DISORDINE SUL RIORDINO

ABRUZZO. Province: «attacco alla democrazia». Ma Mascia esulta: «ora Pescara capoluogo»

Testa frena e Brucchi: «adesso ricorso»

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Maurizio Brucchi

Maurizio Brucchi

ABRUZZO. All'Unione delle Province Italiane (Upi) proprio non va giù il decreto di riordino approvato a Palazzo Chigi.
Nel mirino ci finisce l'intero provvedimento, a cominciare dalla mannaia che a gennaio prossimo dovrebbe abbattersi sulle Giunte. Ma la rabbia è davvero tanta se il vicepresidente dell'associazione e presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, arriva a dire «che ci troviamo di fronte a un governo di prefetti», invitando i ministri Patroni Griffi, Cancellieri e Catricalà «ad andare a vedere sul serio come funzionano le Province, che lavorano sodo e con grande senso delle istituzioni nonostante la penuria di soldi».
L'azzeramento delle Giunte viene dunque giudicata dall'Upi come «inatteso» visto che il processo di riforma è stato voluto anche dai presidenti delle Province. I responsabili delle Province lamentano poi di essere ancora adesso, a decreto approvato, all'oscuro del complesso del provvedimento.
In Abruzzo si è optato per l’opzione a due L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. Il Decreto del Governo dovrà ora passare al vaglio di Camera e Senato per essere convertito in legge, dunque mancano ancora alcuni passaggi fondamentali.
Il Governo ha posto in capo alle Istituzioni locali, Comuni compresi, il rispetto di una fitta agenda di lavoro per la riorganizzazione di funzioni e servizi in vista dello scioglimento, per il prossimo gennaio 2013, dunque tra appena due mesi, delle giunte provinciali per avviare il percorso di riforma che, a questo punto, dovrà procedere a tappe forzate.
Il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (che sposava la causa dell’abolizione di tutti gli enti provinciali) avverte: «la battaglia per salvaguardare la provincia di Teramo non si ferma, anzi ora trova un ulteriore impulso». La decisione arrivata da Roma, secondo il primo cittadino, ha «mortificato i territori» e adesso la Regione Abruzzo, «come da impegno assunto, dovrà presentare ricorso alla Corte Costituzionale».

Più positivo, invece, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia: «attendiamo di conoscere per intero il contenuto del Decreto che a questo punto, come del resto previsto dalla legge, assegnerà alle città più popolose, quindi a Pescara, il ruolo di capoluogo, un ruolo che siamo pronti a svolgere senza però alcuna mortificazione degli altri territori coinvolti in questo delicato processo di riforma che ci chiede e ci impone un salto di qualità, superando campanilismi e provincialismi, una qualità che già appartiene a Pescara».
«Prima che sia detta l'ultima parola sulle Province è opportuno attendere l'esito dei ricorsi», frena però il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa. «cominciando da quelli in discussione il 6 novembre prossimo, a seguito dei quali saranno definite una serie di questioni di non poco conto, come le elezioni di secondo livello previste dal Governo per le nuove Province italiane».
Tra gli interrogativi che si pone Testa ci sono quelli sul futuro dei dipendenti delle Province, del patrimonio di questi enti, ma soprattutto degli enti territoriali dello Stato. «E i bilanci? - si chiede il presidente. Non dimentichiamo che Chieti ha un bilancio in dissesto, contrariamente a Pescara. Come si può pensare di fondere in pochi mesi due enti il cui bilancio complessivo è di 200 milioni di euro?»
A Pineto, invece, il sindaco Luciano Monticelli, immagina una nuova opportunità. «Ho intenzione – precisa in merito – di iniziare un nuovo percorso per accorpare il mio capoluogo a Pescara e non a L’Aquila. Ne parlerò con gli altri sindaci perché si faccia qualcosa in merito».
Come componente del Cal Monticelli aveva fatto due proposte: ricorrere alla Corte Costituzionale per quanto riguarda l’articolo 17 della legge 135 e quello di abolire tutte le province, nessuna esclusa, convinto che il mantenimento di una o dell’altra avrebbe scatenato soltanto un’inutile guerra di campanile.

Le proposte del sindaco di Pineto non sono state accolte dal Consiglio delle Autonomie Locali, né tanto meno dalla Regione Abruzzo, «che – precisa Monticelli –, mi duole dirlo, non ha fatto altro che lavarsi le mani lasciando scivolare la responsabilità della scelta sul governo».

Da Teramo, invece, la più pesante reazione alla politica. Teramo Nostra parla di «personaggi ambigui della politica teramana che non difendono il territorio» e ai appella al senatore Paolo Tancredi, all'onorevole Carla Castellani, all'onorevole Tommaso Ginoble e all'onorevole Augusto Di Stanislao di intervenire, «prescindendo dal senatore Pastore presso il Governo Monti, affinché le ragioni della Provincia di Teramo vengano riconsiderate».

«Teramo merita una classe dirigente più illuminata e adeguata alla situazione economica-politica che coinvolge l’intera Italia», chiede invece Manola Di Pasquale. «Il centro destra che governa nelle quattro province e nella regione ha dimostrato tutto il suo limite amministrativo e politico non controllando la materia del riordino delle province, e non fornendo al Governo alcuna ipotesi che fosse la migliore per l’intero territorio».