DISORDINE SUL RIORDINO

Tagli Province, l’Upi: «adesso stacchiamo i riscaldamenti nelle scuole»

Di Giuseppantonio eletto vice presidente

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Tagli Province, l’Upi: «adesso stacchiamo i riscaldamenti nelle scuole»

Enrico Di Giuseppantonio

ABRUZZO. Braccio di ferro tra Province e Governo.

Situazione più tesa che mai dopo il riordino annunciato e i tagli che ammontano a 500 milioni di euro. L’Upi si fa portabandiera della ‘rivolta’ e proprio oggi a Roma il presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, è stato nominato vice presidente nazionale dell’Unione Province Italiane su proposta del Presidente nazionale Antonio Saitta, nel corso dell’assemblea alla quale hanno preso parte Presidenti e amministratori delle Province.
«Questa nomina, che mi gratifica molto sul piano personale, arriva in un momento difficile e complesso per le Province, soprattutto per il loro futuro così come previsto nel piano di riordino varato dal Governo – ha detto Di Giuseppantonio. Nell’assumere il nuovo incarico metterò in campo l’esperienza che ho maturato fino ad oggi alla guida degli Enti locali e nella vita associativa all’interno dell’Anci e dell’Upi».
Sul piano operativo, ha detto il presidente, «le Province non possono continuare a fare i conti con i continui e pesantissimi tagli imposti dal Governo: ci sono emergenze da affrontare legate soprattutto alla viabilità e all’edilizia scolastica, che sono prioritarie rispetto a qualsiasi ipotesi di riordino».

LA RIVOLTA DEI TERMOSIFONI
E proprio per protestare contro i tagli di 500 milioni alla Province l’Upi sta pensando alla chiusura dei riscaldamenti nelle scuole che dunque porterebbe come conseguenza l'estensione delle vacanze per gli studenti. La proposta l’ha annunciata il presidente Antonio Saitta che ha confermato anche che saranno presentati ricorsi al Tar contro i tagli previsti dalla Legge di stabilità.
In tema di riordino delle Province, il governo «giudica sulla base delle attuali norme e non di quelle che verranno» ha spiegato Saitta, aggiungendo che «da parte delle Province non si vuole muovere nessun attacco nei confronti della Consulta». Ma il rischio «é che ci venga data ragione dopo, quando noi non ci saremo più». Secondo Saitta è venuto il momento di «chiudere questa fase di confusione, in cui il governo si sta mettendo la Costituzione sotto i piedi. Non è possibile - ha concluso - che qualcuno abbia sempre ragione e il Parlamento sempre torto».