mercoledì 26 novembre 2014

visite:

157.831.542

L'INCHIESTA

D’Ambrosio story, dall’arresto del 1995 a quello scampato nel 2011

L'ultima inchiesta sull'Ato pescarese svela scenari inediti ma non inaspettati sulla gestione dell'acqua

D’Ambrosio story, dall’arresto del 1995 a quello scampato nel 2011
PESCARA. L’inchiesta sull’Ato è ormai chiusa e molti degli indagati hanno chiesto di essere interrogati dal pm Valentina D’Agostino.

La speranza è che fornendo spiegazioni possano evitare il processo e convincere il pubblico ministero a non chiedere il rinvio a giudizio. Si tratta dell’inchiesta su una serie di presunte truffe ai danni dell’Ente d’ambito pescarese ma si contestano anche reati come il peculato, l’assunzione illegittima di una serie di persone, la corruzione per la vicenda che vede il conseguimento della laurea dell’attuale sindaco di Pianella, Giorgio D’Ambrosio, ex deputato della Margherita oggi nel Pd.
Con lui sono indagati altre 21 persone tra cui l’assessore di Pianella e dipendete Ato, Vincenzo Di Giamberardino, e il professore universitario Luigi Panzone, oltre ad una serie di sindaci del Pescarese in qualità di componenti dell’ente d’Ambito.
Una inchiesta insidiosa e passata in secondo piano forse perché non è culminata in arresti eclatanti anche se quanto emerge dalle carte è la sconcertante gestione di un gruppo di persone che da un decennio governano il settore acquedottistico ed il servizio idrico. E’ una inchiesta che può aiutare a capire come si muove il partito dell’acqua.
D’Ambrosio non ha gradito molto gli articoli che PrimaDaNoi.it ha già pubblicato spendendo parole non esattamente edificanti per questo quotidiano, minacciando querele persino in Consiglio comunale e dimostrando tutto il suo fastidio per il racconto di quelle carte che conosce bene.
Uno dei punti che D’Ambrosio ha contestato pubblicamente è la notizia (ovviamente vera) che gli investigatori avevano chiesto l’arresto suo e di altri ma che già il pm aveva ritenuto non sussistenti tutti gli elementi di attualità del pericolo di inquinamento o di reiterazione del reato.
Questo aspetto tuttavia è ben chiarito nelle carte dell’inchiesta condotta dalla Digos. In una delle informative finali si legge che «l’indagine complessiva fa emergere un quadro gestionale, interno all’Ato, estremamente compromesso, in cui il principale attore, D’Ambrosio, ha creato ed alimentato una struttura in larga parte asservita alle sue esigenze personali, di carattere politico ed economico. Con la collaborazione di personale interno attivissimo e fedele, Ferrante, Di Giamberardino, Pagano e Bernardini, ha distratto risorse umane, denaro pubblico e mezzi dell’organizzazione per fini personali. Inoltre, con la correità dei componenti dei Consigli di Amministrazione succedutisi nel tempo, ha compiuto una serie di atti amministrativi illegittimi volti a disporre impegni finanziari a favore di terzi in violazione dei più elementari principi di buona amministrazione, imputando altresì alla spesa pubblica la copertura di viaggi e conviviali effettuati per scopi puramente personali».
«La pressione ed il controllo sulla struttura», si legge ancora nel rapporto della Digos firmato dal dirigente Leila Di Giulio, «sono proseguiti anche negli anni successivi e sono attualmente ancora forti, poiché si concretizzano in interferenze continue, non istituzionali, finalizzate al condizionamento delle scelte importanti riguardanti la vita dell’Ente, quali la riforma degli Ato e l’adeguamento delle tariffe dell’acqua. Il D’Ambrosio ha tuttora continui contatti», si scrive nel rapporto datato marzo 2011, «con persone interne ed esterne alla struttura, dalle quali riceve informazioni riservate, ignorando completamente il legittimo titolare della direzione, il commissario Caputi, e dimostrando di avere ancora la capacità di manovrare l’Ente a proprio vantaggio».
«L’Indagine svolta ha aperto un ulteriore scenario del malaffare, interno all’Università degli Studi D’Annunzio di Pescara - Facoltà di Scienze Manageriali», scrive ancora la dirigente dela Digos, Di Giulio, «emerso dalle intercettazioni telefoniche del D’Ambrosio con Luigi Panzone, professore associato nella stessa Facoltà ed amico personale del predetto. Il rapporto tra i due è di tipo corruttivo. I riscontri investigativi compiuti hanno evidenziato, altresì, il coinvolgimento di altri professori».
Alla luce di tutto questo gli investigatori reputano necessario «impedire che gli indagati concordino le dichiarazioni con altri soggetti e dipendenti ATO; sussiste il pericolo di reiterazione del reato che, come evidenziato, hanno posto in essere i reati in trattazione sin dal 2003 perseguendone attualmente gli scopi; esiste concretamente il pericolo di inquinamento delle prove attesa anche la documentata possibilità di D’Ambrosio Giorgio di essere messo a conoscenza delle operazioni d’intercettazioni in atto e di qualunque altra notizia riguardante lo stato delle indagini; la gravità dei reati commessi; l’attualità nella gestione degli Enti pubblici di riferimento da parte di Giorgio D’Ambrosio e dei propri correi ancora presenti all’interno della struttura».
Si chiedono dunque le misure cautelari in carcere nei confronti di: «Giorgio D’Ambrosio, Di Giamberardino Vincenzo, Ferrante Fabio, Bernardini Fabrizio».
Stessa misura viene richiesta dalla polizia al pm anche per il professor dell’Università D’Annunzio, Luigi Panzone. Come detto il pubblico ministero D’Agostino non ha ritenuto di accogliere le richieste degli investigatori per cui non sono state richieste al gip le misure cautelari.

