BUCO NELL'ACQUA

Aca, dall’inchiesta penale rischio condanne della Corte dei conti per amministratori

Per il consulente «dal 2009 al 2012 bilanci sistematicamente truccati»

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Aca, dall’inchiesta penale rischio condanne della Corte dei conti per amministratori

Di Cristoforo e Della Rocca


PESCARA. Si fa sempre più cupo il futuro dell’Aca, la società pubblica che gestisce i servizi idrici in 65 comuni del Pescarese.
Un rischio nemmeno tanto remoto anche per l’innesco di una serie di procedimenti giudiziari davanti alla Corte dei conti dove rischiano di sfilare amministratori, dipendenti e consiglieri di amministrazione della società.
Il tutto scaturisce dall’inchiesta penale “Shining light” che ha potuto beneficiare di una confessione piena degli imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro che hanno svelato tra l’altro il sistema tangentizio dell’Aca. Le confessioni, però, sono stato solo il primo passo, il resto lo hanno fatto gli uomini della Forestale e della Squadra Mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, che hanno approfondito eventuali illeciti nella gestione della spa pubblica da oltre un decennio occupata dal “partito dell’acqua”.
Ed è grazie a questa inchiesta che sarà consegnata ai posteri anche una versione “non politica” della gestione la quale è sempre stata benedetta dagli stessi amministratori pubblici (nonostante l’accumulo di 120mln di euro di passivo).
La gestione dell’Aca è stata sempre protetta da una opacità totale e da una omertà di fondo che ha permesso alla procura di poterlo definire «sistema Aca».
L’analisi del consulente della procura Gianluca Vita evidenza, avendo studiato tutta la documentazione contabile mai analizzata negli anni, nemmeno dall’Ato o dalla Regione, come i bilanci, almeno quelli dal 2009 al 2012, siano stati tutti «sistematicamente truccati» con lo scopo di arrivare a determinare un utile (purtroppo solo fittizio) e per lucrare sui “premi di risultati” che lo stesso Di Cristoforo & Co è riuscito a liquidarsi.

RISCHIO BANCAROTTA
Gravissimi i reati ipotizzati che vanno dal falso in bilancio alla truffa ma che potrebbe comprendere persino la bancarotta se la tesi del consulente dovesse essere accettata dal giudice.
Infatti, la tesi è che se i bilanci non fossero stati truccati si sarebbe potuto intervenire in tempo con azioni utili a ripianare il dissesto con azioni logiche e razionali, quello che invece è mancato negli anni. Coprendo lo stato di insolvenza si sarebbe, invece, aggravato il danno e il debito. Ed oggi il fallimento della società in amministrazione controllata è una ipotesi più che probabile. Cioè secondo le norme l’amministrazione controllata dovrebbe cessare in presenza proprio di quei reati ipotizzati e certificati dall’accusa. L’unica via possibile sarebbe il fallimento.
E a spaventare sindaci e amministratori dell’Aca sono gli interventi della Corte dei Conti che potrà beneficiare di una serie di documenti che non desterebbero dubbi né si prestano a diverse interpretazioni che accertano la «scellerata gestione» della società. Si tratta peraltro di diversi professionisti che negli ultimi tre anni hanno verificato sviste, mancanze, illeciti che vengono confermati in gran parte dal consulente della procura.

L’INCREDIBILE AFFRONTO: «NIENTE BILANCI»
Le cronache hanno raccontato come nel 2010 la Regione decise di commissariare l’Ato (cioè l’ente controllore delle società di gestione e dunque anche dell’Aca) e delle difficoltà di sottoporre la stessa Aca al controllo delle carte da parte del commissario Ato, cioè della Regione Abruzzo. Di Cristoforo a capo del cda dell’epoca promosse persino alcuni ricorsi al Tar per impedire che l’Ato controllasse i bilanci…
Un comportamento incredibile per un ente pubblico e per amministratori pubblici che erano abituati a gestire la spa come fosse cosa loro.
Il Tar ovviamente diede torto all’Aca e il consulente della procura annota: «pertanto è stato solo un inutile aggravio di costi per spese legali che, con ragionevole certezza, sembrerebbe comportare un danno erariale patrimoniale causato all’ACA Spa da parte del Consiglio di Amministrazione intero (Di Cristoforo, Di Michele, Di Luzio). Oltre al danno erariale sembra appalesarsi la fattispecie penalmente rilevante dell’impedito controllo ai sensi dell’art.2625 c.c. con danno patrimoniale provocato agli Enti Locali soci e agli altri creditori dell’ACA Spa e a favore dell’indagato Ezio Di Cristoforo e dell’ACA Spa se si considera l’immedesimazione del presidente del Consiglio di Amministrazione con la società dallo stesso rappresentata, dato che, con tale comportamento, il presidente dell’Ente Gestore ha potuto proseguire, ancora per un paio d’anni, nelle sue “condotte provvisoriamente iscritte nella rubrica di imputazione” di cui al presente procedimento penale».
Insomma spese legali che si potevano evitare e che sono andate invece nelle tasche dell’avvocato Sergio Della Rocca, già consulente incaricato più volte dallo stesso Di Cristoforo ed oggi difensore di fiducia dello stesso in questo e nell’altro processo che dovrà affrontare (quello degli “storni selvaggi”).
Di Cristoforo rischia molto davanti alla Corte dei conti, non tanto per l’itera gestione fallimentare nel suo complesso ma anche per i singoli capitoli che potrebbero aprirsi a suo carico e a carico del Cda.
Per esempio per la gestione del personale.

