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Il paese delle clientele: le liste dei raccomandati nelle cliniche private
PESCARA. «Mortificazione della democrazia e dei diritti fondamentali». Non un concetto generico e lontano da noi. Al contrario una questione che ci tocca molto da vicino. * ANGELINI PAGA ANTONIO DI GIROLAMO (PD) MA NON SI SA PER FARE COSA
La raccomandazione è forse la cosa più odiosa che incide profondamente sulla nostra vita e sul nostro futuro: lavoro o fame. Ma si sa «se vuoi fare carriera devi essere raccomandato». Un adagio troppo comodo che spesso serve per "adagiarsi" invece che protestare e denunciare. Ma come avvengono le raccomandazioni e come funzionano è possibile capirlo leggendo con attenzione le carte del processo Housework che ha portato agli arresti il sindaco Luciano D'Alfonso. "Segnalazioni" fatte alla luce del sole, spesso con lettere o telefonate, con la "coscienza pulita" di chi fa la cosa più normale di questo mondo (perchè fanno tutti così) proprio come in conferenza stampa l'ex sindaco rivendicava con orgoglio il fatto che Toto offrisse gratis i suoi aerei o smentiva tranquillamente fatti poi accertati e documentati. Un reato difficile da provare, quello della "raccomandazione". Molto dipende dalla bravura del pm e dalla sua voglia o dall'acume degli investigatori e nella loro pervicacia. Restano comunque comportamenti che nulla hanno del senso più alto della politica o della civiltà e così «calpestano la democrazia ed i diritti fondamentali», così scrisse il gip Luca De Ninis nell'ordinanza di custodia cautelare di D'Alfonso. Comportamenti che rivestono un alto interesse pubblico e che devono essere conosciuti. PIERANGELI: "ASSUNZIONI SU INDICAZIONI NON LO ESCLUDO" Quando la polizia postale irrompe nella clinica Pierangeli, al terzo piano dove vi sono gli uffici di presidenza e la stanza del titolare del gruppo, Luigi, gli inquirenti cercano le prove di versamenti in nero a D'Alfonso (8.000 euro) e documentazione che possa in qualche modo avere a che fare con rapporti istituzionali con il Comune. Si troveranno le carte relative alla costruzione della nuova sede della Regione a Pescara, pure avallata dall'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco e dal suo braccio destro Lamberto Quarta, proposta dalla società di Pierangeli Cielo Alto srl.. Di quanto chiedono i poliziotti Pierangeli non sa ma indica il suo collaboratore, Giovanni Scurti, «suo referente per i contatti istituzionali», collaboratore storico, che fa parte del gruppo dal 1994. Un uomo che ha fatto strada e che rapporto istituzionale dopo rapporto istituzionale è finito in politica nelle fila della Margherita di Pescara, nientemeno che nel direttivo, dal 2003 al 2006, in ottima compagnia visto che il partito traghettava da Giorgio D'Ambrosio a Luciano D'Alfonso. In realtà le sue conoscenze con D'Alfonso risalgono agli anni '90 ai bei tempi della Democrazia Cristiana. Ma non si sono persi di vista: l'ex sindaco era spesso da Pierangeli e quando non poteva andare mandava Guido Dezio. E siccome piove sul bagnato Scurti è stato componente del consiglio di amministrazione della banca Caripe dal 2005, nonchè componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Pescara Abruzzo (1996-2005). Ruoli occupati per meriti? Macchè, tutto merito di Luciano D'Alfonso il quale il 19 ottobre 2004 fece dimettere dal consiglio Caripe l'altro fedelissimo Antonio Dandolo, direttore generale del Comune. Scurti agli inquirenti ha anche riferito di avere un bel pò di documenti inerenti una serie di operazioni che il cda di Caripe ha fatto a beneficio dei maggiori gruppi imprenditoriali per decine di milioni di euro, tra questi compaiono le ditte Di Properzio, Toto, Air One. Le "segnalazioni"? Una prassi. L'ultima, appena una settimana prima della perquisizione (novembre 2008): prima una telefonatina e poi un sms per ricordare quella persona così brava proveniente da Villa Pini. Quante persone sono poi state assunte da Pierangeli su indicazione di D'Alfonso? Impossibile dirlo di sicuro i raccomandanti ci sono ma una stima è cosa ardua. E di soldi Pierangeli ne pagava a D'Alfonso? Di sicuro alla Pescara calcio, ricorda Scurti, poi il 14 febbraio 2005 con una lettera nella quale D'Alfonso apriva la strada ad un collaboratore di Del Turco (erano i tempi delle elezioni del 2005). E poi nuovamente D'Alfonso alla carica affinchè il gruppo sanitario si facesse carico della manutenzione della rotatoria, richiesta ribadita dal dirigente Pierpaolo Pescara. Ma niente, il verde no. Poi è la volta di Pierangeli che ripete anche in questa sede quanto aveva già detto nell'ambito dell'inchiesta sulla sanità e cioè che Quarta e Del Turco brigavano con Angelini e permettevano sforamenti dei tetti sui ricoveri. «Per questo ho cercato disperatamente un referente che perorasse un equilibrio tra gli interessi in gioco, secondo giustizia e norma di legge», spiega Pierangeli ai poliziotti, «per questo mi sono rivolto a Luciano D'Alfonso. Però a parole mi rassicurava ma non ha mai agito di conseguenza. Le prime volte mi dava appuntamento al municipio poi all'hotel Duca D'Aosta, a questi incontri era sempre presente la dottoressa Petruzzi proprietaria di Villa Serena». E sulla lettera di D'Alfonso che raccomandava l'emissario di Del Turco? «La richiesta di contributi di D'Alfonso era un proforma con cui D'Alfonso voleva dimostrare di obbedire agli ordini di pacificazione con Del Turco. Non escludo che D'Alfonso ci abbia sollecitato assunzioni a cui io ho dato corso». LA LISTA DI TITTI PETRUZZI (VILLA SERENA) Dettagli interessanti emergono anche dalla perquisizione della titolare di Villa Serena di Città Sant'Angelo, Concetta Petruzzi. La dipendente della clinica che si occupa del personale ha riferito ai poliziotti con tutta tranquillità che presso la direzione pervengono decine di curriculum, molti di questi anche corredati da lettere di raccomandazioni da parte di esponenti politici. Per non sbagliarsi ha creato un file chiamato "RACC" nel computer e contiene tutte le informazioni sugli aspiranti dipendenti con la spintarella. Una lista lunghissima forse più di 300 persone, "clienti" di questo o quell'amministratore, che male c'è... Il sistema è semplice: una lista di nomi, quella dei raccomandati con accanto un numero che identifica un politico ben preciso. Numeri all'apparenza senza significato che hanno bisogno della chiave del codice contenuta su un foglietto nel portamonete. Così si capisce che il numero 1 è Rocco Salini, 2 è Luciano D'Alfono, 3 "il sindaco di Pineto", 4 D'Incecco (Vittoria), 5 Nieddu, 6 Aracu, 7 D'Arcangelo e poi Taglieri, Ginoble, Casini, tale innominabile "G.M.", Benigno D'Orazio, Fabbiani, Di Matteo Donato, il sindaco di Atri, Paolo Basilico, Gianni Melilla, il sindaco di Città Sant'Angelo. Ma non c'erano favoritismi, hanno assicurato Petruzzi ed i suoi dipendenti: il segnalato che non superava le valutazioni non veniva assunto. Ad ogni modo era sempre la titolare che si assumeva l'onere eventualmente di assumere un "brocco". a.b. 16/12/2009 9.20 CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOKarea utente »
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