D’AMBROSIO ED I CARABINIERI DI PIANELLA
La carriera politica di Giorgio D’Ambrosio è tanto lunga almeno quanto le annotazioni della Digos sulle sue vicende giudiziarie.
Iniziamo con le cariche politiche più importanti: viene eletto presidente dell’Ato 4 Pescara e ricopre questa carica dal 2003 al 2007; è presidente del Consiglio di amministrazione di Aca Spa (la controllata dell’Ato) dal 1998 al 2002; Parlamentare alla Camera dei Deputati, eletto nelle liste della Margherita, dal 19 settembre 2006 al 28 aprile 2008; Candidato, non eletto, nelle liste del Partito Democratico al Senato della Repubblica per le Elezioni Politiche 2008; Sindaco di Pianella, riconfermato anche al secondo mandato, il 15 Aprile 2008 con la lista civica “Pianella Unita”; Segretario Provinciale del Partito Popolare dal 1999 al 2001 e Segretario Regionale della Margherita negli anni 2006 e 2007; Consigliere Provinciale di Pescara nel quinquennio 1999-2004 e 2004-2009; Candidato, non eletto, nelle liste del PD al Consiglio Provinciale di Pescara alle elezioni di giugno 2009. E' dipendente del Comune di Pescara dal 1981 in aspettativa.
Fin qui le note pubbliche del politico navigato. Meno pubbliche invece le vicende giudiziarie.
D’Ambrosio nel 1985, aveva 28 anni, viene denunciato a piede libero per la prima volta dai carabinieri di Pianella per il reato di peculato per distrazione, falsità ideologica continuata commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa aggravata. Il fatto riguardava l’irregolarità, da parte dell’allora giunta comunale di Pianella di cui il D’Ambrosio era vice sindaco, circa delle assunzioni di persone portatori di handicap.
Nel 1986 sempre i carabinieri di Pianella lo denunciarono per il reato di abuso d’ufficio continuato in relazione a presunti illeciti commessi in qualità di presidente della commissione esaminatrice, per l’assunzione di due posti per ufficiali amministrativi al Comune di Pianella. Su questa vicenda il 21 febbraio 1987 il pretore di Pianella condannò D’Ambrosio ad otto mesi di reclusione e alla interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno.
Nel 1993 la Procura della Repubblica di Pescara lo indagò ancora, insieme ad altri tre, per i reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica e truffa, nei confronti di amministratori del comune di Pianella. All’epoca D’Ambrosio rivestiva la carica di sindaco di Pianella.
Nel 1995 i “soliti” carabinieri di Pianella lo denunciarono ancora per inquinamento delle acque. Ma non fu quello l’avvenimento cardine di quell’anno poiché i militari all’alba del 10 maggio 1995 bussarono alla porta di D’Ambrosio per notificargli un provvedimento di arresto insieme ad altre 16 persone.
Nel 1996 ancora un’accusa per abuso d’ufficio in concorso con altri a seguito di presunte irregolarità in ordine alla realizzazione di un opificio a Pianella.
Il 3 gennaio 2007 la Direzione Regionale del lavoro di L’Aquila, su incarico dell’avvocatura distrettuale, dispose il fermo amministrativo dei crediti di D’Ambrosio e di altri soggetti condannati, con sentenza del 12 maggio 2005, al pagamento in solido della somma di € 774.010,36 destinata al Ministero del Lavoro per danno. Lo stesso anno viene deferito alla Procura della Repubblica di Pescara poichè, in qualità di legale rappresentante dell’Ato avrebbe permesso la realizzazione, in concorso con altri, di un deposito incontrollato di rifiuti liquidi sul suolo. Fatti accertati nel 2007 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, a Bussi sul Tirino, in località San Rocco, dove erano stati realizzati 2 pozzi per la captazione di acqua potabile. D’Ambrosio pubblicamente ha detto di non aver ricevuto al momento nessuna condanna e si dice ancora fiducioso della magistratura nonostante i tanti incidenti di percorso.

