Petrolio in mare, l’Abruzzo dice no: «non faremo come il Golfo del Messico»

Conferenza internazionale delle regioni a Venezia

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Petrolio in mare, l’Abruzzo dice no: «non faremo come il Golfo del Messico»

Le concessioni a mare

VENEZIA. Un no chiaro e netto che lascia pochi dubbi.

Per motivi di salute il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, questa mattina non ha potuto partecipare alla "Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche, per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare", in programma a Venezia.
Pagano ha comunque inviato la sua relazione, che è stata letta nel corso dell’incontro e acquisita agli atti che saranno trasmessi ai Ministeri competenti.
«Questa conferenza – sottolinea il presidente – che vede riuniti i rappresentanti delle Regioni italiane che si affacciano sul Mare Adriatico e degli Stati della penisola balcanica, ha un grande significato politico, perché ci vede tutti concordi su un unico obiettivo: fermare il rilascio di nuove autorizzazioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Una richiesta che il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha formalizzato fin dal 2010, prima Regione in Italia, approvando un progetto di legge alle Camere – trasmesso successivamente al Parlamento».
Per Pagano oggi però è arrivato il momento di prendere una posizione netta contro gli insediamenti in mare, perché il rischio per l’ambiente è troppo alto.

«BACINO CHIUSO COME GOLFO DEL MESSICO»
«L’Adriatico è un bacino chiuso, con una larghezza massima tra la sponda orientale e quella occidentale che non raggiunge i 150 chilometri (poco più di 80 miglia marine) – scrive – con tratti di costa unici e una fortissima antropizzazione, soprattutto sul versante italiano. Viene da chiedersi quali sarebbero potute essere le conseguenze se, un incidente come quello avvenuto nel giugno 2010 nel Golfo del Messico, fosse accaduto in Adriatico».

I DATI DISCORDANTI
«Va poi sottolineato l’aspetto riguardante la certezza dei dati relativi alle risorse disponibili – prosegue il presidente – su cui c’è grande discordanza».
Lo scorso aprile, il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ha affermato che in Italia esistono ingenti riserve di gas e petrolio, in grado di coprire il 20 per cento del fabbisogno nazionale (pari a 72 milioni di tonnellate annue), oggi assicurato solo per il 10 per cento dagli impianti attualmente in funzione. Nel Rapporto Annuale 2012, la Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche dello stesso Ministero, ha però calcolato che ai consumi attuali, le scorte petrolifere in mare classificate come certe (che si attestano a 10,3 milioni di tonnellate), sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale per appena 7 settimane, che salgono a 13 mesi se aggiungiamo al conteggio anche i giacimenti a terra, che si concentrano in gran parte in Basilicata. «Cifre che impongono specifici chiarimenti da parte dal Ministero», chiedi Pagano, «in quanto i progetti di nuovi pozzi insistono in contesti dove le attività economiche, come il turismo, la pesca e l’agricoltura, costituiscono elementi forti di valenza e sviluppo territoriale, che producono consistenti quote del Pil italiano».

LA REALTA’ ABRUZZESE
Di fronte alle coste abruzzesi, per fare un esempio, sono attive 3 piattaforme per complessivi 29 pozzi (in tutta Italia ci sono 9 piattaforme e 68 pozzi) che nel 2011 hanno prodotto appena 200mila tonnellate di petrolio, pari al 32 per cento della produzione totale nazionale. «Appena 200mila tonnellate», sottolinea Pagano, «su un fabbisogno nazionale di 72 milioni di tonnellate».
Ma il presidente torna a insistere sulla necessità di un quadro economico e normativo certo.
«Solo a quel punto – rimarca – si potrà aprire un serio dibattito su questi progetti, valutando attentamente costi, benefici e criticità. Su questo sono convinto che il Governo nazionale debba fare un passo indietro e rivedere numerosi aspetti di quella che dovrebbe essere la governance del settore estrattivo, con particolare attenzione al ruolo degli enti locali, Regioni in primis, che non devono essere visti solo come degli ostacoli, ma invece come risorse su cui contare per predisporre una programmazione più puntuale e attenta, in grado di incidere realmente sulle prospettive di crescita del nostro Paese in un’ottica sostenibile, che non lasci alle future generazioni il compito di porre riparo a eventuali errori commessi oggi».

ACERBO:«FATTO POLITICO IMPORTANTE. LA RISPOSTA DEL GOVERNO E’ UNA PRESA IN GIRO»
«E' un fatto politico importante che le Regioni abbiano ribadito oggi a Venezia la richiesta del divieto di trivellazioni petrolifere nel mare Adriatico».
Lo ha detto il consigliere di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, «le ragioni espresse sono quelle che da anni insieme a comitati e associazioni abbiamo imposto all'attenzione delle istituzioni con la mobilitazione sui territori. E' evidente che le risposte fornite dal governo a Venezia sono una presa in giro. La scelta della petrolizzazione dell'Adriatico e della penisola è uno degli assi della politica energetica del ministro Passera.  Le ricette proposte a Venezia dal Ministero dell'Ambiente sono risibili e d'altronde non poteva essere altrimenti vista l'assenza di una rappresentanza politica del governo. Una cosa deve essere chiara: i partiti che sostengono il governo non usino il ministro Passera come paravento per nascondere le proprie responsabilità.
Il "decreto sviluppo" è stato approvato dal parlamento e con la stessa celerità il parlamento può approvare le proposte di legge delle regioni per lo stop alle trivellazioni in Adriatico.
La posizione di Bersani, Casini, Alfano ecc. è quella di Passera? E' bene che i cittadini lo sappiano prima delle elezioni».