SANITA'

ABRUZZO. Sanità: il Commissario ordina alle Asl di ricontare medici e infermieri

Saranno applicati gli standard nazionali per posto letto

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ABRUZZO. Atti aziendali delle Asl, si cambia.

Le ultime notizie provenienti dall’assessorato regionale alla sanità li davano per approvati, ma un decreto del commissario recapitato nei giorni scorsi ai quattro manager cambia le carte in tavola.
E così chi si aspettava di avere un testo definitivo su cui basarsi è stato spiazzato dalla sorpresa che non ti aspetti, datata 8 ottobre. E cioè dall’ordine di rivedere e adeguare gli Atti sia per il numero delle Unità operative semplici e complesse sia per la dotazione degli organici (medici, infermieri, tecnici ed amministrativi) «secondo quanto previsto dal Comitato Lea (livelli essenziali di assistenza) nella riunione del 26 marzo scorso».
Chi prevedeva solo qualche aggiustamento per le Unità operative in più rispetto alle previsioni del Piano Baraldi, troverà invece una griglia molto rigida che riguarda contemporaneamente il numero delle Unità ed il personale necessario al loro funzionamento. Con tanto di formula matematica da applicare: tot medici per posto letto secondo la natura dei reparti, se a bassa, a media, ad alta complessità assistenziale o se reparti intensivi. Altrettanto vale per gli infermieri, per i tecnici, per gli amministrativi, così come per la dotazione organica degli ambulatori o per le prestazioni con macchinari elettromedicali ad alta complessità. Ad esempio, in caso di bassa complessità assistenziale, servono 5 medici per un reparto con 20 posti letto di medicina, mentre ne servono 6 per un analogo reparto di chirurgia. Servono invece 2 medici per un reparto di lungodegenza, sempre con 20 pl. Diverso il calcolo per il pronto soccorso: servono 7 medici per accessi fino a 15 mila, si sale a 9 in caso di accessi da 15 a 25 mila e poi si calcola un medico in più ogni 5 mila ulteriori prestazioni.

DECRETO DI 43 PAGINE
Tutto previsto e spiegato in un decreto di 43 pagine, compresi gli allegati: si apre con 34 punti di «visto, ritenuto, considerato, rilevato, precisato» e si chiude con un “decreto” in 5 punti che invita a rideterminare entro 90 giorni – cioè entro i primi di gennaio - le dotazioni organiche delle singole Asl, dopo aver adeguato il numero delle Unità operative semplici e complesse delle singole Asl agli standard nazionali. Fin qui il decreto che si dilunga poi in una lunga serie di giustificazioni delle scelte restrittive che in questi anni hanno portato una diminuzione di personale pari a 1990 unità (da 16.262 del dicembre 2006 a 14.272 a dicembre scorso). Altri tagli in vista? Chissà. Ma forse non è detto, se saranno rispettati gli standard nazionali e se per ogni unità operativa il rapporto previsto personale-paziente sarà applicato rigidamente. Perché il punto debole di questa costruzione organizzativa è la sua totale asetticità tecnica.
Il che comporta per i manager (che non sono eletti, ma nominati) la conseguente deresponsabilizzazione sull’applicazione del decreto e sui controlli reali all’interno degli ospedali. Non ci sono infatti sanzioni a carico dei manager in caso di personale sotto organico, come si lamentano quotidianamente medici ed infermieri di ogni Asl costretti a turni snervanti. E siccome è sempre più difficile assumere personale, se un reparto non avrà medici ed infermieri a sufficienza andrà avanti lo stesso (come avviene oggi) per l’abnegazione del personale. Ma il decreto, che non parla mai di assistenza vera e propria, rivela soprattutto l’assenza totale delle scelte di politica sanitaria adatte all’Abruzzo. E ciascun manager – in ordine sparso - probabilmente si affiderà di volta in volta agli allievi della scuola infermieri, ai medici volontari, ai tirocinanti o agli specializzandi, con buona pace della qualità dell’assistenza e della mobilità passiva. Il tutto nell’assoluta, imbarazzante assenza del Consiglio regionale espropriato da quasi tre anni delle sue prerogative in tema di sanità.
Sebastiano Calella