IL CARROZZONE
Nel 2009 così come negli anni successivi il costo del personale è aumentato giustificando la definizione giornalistica di “carrozzone”. E’ ormai noto come figurino tra i dipendenti moltissimi parenti di amministratori locali, i più dell’area Pd e centrosinistra.
Il consulente, però, rileva gravi violazioni nella gestione di «32 contratti a progetto che sono sì scaduti nel corso dell’anno 2009, ma che sono stati stipulati in spregio all’art.7 co.6 D.Lgs. 165/2001, che dispone, al fine di conferire incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo, occasionale e co.co.co. ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, debbano sussistere i seguenti presupposti di legittimità per lo svolgimento di attività per le quali non si riesce a far fronte con il personale in servizio».
Condizioni puntualmente calpestate.
Non solo dunque le collaborazioni sono partite già col piede sbagliate ma molte poi sono terminate con l’assunzione sia volontaria da parte dell’Aca, sia “imposta” da sentenze di tribunale.

UFFICIO FINANZIARIO AD UN INGEGNERE
La gestione patronale e autoritaria di Di Cristoforo sarebbe provata anche quando nel 2009
sollevò dall’incarico di responsabile dell’Ufficio finanziario Rita Verzulli. E’ il primo atto che sottoscrive appena eletto presidente per la prima volta.
L’incarico di Verzulli viene ricoperto dall’ingegnere Bartolomeo Di Giovanni «non avente alcuna competenza funzionale», annota il perito.
«Lo stesso (Di Giovanni ndr), come si desume dal verbale di sommarie informazioni del 19/7/2013», continua il consulente della procura, «aveva la mera funzione di firmare le determine di liquidazione così come gli venivano presentate. Tale organizzazione aziendale, con un ingegnere nel ruolo di responsabile finanziario, non sostenibile in uno stato di gravi difficoltà finanziarie, viene ad essere modificata nel corso del 2010 con la nomina di un’altra persona che, ‘per esperienza professionale, ha competenza per svolgere’ il ruolo di Consulente finanziario: «è Antonio Montemurro (come da verbale di incarico del Consiglio di Amministrazione del 2/7/2010)».
Dunque si solleva il responsabile finanziario, lo si sostituisce con un ingegnere e poi si sente l’esigenza di una consulenza esterna…
«La situazione appalesa in capo all’intero cda», si legge nella relazione, «una responsabilità per danno erariale evidente se si considera che una volta riammessa alla sua originaria funzione di dirigente finanziario, la stessa poneva in essere “un’attività di carattere straordinaria mirata alla ristrutturazione del debito”, la stessa funzione per cui era stato dato l’incarico al consulente Montemurro, che invece, dai dati contabili in nostro possesso, ha solo visto peggiorare la situazione finanziaria nel periodo della sua consulenza».
Marginale a questo punto la stranezza dell’incarico a Montemurro firmato nel 2010 ma che già veniva pagato nel 2009 per oltre 20mila euro e altri 9mila per l’anno seguente.
Una consulenza «irregolare» per il consulente anche perché la legge consente di rivolgersi a professionisti esterni solo in mancanza di professionalità interne.

IL PROCURATORE CUZZI
«La mancanza del rispetto delle regole da parte dell’ACA Spa», scrive il consulente Vita, «la si evince anche nella nomina di un procuratore del Consiglio di Amministrazione nella persona del Sig.Gaetano Cuzzi (in data 19/6/2009) ed ancor più nella gestione del dipendente, dott.ssa Verzulli, dirigente finanziario dell’Ente gestore. In tal caso è palese la responsabilità erariale del Sig. Di Cristoforo per aver utilizzato un consulente esterno in presenza di personale interno avente medesima funzione e sicuramente più competente nella specifica attività ACA Spa».

I PREMI DI RISULTATO PER «L’OTTIMA GESTIONE»
E poi ci sono le grane derivanti dai “premi di risultato” di gestione che Di Cristoforo ed i suoi si sono versati grazie agli «ottimi risultati» di bilancio «ormai “risanato”» (come solevano propagandare all’epoca) con un passaggio emblematico da un anno all’altro da 10milioni di passivo ad un attivo di poco più di 500mila euro.
Premi per quasi 400mila euro finiti al Consiglio di Amministrazione per un danno stimato in oltre 4mln di euro.
«In particolar modo», scrive ancora il consulente della procura, «le somme indebitamente trattenute dal Consiglio di Amministrazione, per quanto sopra affermato, sono anche maggiori se si considera che nella voce dei crediti “Enti diversi” sono state rilevate somme non dovute al consigliere dell’ACA Spa Sig.Giuseppe Di Michele per Euro 448.159,35. Pertanto stante i numerosi artifici e omissioni per ottenere tali somme e stante i mancati rimborsi sin dal 2007 (o comunque dal 2010 quando sono stati rilevati in bilancio), si appalesa in capo all’intero Consiglio di Amministrazione la fattispecie penalmente rilevante ex art.640 c.p., aggravata in quanto commessa ai danni dello Stato».

a.b.