Martedì 09 Febbraio 2010
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Mollate gli ormeggi



L’INCHIESTA. 
FRANCAVILLA AL MARE. C’è un nuovo porto da costruire, una nuova opera che cambierà un pezzo di litorale, una darsena che disterà 5,72 chilometri dai porti pescaresi e 12,6 da quello ortonese.
Basterebbero queste misure per avere un quadro di massima e scartare la ragione del «serve proprio un nuovo porto». C’è chi lo vuole a tutti i costi e chi invece intravede pericoli prossimi venturi. Eppure basterebbe guardarsi un po’ intorno per capire…



IL SINDACO: "NESSUNA SPECULAZIONE"






Di Alessandro Biancardi

Dunque, non serve, non è necessario, ma lo si vuole costruire: ci sarà una nuova struttura volta al turismo in una regione che vuole puntare tutto sul settore.
E’, però, necessario conoscere il prezzo che bisognerà pagare -che va ben oltre i 20 milioni di euro stimati dai progettisti- e che influirà in maniera diretta proprio sulla costa che si vuole rilanciare e preparare meglio per i bagnanti.
Occorre allora conoscere fino in fondo le conseguenze possibili di una tale costruzione in mare ed effettuare studi seri sulle conseguenze.
Insomma, si tratterebbe semplicemente di imparare dalle esperienze passate (ma poi così attuali) di Pescara per evitare un nuovo pozzo senza fondo che si cercherà di riempire negli anni con soldi pubblici.
Il pozzo è quello del ripascimento delle spiagge, operazioni spesso invasive e che deturpano un litorale che vuole essere bello ed accogliente, lavori che risucchiano risorse economiche spaventose (come accaduto a Montesilvano e Pescara sud e alla stessa Francavilla).
«Ogni costruzione a mare modifica correnti e crea conseguenze sulle line della costa», è una affermazione cardine, non solo incontrovertibile ma pure sotto gli occhi di chi passeggia sugli arenili di queste parti e che nemmeno i progettisti del nuovo porto turistico ignorano.
Ecco allora l’aspetto da valutare:
come cambieranno le spiagge francavillesi dopo la costruzione del nuovo porto?
Le cose cambieranno (è certo), ma come?
E’ probabile che per circa 2-3 chilometri a sud ci saranno problemi di accorciamento dell’arenile (già visibilmente ridotto all’osso: in alcuni tratti anche meno di 20 metri) ma gli effetti potrebbero avvertirsi anche oltre i 3 chilometri.

Inoltre, non sono escluse ripercussioni (forse minime) anche nelle spiagge a nord.
Un attento studio che possa fornire maggiori certezze sull’argomento per ora manca, nessuno sembra averlo visto, non è stato reso pubblico.
Qualcosa viene detto nella relazione progettuale che presentiamo ma non abbastanza.
Eppure, in un dibattito aperto e franco sarebbe forse la prima cosa da valutare, prima ancora dell’ipotetica speculazione edilizia e la «colata di cemento».
E forse non è un caso che tutto questo avvenga ad un passo da dove altre persone stanno cercando in tutti i modi di porre rimedio all’erosione (che non è un fatto naturale, cioè che capita come i temporali ma è un effetto dell’attività antropica).
Qualche settimana fa è ricominciato il ripascimento a Pescara sud: «urgente», dell’ultima ora giusto per mettere qualche rattoppo per piantarci gli ombrelloni e per permettere il regolare svolgimento della stagione estiva (150mila euro). Ma per l’anno prossimo –annunciano esultanti gli amministratori di Montesilvano «potremo contare su un finanziamento di 2,7 milioni di euro». Evviva.
Ma la spiaggia ed il mare da quelle parti non sono più gli stessi.




COME NASCE IL PROGETTO DEL PORTO DI FRANCAVILLA



L’ente proponente è il Comunale di Francavilla al Mare che intende realizzare una «infrastruttura a servizio della nautica da diporto e della piccola pesca».
Come mai questa idea?
E’ stato considerato il «costante incremento del numero di imbarcazioni che stagionalmente stazionano nell’ambito del litorale comunale», si legge nella relazione al progetto, «nonché dell’opportunità di realizzare una struttura di rilevante importanza ai fini dello sviluppo dell’economia turistica locale».
E poi «l’assenza di un qualunque efficiente ricovero per imbarcazioni è molto sentita e
poco vale l’osservazione che a distanza non eccessiva è possibile fare ricorso a due
infrastrutture portuali efficienti (Porto di Pescara e il Porto di Ortona) ad una distanza
reciproca di circa 20 km».
Errato: il satellite, come abbiamo già detto misura 5,72 km da Pescara e 12,6 da Ortona.
«In effetti, i residenti ed in generale i frequentatori della località preferiscono decisamente una struttura di carattere “familiare”, di dimensioni medie, ad un grande porto esterno quale ad esempio il Porto di Pescara, di cui sono note le vicissitudini e gli inconvenienti o come il Porto di Ortona, di cui è noto il carattere tipicamente commerciale», si legge ancora nelle premesse, «è impagabile, per tale genere di utilizzatori, poter raggiungere
il rifugio della propria imbarcazione a piedi o in bicicletta e dedicarsi quasi quotidianamente, anche nei mesi invernali, a piccoli lavoretti di manutenzione o a brevi uscite in mare».
In definitiva è a questa clientela che intende rivolgersi il Comune di Francavilla con questa opera.
Il progetto è stato finanziato con le risorse della Delibera CIPE 84/2000, sottoscritto dal Ministero delle Infrastrutture, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Regione Abruzzo.
Il progetto preliminare è stato redatto il 19 novembre 2004. Con istanza (18 gennaio 2005) l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Angelucci ha richiesto in concessione le aree demaniali interessate dall’intervento.
Lo studio preliminare è stato effettuato dalla Associazione Temporanea d’Imprese, Studio di progettazione De Vito - Modimar – Seacon con sede legale a Chieti.
Le società Modimar e Seacon sono imprese con un folto curriculum alle spalle in fatto di costruzioni di porti con interessi nel Lazio, in Emilia Romagna e Liguria.
Gli stessi soggetti sono in corsa per costruire un porto a Terracina, simile al progetto francavillese, e dove arrivano loro, gli ambientalisti saltano sulle sedie.
E’ capitato ad un consigliere del Comune di Fondi, evidentemente troppo vicino a Terracina.
«Sorge per il nostro comune l'esigenza immediata di verificare se questa modificazione della morfologia costiera», scrive il consigliere comunale del Comune di Fondi, «non dia luogo all'accrescimento dei fenomeni erosivi sul nostro litorale, così come già verificatosi negli anni sessanta e settanta per effetto del prolungamento del molo foraneo e della costruzione della scogliera in difesa dell'albergo l'Approdo e sul litorale di Terracina, nel tratto a sinistra della foce del Sisto, per effetto della costruzione del porto di San Felice Circeo. Lo stesso studio delle Società Modimar e Seacon non esclude conseguenze profonde dalla modificazione della morfologia costiera».
Insomma cambiando nomi e località sembrerebbe si stia parlando proprio delle coste abruzzesi.
E non sembra ci si debba spingere oltre per capire che effetti ci saranno.
Dal punto di vista amministrativo però tutto sembra essere andato spedito, compresi pareri e varianti al piano regolatore, anche se non sono mancati i momenti di tensione all’interno dell’assemblea civica.


DOVE LO COSTRUIAMO?


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