SANITA'

ABRUZZO. Piano per la residenzialità, tocca ai manager Asl decidere quali Rsa restano

Fabbisogno in 4 setting assistenziali: anziani, disabili, salute mentale, dipendenze

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Giuseppe Zuccatelli

Giuseppe Zuccatelli

ABRUZZO. E’ pronto il nuovo Piano per la residenzialità (Rsa, residenze per disabili, salute mentale ecc.), cioè l’altra faccia dell’assistenza sanitaria che necessariamente sconfina nell’aspetto sociale di questi interventi.

Dopo il decreto che impone di calibrare entro dicembre le piante organiche del personale ospedaliero secondo le indicazioni del Comitato Lea (livelli essenziali di assistenza), adesso c’è questo ulteriore sollecito ai manager Asl per adeguarsi a quanto già deciso in passato dall’ufficio del Commissario alla sanità e magari restato lettera morta (come le proposte di Giovanna Baraldi su questo stesso argomento). Insomma il filo conduttore dei decreti sulla sanità sfornati un pò in silenzio dal sub commissario Giuseppe Zuccatelli sembra essere lo stimolo continuo ai direttori generali per uno sforzo organizzativo ritmato da scadenze ed obblighi stringenti.
Stavolta non si parla di malati più o meno acuti da ospedalizzare o da curare negli ambulatori, ma di pazienti che vanno accompagnati anche a lungo in percorsi di assistenza non solo sanitaria, ma anche alberghiera, di riabilitazione (ove possibile) o di collaborazione con le famiglie (vedi i centri diurni). In realtà – come detto - un Piano della residenzialità era stato già delineato dall’ex sub commissario Giovanna Baraldi, con tanto di fabbisogno regionale per Rsa e disabili e con la divisione dei posti letto tra erogatori privati e pubblici, il personale necessario e le tariffe con la compartecipazione dei pazienti, che tante critiche sollevò a suo tempo, tanto che in effetti quel Piano è rimasto lettera morta.
Ora il nuovo sub commissario rispolvera l’argomento e a domanda precisa risponde che «toccherà adesso ai manager inoltrare proposte al Commissario indicando eccedenze o carenze per ciascuna Asl nei vari settori». Il documento sul fabbisogno in questo settore comunque è già in mano ai direttori generali ed ai sindacati.
Secondo Davide Farina (Cisl Fp) «è un documento migliorativo rispetto a quello precedente. Manca qualche passaggio, ad esempio per l’autismo e le patologie neuro psichiatriche si può fare meglio. Ma in sostanza si può lavorare sul documento con buone probabilità di perfezionarlo, soprattutto per le tariffe e gli standard del personale».
In grossa sintesi, il Piano attuale prevede 4 setting assistenziali, cioè quattro tipologie di intervento: anziani non autosufficienti, disabilità e riabilitazione, salute mentale e dipendenze patologiche. Per il primo setting, in Abruzzo (in realtà i numeri sono divisi per province, ma di questi tempi la divisione sembra anacronistica) sono previsti in totale 4.448 posti tra Rsa, residenze protette per anziani, centri diurni per anziani e demenze. Sono invece 1794 i posti per le residenze dei disabili, per le minorazioni plurisensoriali, per le semiresidenze, i centri diurni per l’autismo e per la riabilitazione intensiva e semintensiva. Per la salute mentale si parla di residenze riabilitative psichiatriche post acuzie, di case famiglia, di gruppi in appartamento e di residenze protette. Il quarto setting, cioè le dipendenze patologiche, prevede comunità di prima accoglienza e comunità terapeutiche riabilitative, anche semintensive. E la compartecipazione alla spesa? In realtà molte di queste tipologie di assistenza già si pagano e per altre è prevista l’introduzione di un ticket alberghiero. Si tratta di un argomento molto delicato che forse non andrebbe lasciato ai tecnici, anche se in tempi di riduzione dello stato sociale anche i politici avrebbero difficoltà a decidere.