Sabato 31 Luglio 2010
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«In Italia non c’è parità fra le religioni e questo può essere molto pericoloso»


 


L’AQUILA. Il prossimo 18 novembre il giudice Luigi Tosti, 57 anni, dovrà comparire davanti al Tribunale dell’Aquila come imputato. Dal 9 maggio scorso si rifiuta di tenere le udienze nel Tribunale di Camerino perchè l’Amministrazione Giudiziaria non rimuove dalle aule pubbliche il crocifisso e non autorizza il giudice Tosti a esporre i propri simboli.


PrimaDaNoi.it  lo ha incontrato e gli ha chiesto di rispondere alle nostre domande.



Il magistrato denuncia la marcatura delle pareti pubbliche da parte dei Cattolici e rivendica i diritti di uguaglianza delle altre confessioni religiose e degli atei. Tosti ha informato con una lettera il Ministro di Giustizia Roberto Castelli e con un’altra il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e a tutt’oggi non ha avuto risposta.

Giudice Tosti, perchè chiede che venga tolto il crocifisso dalle aule di Tribunale?
«Ci tengo subito a precisare che la mia non è una battaglia contro il crocifisso. Ognuno può credere alla divinità che preferisce. Io mi batto per eliminare la discriminazione religiosa. Non credo sia giusto autorizzare l’affissione di un solo simbolo e vietare gli altri. E proprio in nome dell’uguaglianza e della pari dignità di tutte le ideologie religiose, che nei mesi scorsi ho esposto provocatoriamente in aula il simbolo dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) di fianco al crocefisso dei cattolici».

Lei dal 9 maggio scorso si rifiuta di tenere le udienze....
«Sì, ma questo non vuol dire che io non lavori. Ho manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze in presenza del crocifisso, pretendendo, però, che lo Stato mi autorizzasse ad esporre i miei simboli religiosi. Mi presento in aula, controllo se il crocifisso è stato tolto e visto che non è ancora successo presento una dichiarazione rifiutandomi di svolgere l'udienza. Ma ripeto: insisto per poter esporre tutti gli altri simboli religiosi o di togliere anche quello. O tutti o nessuno».

Si è rivolto anche al Ministro della giustizia, Castelli, vero?
«Sì. Ho esposto le mie richieste e specificato che non esiste alcuna norma di legge, salvo una circolare del ventennio fascista, che accordi un siffatto privilegio alla sola religione cattolica. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Mi sono rivolto inoltre al Presidente del Tribunale di Camerino che mi ha detto che non è sua competenza stabilire se togliere o lasciare questo simbolo».


Che differenza c'è tra il suo caso è quello di Adel Smith che chiese l’eliminazione del crocifisso dalla scuola di Ofena frequentata dai suoi figli?
«Il punto di vista giuridico è perfettamente uguale. Diciamo che le sue rimostranze avevano come ispirazione un caso ancora precedente, quello di Marcello Montagnana, (che nel 1994 rifiutò l’incarico di scrutatore elettorale in nome della laicità dello Stato, a causa della presenza del crocifisso nel seggio, ndr)
che venne assolto (LEGGI LA SENTENZA

Lei lavora da molti anni. Come mai la questione emerge solo adesso? Insomma il crocifisso c’era anche prima...
«Diciamo che l’input è nato proprio dal caso Montagnana. Dobbiamo anche dire che sulla opportunità di tenere i crocifissi in luoghi pubblici se ne parla solo da sei, sette anni. Prima stavano lì alla parete e nessuno ci faceva caso. E poi se li abbiamo tollerati per cinquanta anni non vuol dire che dobbiamo continuare a mantenerli o condividerli»

...Ma forse la causa della nostra attenzione deriva anche dal fatto che la nostra società sta cambiando: oggi dobbiamo convivere con altre culture e religioni.
A proposito lei che religione professa?
«Io sono scettico, diciamo simpatizzante ebreo».

Non vede nel simbolo cristiano alla parete un messaggio di pace?
«No, il messaggio di pace proprio non ce lo vedo e nemmeno lo riconosco come un simbolo di civiltà. E’ il simbolo del Vaticano, dove non esiste il pluralismo religioso nè la democrazia. Dove impera la discriminazione nei confronti delle donne che non possono servire messa, e degli omosessuali, come noto dalle vicende di tutti i giorni. Ma lo Stato italiano dovrebbe essere diverso dal Vaticano, dovrebbe essere neutrale. C’è la Costituzione che lo ribadisce in più punti. Anche io da giudice devo svolgere il mio ruolo in piena neutralità. Così chiedo che agisca anche lo Stato».

Nel suo piccolo possiamo dire che la sua sia una battaglia... Cosa pensa delle guerre di religione?
«Questa mia battaglia è fatta proprio per evitare il fanatismo che porta poi alle guerre. In Italia impera il ruolo dei cattolici, che sono senza dubbio privilegiati, che possono tenere esposti i loro simboli religiosi, che decidono l’insegnamento della religione nelle ore scolastiche utilizzando le tasse che pagano tutti gli italiani non solo i cattolici. Le guerre di religione nascono proprio da questo fanatismo. Ovviamente quello che intendo io è diverso dal fanatismo islamico di cui tanto si parla ma potrebbe essere ugualmente rischioso».

Cosa si aspetta dalla sentenza del prossimo 18 novembre?
«Penso che come processo questa sia una grande opportunità. Se fosse stato archiviato sarebbe stato molto peggio. I giudici dovranno pronunciarsi in un caso uguale a quello di Montagnana di cui ho parlato prima. Da quella sentenza sono passati ormai 5 anni e in questo lasso di tempo è stata anche travisata e ignorata. Spero solamente che adesso venga applicata».

Ma nel caso in cui tribunale decidesse di non togliere il crocifisso tornerà alle sue udienze?
«Se non verrà tolto da tutte le ha aule d'Italia, perchè è questo quello che voglio, sarò io ad allontanarmi da quell’aula e dal tribunale che esibisce non solo la bandiera e la foto del presidente della Repubblica come simboli dello Stato ma anche un crocifisso. La battaglia continuerà con la corte costituzionale».

Alessandra Lotti 10/11/2005 12.58






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