Lunedì 06 Settembre 2010
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«L’ospedale di Guardiagrele perde psichiatria, geriatria ed il pronto soccorso»


L’INTERVENTO: IL PROFESSOR TENAGLIA

Ospitiamo l’intervento del professor Raffaele Tenaglia, dal novembre del 1994 Professore Straordinario di Urologia presso l'Università "G. D'Annunzio" di Chieti.


Illustre Direttore, le scrivo sulla chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele da cittadino (ho vissuto la mia infanzia da quelle parti), da utente (la mia famiglia ha avuto bisogno di quell’ospedale), da “praticante” (i primi approcci nel laboratorio, in corsia e in sala operatoria risalgono alle estati di una vita fa, con una bella rappresentanza Orsognese nell’Ospedale) e da Urologo universitario spesso in “trasferta” per operare in quelle sale operatorie, belle prestigiose e con grandi professionalità.
Guardiagrele ha espresso una grande vitalità medico-chirurgica ai tempi in cui il Medico, l’organizzazione sanitaria, il fattore umano erano gli elementi fondanti di un ospedale e della sua comunità.
Persone come Gastone Tenaglia, Gaetano Rosato, Edoardo Cipolla, Nicola Palmerio, Franco Liberatoscioli, Eugenio Iezzi, Franco D’Alleva, Eligio Pimpini,Ubaldo Cavaliere, Totò Del Duca e altri facevano la differenza perché portatori del sapere e dell’esperienza giusti.
Nel tempo l'innovazione tecnologica e i costi crescenti di tutto il sistema sanitario (personale più qualificato e differenziato, materiale protesico costosi e monouso, innovazione radiologica, l’enorme aumento delle attività chirurgiche, i farmaci e i cicli chemioterapici), avrebbero imposto (da almeno 15 anni) un programma sanitario vero con monitoraggi continui ed accurati delle malattie, dei costi relativi al loro trattamento, dei procedimenti diagnostici e preventivi.
Nel tempo meglio e più organicamente si dovevano definire il ruolo delle strutture territoriali, i collegamenti con la Medicina di Base e con gli ospedali e l’Università.
Di questi processi, certamente lenti, basati sul coinvolgimento copernicano della classe medica in primis e su una comunicazione mai sufficientemente esaustiva dei percorsi per i pazienti, non se ne avvertono neanche le intenzioni. Non mi appassiona sapere di chi sono le colpe. Mi interessa invece la ricerca delle soluzioni.
Che sono ancora possibili se si fa breccia nel muro omertoso e poco disponibile alle novità ed alla rinuncia dei piccoli privilegi che ognuno di noi si è ritagliato negli anni. La Chiesa (vedi le dichiarazioni del vescovo Bruno Forte), le associazioni di categoria, Confindustria, i Sindacati, l’Università sarebbero i soggetti qualificati non per i soliti riti inconcludenti del “sedersi attorno ad un tavolo”, ma soggetti attivi nel riuscire a formare una matrice comune di un Modello Sanitario Abruzzese. E’ questa l’unica soluzione poiché la situazione sanitaria abruzzese ha una sua peculiarità, perché non possiamo permetterci il lusso di sprecare tutto quanto è stato investito, e soprattutto perché non possiamo né dobbiamo, come abruzzesi, permettere di farci abbassare il livello minimo di assistenza cui abbiamo diritto. Dunque in questa condizione, nell’attesa di avere finalmente un assessore alla Sanità che abbia coraggio, competenza, idee innovative, si continua nelle chiusure indiscriminate, del tipo una botta e via, senza che ci sia un progetto organico regionale. Spero proprio che l’ultimo baluardo, la Conferenza dei Sindaci, con il suo coraggioso e spumeggiante Presidente Sindaco di Ari Renato D’Alessandro, possa avere gli strumenti per fermare una decisione che arriva tardi, è mal posta, non dice cosa ne sarà dell’ospedale di Guardiagrele, non è collegata ad un Piano conosciuto di Politica Sanitaria Regionale ed infine prosegue una politica sanitaria probabilmente di tutt’altro tenore rispetto a quella programmata dalla nuova Giunta regionale.

Grazie per l’attenzione.

Raffaele Tenaglia


19/01/2009 18.32
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