LA RELAZIONE

Danno erariale, «dalla Provincia L’Aquila 641 mila euro a Di Pangrazio non dovuti»

La relazione della Ragioneria generale dello stato

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Giovanni Di Pangrazio

Giovanni Di Pangrazio

ANTEPRIMA. L’AQUILA. «Solo fango», «azione mirata per screditarmi», «un normale controllo  durante il quale non è venuto fuori assolutamente nulla. Non si capisce che è stato tutto montato?»
Così aveva detto a PrimaDaNoi.it il sindaco Giovanni Di Pangrazio interpellato all’indomani dell’arrivo delle lettere anonime che bene potevano essere una montatura politica per screditare il neo eletto primo cittadino. PrimaDaNoi.it allora ha voluto vederci chiaro ed ha letto quelle carte per verificare quanto detto dal sindaco e sono emerse sorprese.Per cominciare «numerose irregolarità» e un danno prodotto all’erario provinciale per oltre 600 mila euro solo per il ‘caso’ Di Pangrazio. E’ questa la stima che salta fuori dalla relazione sulla verifica amministrativa contabile della Ragioneria di Stato a seguito di una ispezione eseguita dal 13 marzo al 30 aprile 2008.

Quaranta giorni di lavoro riassunti in un documento di oltre 300 pagine che porta la firma del dirigente Massimiliano Bardani. Sotto accusa il comportamento dell’Ente provinciale che avrebbe permesso la spesa di oltre 1,4 milioni di euro per consulenze esterne e incarichi. Oltre 50 le pagine dedicate al ‘caso’ che coinvolge l’attuale sindaco di Avezzano a causa dell’«anomalo» cumulo di due incarichi distinti (direttore generale e dirigente del settore ragioneria) in capo alla stessa persona, ovvero Giuseppe Di Pangrazio, nel recente passato direttore generale della Provincia. Lo è stato per cinque anni con il presidente Palmiero Susi (centrodestra) e per altri cinque con Stefania Pezzopane (centrosinistra).

Di questo documento si è parlato molto in città dopo l’elezione del primo cittadino che ha presentato anche una denuncia alla procura dopo, ha raccontato, aver ricevuto alcune lettere anonime contenenti «fatti inventati per gettarmi fango addosso». Il documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze che nel 2008 ha passato in rassegna il comportamento della Provincia de L’Aquila boccia decisioni e comportamenti denunciando vari profili di illegittimità.

641 MILA EURO DI COMPENSI NON DOVUTI»

Nella relazione si parla di erogazione «indebita», fonte del danno erariale per le casse della Provincia aquilana: una serie di compensi «non dovuti» ricevuti dall’allora direttore generale Di Pangrazio, ricostruiti voce per voce dalle cedole dello stipendio. Illegittimi, dunque, dicono gli ispettori, i 134.616 euro di maggiorazioni unilaterali della retribuzione del direttore generale, così come i 12.159 euro di rivalutazione monetaria, 312.298 euro di indennità aggiuntive, 13.836 euro di compensi per gli incarichi ad interim, i 45.020 euro di indennità di risultato per i servizi extra settori, 29.823 euro di compensi legali per nucleo di valutazione, 62.141 euro di rimborsi spese, 22.500 euro per il progetto In.Te.M.A, 5.247 euro per compenso concorsi.

Il tutto ammonta a 641.256 euro.

Secondo la ricostruzione che si legge negli atti Di Pangrazio, ragioniere capo della Provincia de L’Aquila, è stato posto in aspettativa e ha ricevuto lo stesso incarico («con un contratto di diritto privato») di ragioniere capo, aggiungendo l’incarico di direttore generale. «Si può ritenere ammissibile», recita la relazione, «che un dirigente venga collocato in aspettativa per ricevere l’incarico di direttore generale, abbandonando il posto dirigenziale. E’ invece illegittimo che un dirigente di ruolo sia collocato in aspettativa e riceva lo stesso incarico dirigenziale stipulando un contratto più conveniente sotto vari profili».

COMPENSI SPETTANTI E COMPENSI EROGATI

L’ispettorato generale della Finanza sostiene che sia stato violato il principio di onnicomprensività del dirigente pubblico e che le relative indennità siano da ritenersi dunque indebite e siano state violati anche «i principi che regolano l’affidamento degli incarichi dirigenziali, con la conseguente elusione delle regole che presiedono alla determinazione dei compensi dirigenziali». Ma vengono avanzati dubbi anche sulla regolarità di rimborso per le spese di vitto e alloggio che la Provincia ha sostenuto.

Infatti con la nomina di direttore generale a Di Pangrazio, che non vive nel capoluogo, sono state rimborsate le spese da lui sostenute per ogni giorno in cui ha prestato servizio presso la sede aquilana della Provincia «come se fosse in missione fuori sede». Nella relazione si sottolinea, inoltre, che «non vi era alcun tetto alla spesa giornaliera per vitto e alloggio» e il rimborso è avvenuto dietro semplice presentazione della fattura del ristorante o dell’albergo. Così la Provincia de L’Aquila ha versato come rimborso spese dal 2003 al 2007 un totale 62 mila euro.

Per l’alloggio la spesa è stata più o meno costante: 7.516 euro nel 2003, 7.413 euro nel 2004, 6.806 euro nel 2005, 6.960 nel 2006, 6.960 nel 2007.

Per il vitto, invece, c’è stata meno linearità e si sono registrati: 5.450 euro nel 2003, 2.013 euro nel 2004, 3.907 nel 2005, 8.685 euro nel 2006 e 6.430 euro nel 2007.

«La natura privatistica del contratto di lavoro di Di Pangrazio», si legge ancora nella relazione, «non può giustificare l’inserimento di qualsivoglia clausola che determini una spesa per l’erario». In più si sottolinea la violazione del principio di economicità dell’azione amministrativa per non aver stabilito un tetto massimo.

Inoltre si rileva che nella delibera di giunta (la numero 448/99) che stabiliva i criteri di nomina del direttore generale non c’era la possibilità di inserire tale clausola.

Alessandra Lotti