POLITICA E GIORNALISMO

Abruzzo Idv, bufera su Di Pietro: Costantini «ci hanno ammazzato»

La giornalista di Report rivendica la bontà della sua inchiesta

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4693

Di Stanislao, Mascitelli, Di Pietro, Costantini (foto: Calella)

Di Stanislao, Mascitelli, Di Pietro, Costantini (foto: Calella)

ABRUZZO. «La questione non è solo politica».
Ha le idee chiare Carlo Costantini, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e commissario del partito in Lazio dopo le dimissioni di Vincenzo Maruccio, accusato di essersi intascato quasi 800 mila euro delle casse del partito.
Di Pietro come il pm Antonio Ingroia? Il consigliere regionale abruzzese chiamato a rimettere in sesto il partito laziale in vista delle prossime elezioni la pensa così. «Le due persone», fa notare Costantini, «che negli ultimi mesi, in Procura a Palermo ed in Parlamento a Roma, hanno lavorato per ricostruire la verità sulle stragi di Falcone e di Borsellino e si sono opposte fermamente a qualsiasi tentativo di ostacolare la ricerca della verità nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, non sono più al loro posto».
Ingroia è finito in Guatemala e Di Pietro, ancora in Italia, «vogliono a tutti i costi che finisca fuori dal Parlamento». Costantini contesta il fatto che la storia che ha gettato l’ex pm di Mani Pulite nella bufera sia stata ricostruita facendo parlare «due persone più volte condannate per averlo diffamato» e sulla ricostruzione delle proprietà immobiliari ci si sia affidati «al geometra dei diffamatori, le cui perizie sono state giudicate spazzatura dai Giudici che le hanno esaminate».
E poi si polemizza sulla lettura parziale di visure catastali e provvedimenti del giudice.
La bufera si è scatenata una settimana fa proprio dopo la puntata di Report: definita «killeraggio politico» dallo stesso Di Pietro che però ha anche annunciato «il partito è mediaticamente morto».
Sono seguite le prese di distanza di Massimo Donadi («Di Pietro è come Berlusconi») dei sindaci di Palermo Leoluca Orlando e di Napoli, Luigi De Magistris. Ieri sera Milena Gabenelli non ha commentato in alcun modo quanto avvenuto in seguito all’inchiesta ma la giornalista Sabrina Giannini ha rivendicato la correttezza del lavoro svolto nel corso della trasmissione Tv Talk.

DI PIETRO E LA QUERELA
In una intervista a Repubblica Di Pietro ha spiegato che sta riflettendo su una eventuale querela nei confronti della trasmissione e spiega: «sicuramente porterò davanti ai giudici coloro che hanno dato informazioni false e documentazione parziale a Report. Sto cercando di capire se chi ha realizzato quella trasmissione sia stato anch’esso tratto in inganno, come purtroppo lo sono stati milioni di cittadini, o se si è prestato al gioco, ciò che allo stato non credo, per il rispetto che ho per Report e per la Gabanelli».
Nel caso di azione penale starà comunque al pm di turno la discrezionalità di trascinare dentro anche i responsabili della trasmissione per concorso in diffamazione aggravata. «L’Idv è stata accoltellata alla schiena», va avanti il leader dell’idv, «e questo è un gioco sporco che in politica non deve avvenire, ma ciò non vuol dire che dobbiamo arrenderci, bensì che dobbiamo reagire con più determinazione di prima».

«I GIORNALISTI NON SCRIVONO SOLO REATI»
«Ho visto i documenti la prima volta a giugno, prima dei casi dell’Idv di Bologna e del Lazio», ha spiegato Giannini, «sono andata da Milena (Gabanelli, ndr) e gli ho detto: ‘credo ci sarà una parte molto lunga e dirompente’. Quando ho trovato i documenti ho verificato tutto per due mesi. Se Travaglio (che ha difeso Di Pietro, ndr) in un giorno ha verificato tutto è un genio».
E poi ancora: «La signora Borletti non ha dato soldi a Di Pietro ‘per la sua bella faccia’, come ha detto anche Romano Prodi, ma perché c’era un progetto politico. Di Pietro nella mia inchiesta non risponde alle mie domande ma risponde a se stesso, si contraddice con reticenze e amnesie e se uno vuole fare il moralizzatore deve essere trasparente. Perché negare che c’è stata una associazione a tre che ha gestito le casse del partito?». La giornalista si è soffermata poi sulle sue fonti: «il problema non è la fonte ma verificare quello che dicono. Io ho verificato tutto, tante cose», ha poi aggiunto, «non le ho riportate perché non ero convinta».
Poi la Giannini si è concentrata sul punto centrale: «la magistratura ha dei limiti: condanna qualcuno se ci sono prove certe perché abbiamo ovviamente un sistema garantista. Il giornalismo fa un altro mestiere e non deve essere per forza di cose parallelo a quello che fa la magistratura. E’ evidente che i profili che io faccio emergere nel mio servizio più che penali sono di comportamento, morali ed etici. Quindi attenzione anche ai giornalisti come Travaglio che si accontentano di una sentenza. Io non mi accontento di una sentenza, faccio un altro mestiere».
Intanto su internet Di Pietro continua a difendersi a spada tratta, ha annullato tutti gli incontri pubblici ma preferisce parlare attraverso il suo blog. Sempre su internet è comparso un video che smonta, pezzo per pezzo, tutte le accuse emerse dal programma di inchiesta di rai Tre