L'INCHIESTA

L’avvocato Bongiorno conferma: «incaricata dall’Aca fin dal 2008»

«Non è certo una mia iniziativa inviare all’azienda le parcelle»

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Giulia Bongiorno

Giulia Bongiorno

ESCLUSIVO. PESCARA. «E’ stata l’Aca spa, sin dal 2008, a farsi carico di sostenere le competenze professionali nei procedimenti penali per gli ingegneri Livello e Di Giovanni, trattandosi di fatti inerenti l’esercizio delle loro funzioni».

Lo precisa a PrimaDaNoi.it l’avvocato Giulia Bongiorno che da alcuni mesi scrive alla società pubblica che si occupa del servizio idrico integrato per ottenere gli onorari dovuti ma ancora non corrisposti.
Nell’inchiesta di Pdn di qualche giorno fa avevamo fatto menzione di una nota dell’onorevole avvocato di Fli con la quale chiedeva di saldare circa 100mila euro ancora non pagati dall’Aca per prestazioni professionali in alcuni procedimenti penali. Si tratta ovviamente di un incarico formalmente dato dalla società pubblica al famoso legale e che risale ormai al 2008.
«Analoga determinazione è stata poi assunta per Bruno Catena, ex presidente Aca. Dunque, non è certo una mia iniziativa quella di indirizzare all’ente le note in questione», aggiunge Bongiorno, «la mia attività si è protratta per circa quattro anni ed è stata particolarmente densa ed impegnativa, richiedendo una consistente serie di attività difensive, nonché la partecipazione ad udienze e trasferte varie».
Precisazioni che l’avvocato ha voluto fare a questo giornale anche se non era in discussione il quantum mentre invece ha destato qualche sorpresa il fatto che una società che vive grazie ai soldi pubblici, e viene gestita interamente dalla politica, possa pagare la difesa di alcuni suoi esponenti pur nelle loro funzioni. Vista la possibilità di scaricare l’ammontare sulle casse pubbliche gli indagati dell’Aca hanno pensato bene di scegliersi uno tra i migliori avvocati d’Italia che ha assistito nei processi per mafia persino il pluripresidente del Consiglio, Giulio Andreotti.
Ma perché a pagare è l’Aca?
Secondo una legge vi è una possibilità di «rimborso spese legali» il che presuppone che a pagare sia intanto il cittadino indagato di tasca propria che nel caso di assoluzione possa riavere quanto speso.
Nella vicenda dell’Aca, invece, non vi è stato alcun pagamento da parte dei privati cittadini Livello, Di Giovanni e Catena che hanno potuto contare e contano sulle casse pubbliche dell’ente per il quale lavorano.
E continuano a lavorare anche dopo gli avvisi di garanzia o i rinvii a giudizio perchè nella maggior parte dei casi non si ipotizzano nemmeno lontanamente le dimissioni ma a bene vedere scatta anche il premio della difesa grave. Nulla dice il presidente Ezio Di Cristoforo che non ha interesse a smuovere le acque in quanto anche lui è indagato nell’inchiesta per gli storni selvaggi anche se ha deciso di farsi assistere dall’avvocato Giuliano Milia.
In questo caso è ancora impossibile dire chi paghi la parcella.
Allora le domande che sorgono e che obbligherebbero a risposte chiare sono: da quanto tempo l’Aca paga gli avvocati delle persone indagate? Come vengono contabilizzate queste uscite? Chi le ha autorizzate? Sono una pratica regolare? In tutti gli altri enti pubblici gli avvocati dei pubblici ufficiali indagati vengono pagati con i soldi pubblici? Se questa pratica è regolare allora bisogna anche ipotizzare che sia la Regione Abruzzo a pagare gli avvocati di Ottaviano Del Turco e degli altri ex assessori e consiglieri della Regione sotto processo, oppure sia il Comune di Pescara a pagare l’avvocato di Luciano D’Alfonso. Al momento -anche se senza alcuna prova documentale- si possono escludere queste ultime due eventualità.
C’è però bisogno di chiarezza ma pare pressocchè impossibile attendersi che la trasparenza arrivi proprio dall’Aca visto che è un credo mai praticato e che per ultimo la società si è fatta notare per un bando che cerca una figura apicale che non prevede l’incensuratezza del candidato.
Della serie anche condannato per noi va bene.