IL PROCESSO

ABRUZZO. Sanitopoli, quei 3mln di euro in contanti versati da Angelini e mai controllati

Versamento effettuato sul proprio conto 15 giorni dopo gli arresti eccellenti

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Del Turco e Caiazza

Del Turco e Caiazza

PESCARA. Ben 6.000 banconote da 500 euro più rotti per un totale di 3,2 mln di euro versati in contanti da Vincenzo Angelini su un proprio conto il 30 luglio 2008, cioè in pieno shock da Sanitopoli.
Il 14 luglio 2008 infatti scattarono all’alba i clamorosi arresti che segnarono la fine della giunta regionale di Ottaviano del Turco e diedero l’inizio allo scandalo più grosso dal ’92 in Abruzzo. In quei giorni di trambusto e polemiche Angelini, il più grande accusatore sulle cui dichiarazioni si basa gran parte dell’accusa e non arrestato (arresti domiciliari respinti dal gip) si recava presso la sua banca a fare un versamento più che sospetto e mai controllato dalla finanza.
L’altro dato che è emerso nell’ultima udienza del processo di venerdì scorso è che la notizia è riportata proprio in un rapporto della Guardia di Finanza che ha avvertito la procura di Pescara la quale non ha però ordinato ulteriori accertamenti. A ricostruire i movimenti bancari e immobiliari dei principali imputati è stato l’ex comandante della Finanza di Pescara Maurizio Favia che ha parlato per oltre 5 ore.

«CLAMOROSO»
«Insomma», ha chiosato dopo oltre 7 ore di udienza il difensore di Ottaviano Del Turco, rivolgendosi a Favia, «se ho capito bene c’è un signore che ha detto ‘ho dato 6mln di euro a Del Turco in contanti’ e non vi è una traccia che sia una sui conti bancari. Lo stesso signore si presenta in banca con 6.000 biglietti da 500 euro e non ritenete opportuno svolgere alcun tipo di accertamento?»
Anche dopo una intera giornata di parole la bagarre, l’ennesima, è scoppiata comunque dimostrando una lucidità invidiabile: sono volate ancora accuse, si sono infiammati i pm Bellelli e Di Florio, il presidente del collegio Carmelo De Santis ha faticato non poco a sedare gli animi.
La vicenda, però, non cadrà nel dimenticatoio. Anzi, sarà uno dei punti cardine della difesa che già venerdì scorso ha chiesto spiegazioni che non sono arrivate. L’importanza è chiara, dice la difesa: se Angelini dice di aver dato soldi ma questi soldi non si sono trovati come si fa ad escludere invece che se li sia tenuti e poi li abbia versati in banca proprio quel giorno?
Una obiezione che dovrà essere smontata in fase di conclusione che ha solo una falla: presupponendo che il burattinaio sia Angelini, presentarsi in banca per un versamento che da solo sarebbe sospetto in ogni caso e soprattutto “tracciabile”, sarebbe una ‘leggerezza’ enorme.
Anche la moglie di Angelini, Annamaria Sollecito, qualche settimana prima aveva depositato, sempre in contanti, altri soldi e precisamente altri 600mila euro.
«Da dove vengono queste somme? E’ stato chiesto?», ha detto in aula Giandomenico Caiazza.
Una risposta in pochi secondi è riuscita a darla lo stesso Angelini che ha spiegato che si trattava di soldi derivanti dalle numerose provviste accumulate nel tempo e che la circostanza non negava affatto la possibilità di aver dato tangenti a Del Turco.
Questa mattina nella nuova udienza del processo probabilmente il giudice concederà nuovamente la parola ad Angelini che la manterrà per molto tempo e che deve ancora una articolata risposta a De Benedetti.

«NESSUNA TRACCIA DI CONTANTI SUI CONTI DI DEL TURCO»
Il colonnella Maurizio Favia che ha condotto e diretto le indagini per oltre due anni ha cercato di ricostruire in sintesi i vari movimenti bancari di Ottaviano Del Turco illustrando anche le verifiche effettuate. Alla fine come aveva già spiegato in maniera articolata ha dovuto riassumere il tutto così: «Non ci aspettavamo certo di trovare versamenti ingenti in contanti sui conti (le tangenti ndr) ed infatti non le abbiamo trovate sui conti di Del Turco mentre ci sono in quelli degli altri come Lamberto Quarta per esempio».
Favia ha “mostrato” la radiografia dei conti dell’ex presidente partendo dal dato della disponibilità netta al momento del controllo: 490mila euro. E’ stato inoltre calcolato che dal 1 gennaio 2003 al 5 marzo 2008 lo stesso ex governatore dal suo conto della Banca Toscana di Collelongo con bonifici o assegni ha girato alla sua compagna, Cristina D'Avanzo, un totale di 611.498 euro.
Molti di questi bonifici sono effettuati in corrispondenza di acquisto di immobili, case a Roma e in Sardegna.
180mila euro in assegni circolari vengono girati alla D'Avanzo per l’acquisto ad ottobre 2006 di un immobile in Sardergna, una piccola casa secondo la difesa, di modesto valore, intestato alla donna ma interamente acquistato con i soldi di Del Turco.
In occasione dell’altro acquisto di casa a Roma (presso piazza Cavour) sempre Del Turco gira alla convivente 269.498 che corrisponde all'intero importo da pagare. Si tratta di una casa di proprietà dell’Inps che finì anche al centro della campagna dell’Adusbef sulle vendite “agevolate” ai politici del patrimonio dell’ente. Il pagamento avviene il 17 marzo 2006 e la procura nota che in quei giorni Angelini individua una dazione in contanti.

