DISORDINE SUL RIORDINO

ABRUZZO. Riordino Province, la politica si scalda. Catarra: «confusione pazzesca»

Dal Pd: «ora Chiodi si dimetta»

Alessandra Lotti

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Alessandra Lotti

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Di Primio e la sua maggioranza

Di Primio e la sua maggioranza

ABRUZZO. Tutti contro tutti adesso che il governo Monti ha deciso il nuovo assetto delle Province abruzzesi.

Il Consiglio dei ministri, nell'ambito del piano di riordino delle Province italiane, ha dimezzato l'Abruzzo stabilendo che ne dovrà avere solo due: L'Aquila-Teramo e Pescara-Chieti.
La politica locale è ‘impazzita’. Tanti gli scontenti. Solo uno, fino a questo momento, si è stabilizzato su una posizione ‘moderata’ ovvero il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano che si augura che gli enti locali comincino a lavorare per portare a compimento la nuova cartina tracciata dall’esecutivo Monti. Ma con l’aria che tira sarà molto difficile.
Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, parla di una «confusione pazzesca» e contesta i tecnici «che nel chiuso delle loro stanze senza conoscere l'Italia nella sua essenza istituzionale, prendono decisioni contraddittorie e con il rischio di innescare effetti paradossali». E conclude dicendo: «come era prevedibile non hanno affatto preso in considerazione la risoluzione del Consiglio regionale» che aveva chiesto di abolire tutte le Province.
Il capogruppo dell'Udc in Regione Antonio Menna dice che «la frittata è stata fatta» e pensa che se ci fosse stato un diverso atteggiamento della Regione e di Chiodi «la situazione di partenza sarebbe stata sicuramente diversa e il governo avrebbe tenuto conto, come ha fatto con altre regioni italiane, delle preziose indicazioni arrivate dall'attivita' dei Cal e delle Regioni».
«Abbiamo perso il primo round», commenta invece il sindaco di Chieti Umberto Di Primio che questa mattina ha incontrato il ministro Patroni Griffi per esporgli le ragioni di un assetto a tre (L’Aquila, Chieti e Teramo-Pescara). «Adesso la battaglia si sposta in Parlamento», dice il primo cittadino. «Credo di aver fatto tutto il possibile per la mia Provincia, mettendoci sempre la faccia, adesso i parlamentari abruzzesi si diano una svegliata e facciano la loro parte per difendere l'Abruzzo e il nostro territorio. Non solo è possibile sostenere la proposta delle tre Province, ma questa non può che essere la soluzione migliore, altrimenti tutti rischieremo, per adoperare una metafora popolare, “di avere l’orto ma non il raccolto».
Parla di «riordino sbagliato» anche il senatore di Chieti Fabrizio DI Stefano (Pdl) : «ritengo fin troppo frettolosa la volontà del Governo. Così facendo- prosegue il senatore- si è disavvenuto anche ad un invito formale ad attendere la discussione dei ricorsi che, unitamente ad altri senatori, avevamo indirizzato al Ministro. Lo ritengo sbagliato, quindi, sia per il modo che per la forma».
Di Stefano avverte che nel passaggio di conversione cercherà, raccordandosi non solo con i colleghi abruzzesi, ma anche di altre regioni, di fare fronte comune, «affinchè possa essere modificato, salvaguardando quelle province che hanno i requisiti per restare tali. Sto ad ogni modo valutando anche altre iniziative nel merito. E, preciso fin d'ora che, qualora il Governo intendesse porre l'ennesima fiducia sul provvedimento, lo stesso non troverà il mio assenso, ma credo nemmeno quello di tanti altri parlamentari».
Accuse precise partono invece dal Partito Democratico.
Per il segretario Provinciale Silvio Paolucci il Governo ha preso «la scelta più naturale» e l'unico perdente «è il Pdl, che con i suoi sindaci ed i presidenti delle attuali Province, ha messo in scena un teatrino stucchevole che ha davvero rappresentato un punto basso del dibattito politico abruzzese».
Il consigliere regionale e capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro chiede le dimissioni di Chiodi e del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi: «hanno ingannato, innanzitutto i teramani e poi tutti gli abruzzesi, si dimettano e vadano a casa».
D’Alessandro si chiede, inoltre, come Chiodi farà ad essere credibile nella trattativa con il Governo: «gli diranno che l'Abruzzo non ha fatto nessuna proposta, quindi arrivederci e grazie. La seconda risata se la faranno con la seconda finzione, che spazzerà via la finta minaccia del ricorso alla Corte Costituzionale. Quando la Corte si pronucerà già sarà tutto fatto, deciso e chiuso».
«Il centrodestra teramano ha la piena responsabilità di non aver fatto nulla per evitare che il governo decidesse di istituire le due province in Abruzzo», si accoda il segretario provinciale del Pd Robert Verrocchio.
Insoddisfatto anche il presidente del Comitato Territoriale Provincia dei Marsi Santellocco: «il riassetto deciso dal Governo, nel penalizzare fortemente le aree eccentriche della Regione, come la Marsica, la Frentania, la Val Vibrata, la Valle Peligna, che andranno incontro ad inevitabili e già delineati processi di disgregazione territoriale, con pesanti ricadute, nel brevissimo termine, a livello economico, produttivo, sociale ed occupazionale, rappresenta uno scenario catastrofico per il futuro dell’intera Regione Abruzzo».
L’unico moderato in queste ore, come detto, è il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagan, che si augura che adesso le istituzioni locali condividano un progetto istituzionale «finalizzato a ridistribuire sul territorio servizi e opportunità di sviluppo; processo che deve essere attuato immediatamente, evitando soprattutto localismi».