SANITA'

Abruzzo. Nuovi ospedali: meno ricoveri e degenze più corte

Per il Piano ospedaliero Balduzzi la produttività sanitaria abruzzese deve migliorare

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Abruzzo. Nuovi ospedali: meno ricoveri e degenze più corte

ABRUZZO. «Questo è il nuovo Piano dell’assistenza ospedaliera, avete sei mesi di tempo per adeguarvi».
Il piglio decisionista del nuovo regolamento Balduzzi, che applica la spending review e che è appena stato reso noto, non lascia molto spazio a trattative, ammorbidimenti o adeguamenti né all’Abruzzo né ad altre regioni. La nuova griglia dell’assistenza ospedaliera prevede infatti solo ospedali più o meno attrezzati secondo l’ampiezza del bacino di utenza, senza nessuna differenza tra zone urbane popolose o territori spopolati come le montagne: il criterio adottato è che ti puoi curare meglio solo dove ci sono molti abitanti. I tipi di ospedale previsti sono infatti tre: l’ospedale di base (80-150 mila abitanti), quello di 1° livello (150-300 mila) e quello di 2° livello (dai 600 mila al milione e 200 abitanti).
Gli altri punti irrinunciabili della nuova organizzazione sono i posti letto al 3,7 per mille (soglia già presente in Regione), il tasso di ospedalizzazione al 160 per mille (in Abruzzo il tasso è del 180, ma dipende dal fatto che qui molti Day Hospital sono compresi come drg ospedalieri, mentre altrove sono passati ad ambulatoriali) e il 90% di tasso di occupazione dei posti letto. Inoltre la degenza non dovrà superare i 7 giorni e comunque non potrà andare oltre le degenze dei reparti di riferimento nazionali, come si legge nei documenti dell’Agenas (l’agenzia sanitaria nazionale) ed in particolare nel progetto Esiti. In realtà il nuovo Piano, al di la di queste indicazioni più o meno rigide, sembra innovare soprattutto su altri aspetti: viene indicata una soglia minima di prestazioni per giustificare la presenza di un reparto, diviene più stringente la nozione dell’appropriatezza dei ricoveri, fa testo la percentuale nazionale delle prestazioni: ad esempio, se nei reparti migliori un femore fratturato viene operato entro 48 h, anche in Abruzzo deve essere così.
Lo stesso vale naturalmente per tutte le altre prestazioni, dall’infarto all’ictus all’intervento sulla colecisti. Stringenti sono anche le altre prescrizioni: il personale amministrativo non potrà superare il 7% degli addetti, tutti i processi dovranno essere informatizzati, sopravviveranno solo le Cliniche private che hanno più di 80 posti letto.
Insomma una proposta complessiva che attende l’accordo della Conferenza Stato-Regioni, ma che sembra comunque intenzionata ad andare avanti sull’onda della moda attuale che assegna ai tecnici un ruolo decisionale che forse non dovrebbero avere. Tra l’altro uno dei punti qualificanti di tutta l’organizzazione che viene presentata come nuova è la creazione di reti ospedaliere che sono a supporto dell’assistenza: la rete per l’ictus, la traumatologia, la neonatologia, la medicina specialistica, l’oncologia e la pediatria.
Tutte cose che in realtà erano già presenti nel Piano sanitario abruzzese 208-2010 ancora vigente, ma che però erano restate sulla carta dopo l’arrivo del Commissario alla sanità. Quello che invece sembra mancare è una maggiore attenzione alla creazione di servizi sul territorio: si parla poco o niente dei Distretti o del potenziamento della medicina di base. E soprattutto si bypassano sindaci e comunità, nello stile di una medicina calata dall’alto e non partecipata secondo le esigenze dei cittadini che sono solo utenti.


Sebastiano Calella