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Abruzzo. Sanità, «spesi 2 miliardi per peggiorare i servizi»

Lungo elenchi di disagi nell’area vestina, ma il resto dell’Abruzzo non sta meglio

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Abruzzo. Sanità, «spesi 2 miliardi per peggiorare i servizi»
ABRUZZO. «Presenteremo un progetto di riorganizzazione del sistema socio-sanitario dell’area vestina, sul quale chiederemo tra qualche settimana un Consiglio regionale straordinario».

E’ l’impegno di Carlo Costantini, Idv, dopo l’incontro dibattito che si è tenuto a Penne, organizzato dai circoli locali del Pd (era presente il consigliere regionale Marinella Sclocco) e dall’Italia dei valor. L’argomento del dibattito era la difficile situazione dell’area vestina in termini di erogazione di servizi socio-sanitari ai cittadini.
«I servizi sociali sono ridotti allo stremo, con tagli che hanno in alcuni casi superato il 60% e con ritardi di pagamento da parte della Regione che hanno più volte messo a rischio il pagamento degli stipendi degli operatori – spiega Costantini - mentre sull’ospedale di Penne si rilancia la giostra dei fondi ex art. 20 che Chiodi sposta da un territorio all'altro, come gli aerei di Mussolini. In questo quadro chi se lo può permettere (le liste di attesa per un esame alla tiroide arrivano al 2015) paga di tasca propria prestazioni che, con le aliquote altissime che già si pagano in Abruzzo, finiscono di fatto con l’essere pagate due volte. Per questo abbiamo deciso di non fermarci alla protesta e di chiedere un dibattito in Consiglio regionale».
 Secondo Costantini, i disagi che si registrano dipendono da un solo fatto: «manca un Piano sanitario, Chiodi non ha un progetto: taglia qui, taglia lì alla fine si rischia di spendere di più e di avere meno servizi. Per questo – conclude il leader dell’Idv – presenteremo un micro-piano sanitario solo per l’area vestina e dimostreremo che a saldi invariati, cioè non spendendo di più, l’assistenza può essere migliorata».
 In effetti la provocazione di Costantini, cioè il miglioramento – ad isorisorse - della qualità dei servizi socio sanitari, richiama quello che anche Chiodi spesso sottolinea quando ricorda che non è vero che oggi in Abruzzo per la sanità si spende di meno, ma si spende di più. Ma allora perché tante lamentele, tanta mobilità passiva, tante incertezze?
Lo stato di salute della sanità abruzzese non sembra dei più rassicuranti.
C’è crisi tra i manager (Teramo in bilico, L’Aquila dimissionario, Chieti incerto, solo Pescara in buona salute), le liste di attesa si allungano e i piccoli ospedali sono stati chiusi (Gissi, Casoli, Pescina, Tagliacozzo, forse Guardiagrele che si difende con le unghie e con i denti) senza che al territorio siano stati assicurati servizi sostitutivi. Allargando l’orizzonte, l’ospedale di San Valentino è stato completamente cassato, il presidio di Popoli è stato anestetizzato, a Penne è stato affidato un ruolo di “ospedale della prevenzione”, cioè l’esatto contrario di quello che fa un ospedale, ridimensionato anche Atri, accantonato Castel di Sangro per la sua collocazione geografica, convenzionato Sant’Omero.
Atessa, Ortona, Lanciano, Giulianova,  Sulmona, Avezzano, Vasto, in rigorosa graduatoria di rischio, aspettano con ansia di conoscere il loro ruolo secondo il Piano sanitario che doveva essere pronto entro la prima metà di settembre e che non ancora non c’è.
«E’ probabile – secondo l’ex senatore Angelo Orlando, Rc – che alla fine di questo un processo di ristrutturazione della sanità pubblica, e che invece è un attacco allo stato sociale e al diritto alla salute, esisteranno solo cliniche private e due ospedali-azienda costruiti con le
procedure dell’articolo 6 del decreto-Balduzzi, cioè anche loro ospedali privati».

C’è poi un aspetto che non va sottovalutato e che riguarda gli effetti collaterali sull’occupazione provocati da questa politica sanitaria. Tagli di reparti ospedalieri e riduzione del budget alle cliniche private significano meno posti di lavoro, precarizzazione dei contratti, licenziamenti, mancato turnover, cioè una minore qualità dell’assistenza.
Dunque la razionalizzazione del sistema sanitario è avvenuta solo a spese dei cittadini-pazienti e dei cittadini-lavoratori. E la necessità di rientrare dai debiti (che Chiodi ricorda sempre senza mai accennare alle responsabilità politiche di chi ha scavato voragini nei conti della sanità) si è tradotta in meno servizi ai cittadini ed in un salasso per il personale, ridotto di duemila unità.
Insomma l’impressione generale – secondo Costantini, Idv - è che gli oltre 2 miliardi spesi per la sanità non si traducono in risposte efficienti alla domanda di salute.
Pare di capire che siamo di fronte ad un problema di colonizzazione politica dell’Abruzzo visto che il Consiglio regionale è stato esautorato dai suoi compiti: «In una Regione che non ridiscute il Piano di rientro dai debiti per non privarsi dell’alibi che consente di agire indisturbati, che non ha mai svelato il Piano del fabbisogno che dovrebbe indirizzare le scelte in sanità, che non ha un piano reale della rete di emergenza-urgenza, ma si affida agli algoritmi – commenta Angelo Orlando, che nella scorsa legislatura era il presidente della Commissione bilancio - in una Regione in cui tanti parlano, ma pochissimi dicono dove si spendono oltre 2 miliardi di euro per servizi meno efficienti di quando si spendeva di meno, a chi serve che il Consiglio regionale sia tenuto fuori dalle scelte che si ripercuotono sull’Abruzzo?»

Sebastiano Calella