CASSAZIONE

Discarica Bussi, annullato proscioglimento dei vertici Aca e Ato

Accolto il ricorso in Cassazione della procura di Pescara

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2795

Giorgio D'Ambrosio

Giorgio D'Ambrosio

PESCARA.  La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Pescara contro la sentenza del Gup Luca De Ninis che aveva derubricato il capo di imputazione della vicenda della discarica Bussi sul Tirino (Pescara) - il più grande deposito di veleni d'Europa che fa riferimento allo stabilimento Montedison - da avvelenamento di acque al meno grave di adulterazione (contaminazione).
Il gup aveva disposto il processo per i 19 imputati, il quale si è chiuso in poche udienze con la dichiarazione di incompetenza del giudice collegiale di Pescara. Il procedimento principale è al momento nuovamente finito ai pm che hanno richiesto una nuova udienza preliminare per poi arrivare ad un nuovo rinvio a giudizio che eventualmente sarà tenuto in Corte d’Assise a Chieti.
Tra le decisioni del gup De Ninis anche il proscioglimento  dei vertici Aca e Ato,  Giorgio D’Ambrosio, Bruno Catena, Bartolomeo Di Giovanni, Lorenzo Livello e Roberto Rongione della Asl.
La Cassazione accogliendo parzialmente il ricorso della procura di Pescara, di Codici e del Wwf, ha però disposto che gli atti ritornino nuovamente al gup per una nuova valutazione del capo di imputazione e dell’eventuale rinvio a giudizio. In pratica si dovrà tenere una nuova udienza preliminare anche per questi imputati indicando come reato da valutare quello più grave dell’avvelenamento.
La Cassazione ha dichiarato invece inammissibile le altre parti dei ricorsi che riguardano la turbativa d'asta e vedono coinvolti Roberto Angelucci, Franco Feliciani e Sergio Franci e lo stesso Giorgio D'Ambrosio.

Wwf e Codici festeggiano: «si tratta di una decisione importante per tutta la comunità della Val Pescara a cui per anni è stata servita acqua proveniente dai pozzi S. Angelo posti a valle della megadiscarica di Bussi. Solo grazie alle denunce del Wwf e di Rifondazione Comunista riuscimmo a dimostrare che l'acqua di quei pozzi era contaminata. Avendo approfondito la questione, il non luogo a procedere disposto dal Gup sul capo C non ci aveva convinto per nulla, così come non aveva convinto il pm Mantini che sta facendo un lavoro importante su Bussi».
Adesso si attendono le motivazioni della sentenza per capirne esattamente la portata.