COLPO DI SCENA

Atr Colonnella a rischio. I lavoratori: «tolta l’azienda ai proprietari»

La proprietà non avrebbe versato l’intera somma per l’acquisizione dell’attività

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ATR PRESIDIO COLONNELLA

Il presidio di stanotte (Foto: Ivano Di Benedetto)

COLONNELLA. Nuova crisi, nuovo colpo di scena nella vicenda che riguarda l'Atr di Colonnella. Una vicenda che pareva conclusasi dopo tanti sforzi positivamente e che invece ora riscoppia.

Rischia seriamente di chiudere i battenti (ancora) il gruppo industriale lasciando in mezzo ad una strada 83 lavoratori.
Problemi seri -pare di capire dal racconto dei lavoratori- poichè la nuova proprietà non ha versato l’intera cifra per l’acquisizione dell’azienda ed il commissario straordinario che ha gestito l’amministrazione straordinaria del gruppo industriale, ha di conseguenza revocato l’affidamento dell’azienda. Si ritorna dunque al punto di partenza: nessun nuovo imprenditore, nessun nuovo piano industriale, nuova ricerca e nubi all'orizzonte.
La scorsa notte alcuni operai hanno protestato davanti allo stabilimento per manifestare tutta la loro rabbia. «Ad oggi lavorano nell'azienda 83 operai», hanno detto i lavoratori, «mentre diverse centinaia sono in cassa integrazione (un tempo l'Ats contava oltre 1.000 dipendenti). Agli operai riassunti fu chiesto di licenziarsi per essere poi riassunti nella nuova società, poiché quest'ultima aveva garantito almeno due anni di produzione ai sindacati e al Ministero».
L’Atr, da tempo in crisi, è stata rilevata lo scorso dicembre da Primo Massi in società con l’imprenditore Valter Proietti. I due si erano impegnati ad un piano di rilancio ed avevano versato i primi 900.000 euro, cui sarebbe seguito a metà ottobre, il pagamento dei restanti 4 milioni di euro per l’acquisto degli stabilimenti di Colonnella.
Il versamento però non c’è stato. Voci parlavano di attriti tra i due soci e dell’ipotesi di rilevamento da parte di Proietti delle quote di Massi.
Oggi la situazione è questa: ci sono più di 500 dipendenti in cassa integrazione straordinaria ma il problema più grande riguarda gli 83 dipendenti che hanno solo 8 mesi di attività, e quindi in caso di fallimento rischierebbero di non accedere nemmeno agli ammortizzatori sociali perchè non hanno maturato i 12 mesi necessari per godere della cassa integrazione.

Intanto le Segreterie di Fiom Fim Uilm ritengono «gravissimo l’atto di revoca in assenza di qualsiasi riferimento sulla percorribilità di soluzioni alternative in grado di assicurare la continuità del piano industriale dell’Atr Group Srl».
I sindacati avevano richiesto nel corso dell’incontro con il Commissario Straordinario del 16 ottobre scorso una esplorazione di tutte le soluzioni funzionali ad un nuovo assetto societario dell’ATR Group Srl, in grado di assicurare la continuità del piano industriale; la convocazione del tavolo di crisi presso il Mise per eventuali soluzioni alternative in grado di scongiurare la messa in liquidazione degli assets industriali.
Sarà dunque sciopero  e presidio ad oltranza.


Qualche tempo fa, a settembre, l’assemblea dei lavoratori si è riunita e ha votato un pacchetto di 10 ore di sciopero, di cui due da attuare, alla fine di ogni turno.
La decisione è stata presa per il mancato pagamento degli stipendi versati ai lavoratori.