CONDANNA E CONCORSO
In quel lontano 1995 insieme a D’Ambroso venne arrestata anche Eleonora Antoccia, di Pianella, all’epoca dipendente del Comune di Pianella. Come D’Ambrosio anche la Antoccia venne condannata nel 2007 al pagamento della somma in solido di 774mila euro. I fatti riguardavano l’utilizzo di circa un miliardo e mezzo di vecchie lire di fondi pubblici erogati alla cooperativa che faceva capo alla Antoccia, finanziamenti che dovevano servire per opere e servizi di finalità pubblica.
Il nome della Antoccia però ricompare molto prima della condanna del 2007 e precisamente nel 2003: un altro anno storico poiché si svolse l’unico concorso pubblico dell’Ato per l’assunzione di tre persone.
Fu un concorso strano perché capitato in piena estate e che nessuno si affannò a pubblicizzare se è vero che per i tre posti si presentarono in… tre. Ad aggiudicarsi la vittoria furono per l’appunto Eleonora Antoccia, Donato Di Matteo -omonimo del politico del Pd- e Michele Dezio, fratello del più noto Guido.
La commissione giudicatrice era composta da Fabrizio Bernardini, segretario dell’Ente, Sergio Della Rocca, già consulente dell’Ato, Vincenzo Cirone, dirigente comunale. Supplenti: Nino Pagano, dirigente amministrativo, e Domenico Gelsumini, consulente gestionale e dirigente Aca.
Non fu una bella esperienza quella del concorso visto che in seguito per le assunzioni si saltò questa formalità.
a.b.

LA DIFESA DI D'AMBROSIO: IL COMUNE, IL PARLAMENTO, LE INCHIESTE E LE ACCUSE
In questa lunga apparizione in tv Giorgio D'Ambrosio parla della sua esperienza politica e delle sue vicende per oltre 36 minuti. Nella seconda metà della chiacchierata il sindaco si pronuncia ampiamente anche sulle accuse rivoltegli dalla procura in questa ultima inchiesta dell'Ato.
Molti gli spunti interessanti e le sue opinioni su decine di argomenti di grande rilevanza.

  

Letture

18668

26/03/2012 - 06:18

Commenti

1

D'Ambrosio e Pianella

29/02/2012 16:01

Postato da ivanooo

Come giornalisticamente ricostruito e riepilogato (finalmente! e... bravo Direttore!), già e anche con le sole sentenze definitive, "Giorgio" (per noi suoi amici di Pianella), ne ha combinate di cotte e di crude. Vedremo il proseguio giudiziario che, a questo punto, non cambierà, in un senso o nell'altro, la realtà del suo modo di amministrare. Resta, in trasparenza, il vero punto della questione: perchè, con un cursus honorum di questa vaglia (si fa per dire...), migliaia di cittadini lo votano e lo ri-votano (sempre meno invero)... Allora dev'esser vero che, simili personaggi sono possibili, cioè generati e "alimentati" (ops!), in contesti civici omogenei al loro eletto: D'Ambrosio è uno di noi, nel bene e nel male, affatto alieno al contesto sociale e culturale che lo esprime. Propongo una scommessa: scommettiamo che, chi ha maggiormente contribuito (e colpevolmente a parer mio) a innalzarlo così tanto, sarà tra i primi a sputar sopra il suo (politico) cadavere? Anche Pianella appartiene a quella Italia del "servo encomio e codardo oltraggio". Congratulazioni Direttore e, come utile completamento, si procuri "Nero Avvoltoio", un documento del D'Ambrosio dopo il suo primo, e gli auguro umanamente solo, arresto. Ivano Pietrolungo

2

M'ILLUMINO D'...INCHIESTA

29/02/2012 13:28

Postato da master

Luci e ombre alla ribalta. Soprattutto ombre ...troppe ombre ...ombre nere

La Redazione

Tel: 328 329 0550

Fax: 06 233 125 63

Skype: Donlisander