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ABRUZZO. Concorsone L'Aquila, le commistioni "pericolose"

Dopo lo svelamento della talpa aumentano le domande senza risposta

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Cialente e Chiodi

Cialente e Chiodi

L’AQUILA. Una cosa è certa: chi pensava che con la scoperta della talpa che ha permesso la pubblicazione di una domanda del concorsone tutto sarebbe tornato a posto si sbagliava.
Il ministro Fabrizio Barca con la sua efficace indagine interna è riuscito in pochissime ore a chiarire i punti fondamentali della fuga di notizie, bruciando sul tempo persino la polizia postale che sta indagando sulla vicenda. Il Formez, invece, non ha saputo spiegare la fuga di notizie e ha escluso qualsiasi tipo di falla interna al sistema.
Dunque Roberto Petullà è la persona che materialmente ha passato alla giornalista aquilana, Cristina Di Stefano, il quesito poi pubblicato su Aquilatv.it. Oggi però le domande senza risposta sono più di ieri e le tensioni pure.
Forse L’Aquila oggi è l’esatta fotografia del Paese dove tutti cercano in ogni modo di avere rassicurazioni sulla legalità e legittimità di un concorso pubblico, di per sé un paradosso, visto che normalmente proprio questi due valori dovrebbero essere alla base di ogni convivenza civile e ordinamento.
A L’Aquila invece pare difficile trovare qualcuno che creda che questo concorso possa svolgersi in maniera regolare senza alcuna interferenza o inquinamento.

CHE C’ENTRA IL DISET?
Domanda numero uno: che ci faceva la domanda, poi passata alla giornalista, al Diset, il dipartimento di sviluppo economie territoriali della presidenza del Consiglio? Perché Raffaele Petullà aveva nella sua disponibilità quelle informazioni che in teoria non avrebbe dovuto avere?
Se lo chiedono i precari aquilani che da alcuni giorni hanno iniziato ad alzare lo scontro, chiedendo insieme a molti altri l’annullamento del concorso così come è oggi strutturato. Sarebbero infatti, secondo alcune voci, proprio i precari abruzzesi i primi ad essere “penalizzati” se si volessero ammettere spinte esogene volte a far entrare tra i vincitori (posto fisso a vita in un ente pubblico) gli ex dipendenti del Formez che hanno lavorato nella Ricostruzione.
Una ipotesi ventilata, nemmeno troppo velatamente, dall’attuale assessore alla Protezione Civile Gianfranco Giuliante che ha posto sul piatto la circostanza che a partecipare al concorso vi siano anche ex dipendenti Formez, il che ovviamente non vuol dire nulla nell’ipotesi che il concorso si svolgerà regolarmente.
«E’ inconcepibile che queste circostanze», dicono i precari, «vengano alla luce solo perché “la talpa” pare abbia usato la mail di servizio. Come a dire che, se tutti coloro che hanno accesso alla banca dati o hanno ricevuto da qualcuno dei quiz, non utilizzassero mail di servizio per la diffusione di queste conoscenze, noi nulla ne avremmo saputo. A dispetto delle garanzie di sicurezza della banca dati che il ministro ancora oggi conferma. Insomma, non saranno queste dimissioni che potranno metter fine alle vicende di un concorsone che non è nato bene, si sta gestendo male e rischia di finire peggio».

LO SCOOP E GLI OCCHI CHIUSI
Domanda numero due: tutti ricordano l’insistenza del sindaco Massimo Cialente contro «quella giornalista che organizza le conferenze stampa di Chiodi» e che lavora anche per aquila tv che ha pubblicato il documento incriminato. Che Chiodi e Cialente siano accecati da reciproca ossessione purtroppo gli aquilani lo sanno molto bene ma su questa circostanza sono molti gli interrogativi.
Che significa che una giornalista che lavora in una tv privata «organizza le conferenze stampa del presidente Chiodi»? Lo ha chiarito oggi lo stesso Cialente precisando che «Cristina Di Stefano lavora per l’ufficio stampa della Regione».
Dopo la cancellazione della Struttura tecnica di missione (Stm) e quella per la gestione dell'emergenza (Sge), la ricostruzione è stata riorganizzata anche grazie a 70 persone tra cui alcuni precari (ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri 4013).
Cambiano i nomi e nasce così l'Ufficio di coordinamento della ricostruzione (Ucr) dove sono confluiti i dipendenti prima al lavoro nella struttura commissariale di Gianni Chiodi.
Nella nuova segreteria, tra gli altri, è finita anche Di Stefano già ex collaboratrice di Linea Amica che evidentemente divide il lavoro con la televisione.
Un regoletta spesso dimenticata in Abruzzo consiglierebbe al giornalista chiamato dal politico a svolgere lavori affini all'ufficio stampa di non lavorare anche per giornali e tv e questo per ragioni molto semplici.

