DISORDINE SUL RIORDINO

Abruzzo. Province. La Regione verso il ricorso alla Corte Costituzionale

Febbo contro Pagano: «non capisco la sua fuga in avanti»

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CHIODI E PAGANO

CHIODI E PAGANO

ABRUZZO. L’intera Giunta regionale e la maggioranza è compatta contro il provvedimento del Governo.


Tutti uniti tranne uno, il presidente del Consiglio Nazario Pagano che ha fatto sapere di non essere favorevole ad un eventuale ricorso. Per il resto il Pdl marcia compatto e torna ad esprimere la propria contrarietà al Decreto legge relativo al riordino delle Province, con particolare riferimento alla proposta relativa all’Abruzzo che nel prossimo futuro sembra destinata a mantenere solo due Province: L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara. E’ così, almeno, che la vorrebbe il Governo Monti.
Mauro Febbo, in qualità di responsabile nazionale del Pdl, ha già interessato i rappresentati in Parlamento per farsi interpreti della volontà della regione e delle sue istituzioni.
«Qualora, anche in sede di conversione in legge del decreto non dovessero essere introdotte dal Parlamento le modifiche auspicate dall’esecutivo regionale», fa sapere l’assessore, «la stessa promuoverà ricorso di fronte alla Corte Costituzionale a tutela della legittimità e correttezza del percorso effettuato dal Consiglio regionale».
Febbo e Chiodi hanno già interessato gli Uffici Legislativi regionali per intraprendere la strada del ricorso per far prevalere sia le ragioni del gruppo di maggioranza sia quelle di tutti i territori provinciali.
«L'Abruzzo», va avanti l’assessore, «è pienamente legittimata a presentare ricorso e dunque si unirà a Lazio, Lombardia, Sardegna e Veneto, Molise, Calabria e Provincia autonoma di Trento, che come noi hanno avanzato istanza alla Corte Costituzionale. Sia io che Chiodi siamo fermamente convinti dei vizi di incostituzionalità del decreto Salva Italia come già deciso proprio durante il Consiglio regionale del 23 ottobre scorso».
Febbo non nasconde il fastidio per la posizione del presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano che attraverso le sue dichiarazioni ha espresso una sua presa di distanza sia dal gruppo di maggioranza del Pdl, di cui lui stesso è espressione, sia dallo stesso Governatore Chiodi. Pagano aveva esortato le istituzioni a lavorare insieme senza impugnare il provvedimento alla Corte Costituzionale ed «evitare i localismi».
«Non capisco la fuga in avanti del presidente Pagano», ha ammesso Febbo, «visto che, inoltre, la risoluzione approvata in assise regionale che lui stesso ha presieduto, è stato anche argomento di discussione nei diversi tavoli del gruppo Pdl».