LO SCOPERTO SOSPETTO
Il colonnello Favia nel tracciare i movimenti ha evidenziato più volte come alcun operazioni siano state strettamente regolari dal punto di vista dell’ipotetico riciclaggio ma molto sospette e non “comune” dal punto di vista bancario. Infatti è vero che i soldi con cui la D’Avanzo paga la case arrivano da Del Turco ma quei soldi sono tracciabili e vengono poi ripianati con lo smobilizzo di una polizza e di titoli. La stranezza, ha notato il colonnello, è che con queste operazioni il conto di Del Turco è andato in rosso di 270mila euro «una operazione che pesa sull’istituto bancario» nel senso che sarebbe stato difficile consentirlo ad un “comune” cittadino. Dunque la domanda del finanziere è stata «perché decidere di andare in rosso e non smobilizzare i soldi prima?»

LA TELEFONATA ED UN NUOVO SOSPETTO
Nel corso delle intercettazioni telefoniche la Finanza ha ascoltato con attenzione una conversazione tra Del Turco e Margherita Vallefuoco, pubblico ufficiale (pare dei servizi segreti) che con l’ex presidente della Regione ha lavorato nella commissione antimafia. Favia ha raccontato la telefonata definita «amabile e amichevole»: si parlava di arte poi Del Turco ha accennato ad uno sfratto imminente e Vallefuoco gli domanda: «ma come, non avevi comprato casa a piazza Cavour?». A quel punto secondo il finanziere, il tono cambia, Del Turco diventa brusco, nega la circostanza e interrompe la telefonata.
«Non comprendevamo», ha detto Favia, «come mai ci fosse una reazione ad affermazione che pure era nota». Anomalie sono state riscontrate anche sul conto della convivente di Del Turco che prima del 2003 dichiarava reddito inferiore a 10mila euro e che dal 2003 al 2008 ha incassato circa 600mila euro ma spendendo circa 60mila euro in più.
E’ stato analizzato anche l’acquisto della casa del figlio, Guido Del Turco: pure in questo caso l’immobile è stato acquistato grazie all’intervento dell’ex presidente con la cessione di alcuni quadri venduti alla galleria Mucciaccia di Roma. La casa, del valore di 453mila euro, è stata poi pagata con assegni emessi dalla galleria d’arte in seguito alla vendita dei quadri ed il residuo con un mutuo da 200mila euro acceso sempre dal figlio Guido.
Le contestazioni sono frequenti, le accuse pesanti e a tratti oltre i limiti. L’avvocato Caiazza ha contestato affermazioni e conduzione ed in un tratto anche le affermazioni del finanziere. Tra le urla si è inserito anche il pm Giuseppe Bellelli: «vuole dire che è reticente? lo dica chiaramente… minaccia i testimoni… l’avvocato ha detto “avrà un seguito questa udienza”...»
Caiazza contestava la confusione che poteva ingenerarsi nell’accostare ai periodi indicati le presunte dazioni di Angelini.
«Che vuol dire nello stesso periodo sono state riscontrate le presunte dazioni di Angelini? Non abbiamo appena detto che sui conti non ci sono tracce di tangenti?»
Diversa la situazione di Quarta che secondo il racconto e le indagini avrebbe avuto molta disponibilità di contanti che versava regolarmente anche ad alcune suo conoscenze.

SANT’ANTONIO IN SOCCORSO DI DEL TURCO
Per alcuni minuti ha poi preso la parola anche lo stesso Del Turco che ha spiegato al tribunale come la presunta dazione di Angelini individuata il 16 gennaio 2006 a Collelongo è «una menzogna».
«In quel giorno, presidente», ha detto Del Turco, «c’ è la festa di Sant’Antonio e a Collelongo ci sono10mila persone. Casa mia, che è in centro, è irraggiungibile con l’auto ma bisogna parcheggiare molto distante. Inoltre a casa mia c’erano consiglieri regionali, amici, conoscenti, finanzieri: è impossibile che ci sia stato anche un uomo con una busta. Questa è la prova della menzogna».
Sulla casa dell’Inps Del Turco ha invece detto che le trattative erano iniziate almeno due anni prima. Tra le ultime domande del difensore di Del Turco anche quella inerente la data degli accertamenti bancari effettuati a ridosso della misura cautelare (tra febbraio ed aprile 2008).