COSTI DELLA POLITICA

Abruzzo, il Pdl non salda le fatture. Magliocco (Pdl): «mettiamo mano al fondo regionale»

Il coordinatore provinciale Pdl rimprovera Filippo Piccone

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Esponenti del Pdl L'Aquila

Alcuni esponenti del Pdl

L’AQUILA. Le casse piangono, i creditori reclamano, il Pdl non paga.

I creditori fanno toc toc al Pdl Abruzzo: chiedono soldi per le prestazioni svolte per conto del partito nell’ultima campagna elettorale a L’Aquila ed Avezzano. Sono addetti all’affissione di manifesti, hostess, collaboratori, lavoratori perbene.
Sul problema è intervenuto il coordinatore provinciale Pdl, Alfonso Magliocco che ha scritto una lettera aperta al coordinatore regionale del partito, Filippo Piccone, chiedendo la convocazione di un coordinamento regionale, allargato ai coordinatori provinciali per trattare, e si spera risolvere, la questione.
Anche l’ex sindaco di Celano, Elio Morgante ieri si è levato contro Piccone, rimproverandogli, fra le tante, anche  la questione pagamenti.
Se si è giunti a questo punto, secondo Migliocco,«è colpa delle spese eccessive rispetto al budget stabilito dal partito a livello nazionale».
Ma anche nella sfortuna, si sa, c’ è anche chi sta meglio, e chi sta peggio. Per il coordinatore provinciale, infatti, esiste una sproporzione tra i pagamenti ad oggi effettuati dal Pdl per Avezzano rispetto a quelli per L’Aquila. La discrepanza è sintomatica delle preferenze del coordinatore regionale, Filippo Piccone verso Avezzano.
«Pur essendoci attenuti alle disposizioni ricevute dal coordinatore regionale o suo delegato», sottolinea Migliocco, «per il coordinamento de L’Aquila attualmente mancano le risorse per saldare parte dei debiti contratti e a nulla sono serviti gli innumerevoli solleciti per risolvere il problema dato che la situazione rimane statica e gli incontri promessi sono rimasti lettera morta».

Come soluzione il coordinatore propone di mettere mano ai fondi regionali del partito Pdl (costituito dai versamenti degli eletti e quindi al servizio delle attività politiche di tutto il partito), sempre che «non si voglia sostenere che il fondo sia un tesoretto da utilizzare per le prossime elezioni politiche e per chi avrà la fortuna di essere candidato, in danno ai creditori».
«Personalmente non ho mai contratto un debito», dice Migliocco amareggiato, «se non per acquistare una casa, ora distrutta dal terremoto, e su cui grava un mutuo e ritrovarsi debitore (già ci sono stati solleciti legali) per conto terzi non è né bello né accettabile. Ho sempre considerato la politica come servizio, dedicandoci tempo e passione senza mai chiedere nulla in cambio e spesso, come è giusto che sia, rimettendoci di mio. Una storia politica, la mia, ancorata ai principi di onestà, trasparenza e dedizione, che pure dovrebbero essere alla base dell’azione politica di chiunque, viene oggi umiliata, forse perché percepita come debolezza ed ingenuità, da chi ha della politica una visione utilitaristica ed è forse più impegnato nel teatrino delle candidature che a trovare soluzioni ai problemi del partito, tanto politici quanto economici».