RIFIUTI E TANGENTI

Inchiesta Re Mida, inutilizzabili le telefonate del senatore Di Stefano

Udienza rinviata al prossimo 12 febbraio. Si sfoltiscono i carichi dell'accusa nei confronti del senatore Pdl

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4122

Inchiesta Re Mida, inutilizzabili le telefonate del senatore Di Stefano

Il giudice Luca De Ninis

PESCARA. Nove intercettazioni telefoniche che riguardano il senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano, non possono essere utilizzate nell'eventuale processo.

Lo ha stabilito questa mattina il gup del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, che ha ordinato la trascrizione di una parte delle telefonate intercettate durante l'indagine coordinata dai pm Gennaro Varone e Anna Rita Mantini.
Tra gli imputati figurano l'imprenditore Rodolfo Valentino di Zio, il senatore Fabrizio Di Stefano, l'ex assessore regionale alla sanita' Lanfranco Venturoni.  La vicenda giudiziaria e' quella riguardante tra le altre cose la realizzazione a Teramo di un impianto di bioessiccazione e che il 22 settembre 2010 porto' all'arresto dell'ex assessore Lanfranco Venturoni e dell'imprenditore Rodolfo Di Zio.
Nel corso dell'udienza il gup ha deciso che le nove telefonate agli atti che riguardano colloqui telefonici del senatore Pdl non si pososno utilizzare perchè andava preventivamente chiesto il parere alla camera di appartenenza.
L'eccezione di non utilizzabilità avanzata dal difensore di Di Stefano, Massimo Cirulli, è stata accolta e riguarda una serie di conversazioni (successive al 23 luglio 2009) tra il senatore e l'allora assessore Daniela Stati ed una con Di Zio. Secondo quanto è trapelato il giudice avrebbe ritenuto non regolare il decreto disposto dal gip che autorizzava intercettazioni sulle utenze della Stati con l'obiettivo di ascoltare invece il senatore. Di qui le contestazioni che sono andate avanti per ben otto udienze preliminari, complici anche una legislazione non sempre chiara a volte lacunosa proprio su quelle che vengono definitte "intercettazioni indirette". Mai infatti è stato messo sotto controllo il telefono di Di Stefano.
 Di fatto delle 13 telefonate originariamente autorizzate ne rimangono solo 4.
Intanto il Senato non si è ancora pronunciato sulla richiesta di utilizzabilità delle telefonate sia di Di Stefano che dell'altro senatore Pdl coinvolto, Paolo Tancredi (per quest'ultimo  pende la richiesta di giudizio davanti al giudice di Teramo).
Paradossalmente almeno per Di Stefano se pure mai il Senato dovesse autotrizzare il giudice ad usare le telefonate quelle escluse oggi non potranno essere riammesse. La giunta del Senato, almeno per Tancredi, si è già espressa negativamente ed è molto probabile che anche il Senato opponga il divieto di utilizzo delle telefonate.
L'udienza è stata poi rinviata al prossimo 12 febbraio 2013 nella quale forse si potrà arrivare alla prima decisione: il rinvio a giudizio.
Con la cancellazione delle telefonate oggi, almeno per il senatore Di Stefano, gli elementi dell'accusa si spuntano e non è escluso che il gup possa persuadersi che il senatore non vada processato, così come sosterrà il suo difensore. Di fatto l'intera inchiesta è già stata smembrata per questioni di competenza per cui sarà comunque difficile per i giudici avere una visione globale e omogenea dei fatti e delle contestazioni.