SI TORNA A PARLARE DI RIGASSIFICATORE: «ORTONA BELLA DA MORIRNE»
ORTONA Si ritorna a parlare del rigassificatore ad Ortona. Una novità già emersa un paio di anni fa quando si scoprì una delibera comunale che ne creava i presupposti.Ora il dibattito ad Ortona sembra essere ripreso (non che sia proprio il momento migliore).
E ritorna a farsi sentire il Comitato della costa teatina che da sempre si schiera contro la petrolizzazione della zona turistica.
«Cemento, piattaforme petrolifere, centri oli e ora anche rigassificatori: uno sviluppo che del territorio fa obolo sacrificale , offrendo mirabolanti ricadute occupazionali a tuttoggi non verificate. La realtà è che Ortona sta scomparendo in nome di uno sviluppo mordi, devasta e fuggi», dice Fabrizia Arduini del comitato.
«Chiediamo all'Eni», si legge in un documento del coordinamento, «di riconvertire l'ex Centro Direzionale in un polo di eccellenza per lo sviluppo delle energie alternative, quelle sia in grado di creare posti di lavoro certi e duraturi. Un impiego che coinvolga la nostra meglio gioventù invece di vederla sparire tra gli sbuffi di un treno o dentro il rombo di un aeroplano. E invece no, la scelta lungimirante ad Ortona si chiama rigassificatore».
Dalle informazioni che iniziano a circolare (chissà se l’esperienza centro oli ha insegnato qualcosa all’amministrazione comunale di Ortona in fatto di comunicazione) si parla di una piattaforma offshore al largo della costa, lunga 3 campi di calcetto e alta 12 metri, che nella pancia stiva gas criogenico a meno 160 gradi.
Gas che, per tornare allo stato liquido abbisogna di elevate quantità di ipoclorito di sodio (candeggina) e acqua di mare.
Dati che si trasformano presto in cifre se paragonati al progetto di rigassificatore in cantiere a Trieste che avrà bisogno di 788 tonnellate/anno di ipoclorito per un flusso medio di acqua di mare di 38 mila metri cubi/ora.
Gli effetti?
«Contaminazione dei fondali», spiegano Antonio Bianco, Roberta Mancinelli, Andrea Natale, «la candeggina e le soluzioni di ipoclorito di sodio sono irritanti e caustiche; alterazione dell'habitat marino dovuto anche alle escursioni termiche elevate nella fase di riscaldamento del gas criogenico che pu� provocare moria di plancton, molluschi e crostacei. Le emissioni invece di un rigassificatore tipo sono: 1,77 milioni di tonnellate di gas incombusto, 77 tonnellate di ossido di azoto, 48 tonnellate di anidride carbonica».
«Concludiamo», aggiunge Lino Salvatoelli, «con i 43Km quadrati circa di interdizione alla navigazione che, sommati a quelli relativi alle future e numerose piattaforme petrolifere della costa abruzzese, comporteranno una faticosa gimcana, per pescatori e turisti in barca. Per non parlare del panorama: da brivido».
03/04/2009 15.09