AGRICOLTURA

Abruzzo, allevatori contro la «salva-chiappe» del governo Monti

«Ci spremono come limoni per rimediare ai loro errori»

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Abruzzo, allevatori contro la «salva-chiappe» del governo Monti
ABRUZZO. Gli allevatori lo hanno ribattezzato il decreto legge «salva chiappe» perché messo in piedi dal governo tecnico per salvare il paese dalla bancarotta.

Ma per gli allevatori, assicura Dino Rossi del Cospa, il destino è più incerto che mai : «Monti è senza soldi e per riparare il buco spremono ancora il limone, cioè noi, mettendoci una toppa con la Legge n° 27 art. 62 del 24/03/2012».
Questa leggina stabilisce che il pagamento delle fatture per i prodotti alimentari non può essere superiore ai 60 giorni. «Tutti sono contenti», rileva Rossi, «più di tutti le industrie di trasformazione alimentari, le quali attendono i rimborsi Iva dallo Stato da anni, tanto da farle rimanere senza liquidi. Queste, per chi non lo sapesse sono e credito d’Iva verso lo stato di svariati milioni di euro».
E il Cospa propone un esempio: le centrali del latte acquistano il latte al 10% di iva e vendono il prodotto finito al 4% , a questo si aggiunge l’imposta del 20% ora passata al 21% con previsione al 22% per gli acquisti delle confezioni, corrente elettrica ecc. «In questo modo», spiega Rosi, «le aziende alimentari, non solo quelle del latte, sono a credito dell’Iva che il Governo non hanno mai rimborsato. Inutili sono state le rimostranze delle aziende fatte fino ad oggi, tanto è vero che a noi allevatori i pagamenti sono arrivati a 120 giorni».
Adesso lo Stetao cerca di correre ai ripari: senza soldi si trova indietro con il rimborso Iva. «Per questo hanno tirato fuori la legge salva-chiappe», insiste il presidente del Cospa, «che mette in mora la grande distribuzione, che dovranno ridurre i tempi di pagamento, dimezzandoli da 120 a 60 giorni. In questo modo, “questi tecnici”, se così si possono chiamare, risolverebbero il problema che in realtà è stato creato da loro».
L’associazione di categoria boccia l’operato del Governo attuale e di tutti quelli che si sono succeduti: «sono responsabili dello stato di crisi e della situazione in cui ci troviamo, dalla quale i politici, Napolitano in testa ci chiedono gentilmente con l’Imu, caro gasolio, l’aumento dell’imposta di fare i sacrifici. Invece di pensare a come fare per aiutare chi lavora e produce emette provvedimenti salva-chiappe e salva-banche. In pratica i loro investimenti».