi di infarto ogni anno. Il che si giustifica, secondo questa visione, proprio per assicurare al paziente di essere trattato da personale “allenato” e  quindi professionalmente più adeguato. Il che sembrerebbe una scelta contraddittoria e poco sicura per i 99 infartuati che non trovando assistenza in loco, saranno costretti a raggiungere ospedali più lontani con l’infarto in atto. Ma, si legge nel regolamento, questi casi servono proprio per giustificare un’altra scelta, cioè la creazione di reti assistenziali dedicate e diffuse sul territorio proprio per fronteggiare queste emergenze.
 Quindi ci sarà una rete per l’ictus, una per l’infarto, un’altra per i traumi e così via, ma soprattutto ci sarà una rete per l’emergenza-urgenza, cioè il 118 ed i Pronto soccorso, in grado di rispondere tempestivamente alle richieste urgenti di intervento. La novità introdotta per questo servizio è che ci sarà una sola centrale operativa per tutto l’Abruzzo (al massimo due), visto che il bacino di popolazione indicato è “orientativamente” tra 600 mila abitanti e 1,2 milioni ed oltre. Quanto alle ambulanze, ce ne sarà una “avanzata” ogni 60 mila abitanti per un territorio non superiore a 350 kmq.

LE AMBULANZE SUL TERRITORIO
Per capirci, Chieti, L’Aquila e Teramo saranno “coperte” da una sola ambulanza per ciascuna città, Pescara ne avrà due.
Una sola ambulanza, massimo due per tutta la Marsica, così per le zone interne del Chietino e del Teramano, con qualche altro automezzo di soccorso sulla costa da Vasto a Giulianova ed oltre. Però ci sono l’elicottero diurno, che deve effettuare almeno 600 interventi/anno, e quello notturno che deve in media intervenire 550 volte. Altrimenti il servizio salta. Però sul territorio sono previsti i Ppi (punti di primo intervento) h 12 o h 24, con accessi fino a 6000/anno, altrimenti saranno trattati dal Dea, dipartimento di emergenza e accettazione dislocato negli ospedali di primo livello. Il Pronto soccorso servirà una popolazione tra 80 mila e 150.000 abitanti, in pratica ce ne saranno due nelle province di Pescara, Teramo e L’Aquila e tre forse a Chieti, mentre il Dea di 2° livello sarà uno solo per tutto l’Abruzzo (al massimo due), visto che il bacino di utenza è tra 600 mila e 1,2 milioni di abitanti.

PERPLESSITA’ DEGLI ADDETTI AI LAVORI
Fin qui il documento che ha già sollevato qualche perplessità tra gli addetti ai lavori, sia perché non esiste solo la medicina di eccellenza, ma anche quella “mediana” che è forse la più richiesta, sia perché tutto il nuovo regolamento ha un primo step che è quello dell’individuazione del fabbisogno. Cosa che alla Regione si sta già facendo da tempo e che ha già prodotto, per restare proprio nell’emergenza-urgenza, un report dell’Agenzia sanitaria regionale che fotografa l’esistente. Inoltre in questi giorni – prima delle novità del ministro Balduzzi – ci sono state riunioni con tutti gli operatori del 118 e del Pronto soccorso proprio per abbozzare il famoso fabbisogno di cui si parla.
Quanto al report, che è una miniera di notizie, guardando il Pronto soccorso dal punto di vista di un tecnico, il primo problema che si pone è se può essere tenuto in vita un Pronto soccorso che non vede quasi mai un codice rosso.
 Il secondo problema è che ruolo dare a quelle strutture che lavorano quasi esclusivamente sui codici gialli, verdi o bianchi. Trasformarli in poliambulatori per sopperire alle falle della medicina di base? E dove allocare le altre strutture? Si tratta cioè di predisporre in zone strategiche un Pronto soccorso per intervenire sugli incidenti stradali o su quelli di lavoro oppure per assistere le patologie gravi ed improvvise che richiedono macchinari e professionalità di prim’ordine, come per esempio gli infarti, gli ictus, le emorragie interne, le fratture o le coliche renali.
 Come si vede la creazione di una rete regionale efficiente ed a prova di critiche non è facile, visto che gli infarti o l’ictus possono verificarsi in riva al mare o sulla cima della montagna, ma l’assistenza sanitaria d’emergenza dev’essere assicurata a tutti.

TANTI NUMERI, POCHE RASSICURAZIONI
Oggi il quadro regionale della rete esistente di emergenza-urgenza, fotografato dall’Agenzia sanitaria regionale, vede 19 strutture per un totale di 562 mila accessi l’anno, quasi la metà dell’intera popolazione abruzzese. Il pronto soccorso più gettonato è quello di Pescara con 97 mila accessi: seguono Chieti (67 mila), Avezzano (48 mila), Teramo (45 mila), L’Aquila (45 mila) e Lanciano (40 mila). In coda: Guardiagrele (8.500 acessi) Tagliacozzo (7.198) e Pescina (7.029). Altrettanto interessanti i dati degli accessi/anno per medico: 6.469 a Pescara, 3.720 a Chieti, 3.716 all’Aquila, fino ai 2.014 di Atessa, 1.413 di Guardiagrele e 1.200 di Tagliacozzo.
Quello che però sorprende è il numero/anno dei codici rossi e gialli assistiti, cioè proprio i pazienti da Pronto soccorso. Come noto, il codice rosso indica un malato molto critico, in pericolo di vita, con priorità massima e accesso immediato alle cure. Quello giallo indica che si è di fronte ad un malato mediamente critico, con presenza però di rischio di evoluzione e possibile pericolo di vita. Gli altri due codici (verde e bianco) indicano pazienti per i quali le prestazioni sono differibili e non urgenti. Ebbene, in media a Pescara un medico vede 95 codici rossi e 2.165 gialli (su 6.469 accessi), a Chieti ci sono 89 rossi e 1.633 gialli (su 3.720 pazienti), fino ai 3 codici rossi di Popoli e 181 gialli (su 2.055 accessi) e ai 4 rossi e 147 gialli di Guardiagrele (su 1.413 prestazioni). In pratica, guardando le percentuali, il 58% degli interventi registrati nei diversi Pronto soccorso è in codice verde, quindi non urgente. Il 12% è formato dai codici bianchi, il 29% è rappresentato dai codici gialli e solo l’1% dai codici rossi. Come dire che la vera urgenza registrata è del 30% sul totale. Se i numeri sono questi, il pericolo è che la nuova rete sia molto riduttiva rispetto alle attuali sedi di Pronto soccorso. Oppure il pericolo è che sarà chiamato Pronto soccorso un Ppi, un punto di prima assistenza che alle spalle non ha un ospedale e forse nemmeno attrezzature idonee.

Sebastiano Calella

RILEVAZIONE PRONTO SOCCORSO IN ABRUZZO 2011