Sta di fatto che Cristina Di Stefano ha fatto uno degli scoop più importanti degli ultimi anni ed è per questo ora al centro di polemiche e dietrologie facili. Una di queste l’ha lasciata intendere sempre il primo cittadino Massimo Cialente che nel combinato disposto di più dichiarazioni ha prima detto che «qualcuno forse vuole sabotare il concorso» e poi ha individuato un misterioso personaggio alla corte di Chiodi che lavora anche nella tv per poi dire senza dubbi che il sito dove era stato pubblicato il quesito «è di fatto di Gianni Chiodi». Ipotesi smentita dal Governatore che ha accusato Cialente di «troppa immaginazione» e di uno uso smodato di menzogne.

LA POSIZIONE DELLA GIUNTA
Intanto questa mattina la giunta comunale de L’Aquila ha chiesto al Governo «adeguate garanzie circa il corretto svolgimento delle prove selettive, in tutte le loro fasi».
«L’individuazione del responsabile della fuga di notizie nell’ex vice commissario Roberto Petullà apre, inoltre», ha detto il sindaco Massimo Cialente, «la strada ad una necessaria riflessione circa l’opportunità che persone coinvolte nella dismessa struttura commissariale abbiano un ruolo di rilevo in sede ministeriale anche nella fase attuale. Siamo infatti convinti, come esecutivo, che il cambio di governance e il conseguente passaggio di competenze agli enti locali vada gestito in maniera innovativa e, per questa ragione, si debba avvalere di persone che non abbiano ricoperto ruoli dirigenziali nella fase commissariale».

L’INCARICO AL FORMEZ
A chi chiede che il Comune dell’Aquila revochi al Formez l’incarico relativo alla gestione del concorso l’assessore alle Risorse umane Betty Leone ha ricordato che l’affidamento è stato conferito al Ripam, ente che si occupa di Riqualificazione della Pubblica amministrazione come, del resto, è obbligatorio in virtù di una legge dello Stato votata dal Parlamento.
«Naturalmente, qualora le procedure dovessero subire dei ritardi indipendenti dalla nostra volontà», ha detto Leone, «ci aspettiamo, nelle more del concorso, che il Governo proroghi i contratti in scadenza per il personale, onde evitare che si blocchi il processo di ricostruzione».
La Giunta comunale ha poi ricordato al Governo che, a oggi, non è stata trovata alcuna soluzione per quegli uffici che, anche dopo l’espletamento del concorso, resteranno privi di personale, come il settore Sociale e gli uffici Espropri. In mancanza di adeguate soluzioni il Comune non sarà infatti in grado di mantenere aperti gli asili nido per l’intero anno scolastico e andrà incontro, con riferimento agli espropri, ad un insostenibile aggravio degli oneri a carico dell’ente.

CARPINETA: «IGNORANZA DEI FATTI»
Che ancora una volta lo scontro tra centrosinistra e centrodestra sia la benzina delle polemiche lo dimostrano anche certe uscite, insinuazioni che possono essere pericolose, come quelle dell’assessore Pietro Di Stefano che aveva “ricordato” che nel Formez c’è anche Federica Carpineta.
«L'ignoranza dei fatti», dice oggi l’assessore Carpineta, «può indurre a esternazioni disinvolte anche politici alquanto stagionati. La mala fede, il vizio della polemichetta sul refrain dell'antipolitica, l'insinuazione voluta e assolutamente infondata da parte di chi ha responsabilità amministrative e politiche non è accettabile. Per di più i fatti lo hanno già clamorosamente sbugiardato».
La minaccia di querela è fin troppo facile da ipotizzare. Non sappiamo perché l’assessore Di Stefano abbia tirato nel mucchio proprio il nome della Carpineta, forse perché non è un mistero che l’assessore regionale è molto amica dell’autrice dello scoop. Ma questo per fortuna non è né reato né peccato.