PASTICCI INFINITI

Ospedale L’Aquila, a 7 anni dal sisma lavori non ultimati e mancano 10 mln di euro

«I soldi non ci sono», ha ammesso il manager Tordera

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L’AQUILA. L’ospedale de L’Aquila a 7 anni dal sisma del 6 aprile 2009 è ancora da completare: servono 10 milioni di euro che non ci sono.

A confermarlo ai microfoni di Sky News 24 è stato nei giorni scorsi il manager dell’Asl Rinaldo Tordera.

E’ però vero che il cantiere è in parte aperto e si sta lavorando per l’adeguamento sismico di uno dei corpi crollati nel 2009 per una spesa di 13 milioni di euro.

Ma ne servono almeno altri 10 per un’altra ala «meno vasta», ha spiegato Tordera, dove prima del sisma erano allocati «servizi non indispensabili». Peccato, però, che come ammesso dallo stesso dg, i 10 milioni di euro non ci sono. E questo vuol dire che il completamento dei lavori si allontana.

Lavori che vanno avanti da anni a singhiozzo, come nella peggiore tradizione italica, e il percorso sembra quasi maledetto, ostacolato da ricorsi al tar, blocco dei lavori, mancanza di fondi.

Una costruzione travagliata al centro anche di dibattiti parlamentari, esposti e polemiche.

A dicembre scorso, un paio di giorni prima di Natale è arrivata almeno una buona notizia: via libera ai reparti di ostetricia e ginecologia per 25 posti letto, con 3 sale parto e nido, la neonatologia e terapia intensiva neo natale, la chirurgia epatoblio pancreatica, e la chirurgia universitaria con 26 posti letto, ortopedia con 22 posti e urologia con 14 posti di degenza.

Ma dopo 7 anni il lavoro non è concluso.



I FERITI AL SAN SALVATORE

C’è da dire che il San Salvatore oggi funziona a pieno ritmo (sebbene la mensa sia ancora in un container): quando una settimana fa il sisma ha sconquassato il centro Italia diversi feriti sono stati dirottati al nosocomio aquilano. E proprio dall'ospedale San Salvatore sono partite ambulanze alla volta di Amatrice dove l’ospedale è stato gravemente danneggiato dalle scosse.


Le operazioni di soccorso sono scattate gia' alle ore 4, pochi minuti dopo la scossa distruttiva: si è trovata la disponibilita' di 74 posti letto per affrontare l'emergenza.

E L’Aquila e Amatrice oltre al dramma dei morti si sono ritrovate faccia a faccia anche nel dover mandare giù il boccone amaro di un ospedale a mezzo servizio. Era successo nel sisma abruzzese ed è successo anche in provincia di Rieti.

Dal 2009 l'ospedale di Amatrice aveva bisogno di un intervento «urgentissimo e indifferibile». Cosa è stato fatto? In quasi 8 anni - e nonostante uno stanziamento preliminare di oltre 2 milioni di euro- la messa in sicurezza non è mai avvenuta. Come ha raccontato nei giorni scorsi Repubblica le risorse sono rimaste intrappolate in un groviglio di burocrazia, abusi e indagini della magistratura.


IL CASO AQUILANO

Il 6 aprile del 2009 il San Salvatore venne in parte dichiarato inagibile. Dopo la scossa delle 3.32 arrivarono lì oltre mille feriti ma poche ore dopo l’ospedale venne evacuato a causa di cedimenti strutturali. Non si registrarono fortunatamente vittime a seguito dei crolli ma nel piazzale venne allestito un ospedale da campo, a pochi passi dalle strutture pericolanti.

La parte che, con il terremoto, è crollata (reparti di degenza, laboratori e sale operatorie) fu la prima ad essere inaugurata.

Una assurdità per una struttura che in caso di calamità dovrebbe restare in piedi. Eppure la vita di questo ospedale si è contraddistinta nel corso dei decenni per una serie di decisioni folli, sconclusionate, indecifrabili.

A partire dai lavori di costruzione, lunghissimi. Fase embrionale negli anni 70 e costi lievitati nel corso del tempo con una cifra finale 9 volte superiore alle stime iniziali.

Spesa inizialmente prevista 11.395 milioni di lire. Alla fine è costata duecento miliardi. Una montagna di soldi proveniente da Cassa del Mezzogiorno, Regione Abruzzo, Ministero della Salute, ministero dell'Università e della Ricerca.


IL CEMENTO DEPOTENZIATO?

Una montagna di soldi per mettere in piedi un gigante con i piedi d’argilla. O quasi.

Pochi giorni dopo il sisma il Tg2 raccolse una incredibile testimonianza di un muratore di 70 anni, oggi in pensione, che lavorava in una squadra di operai di una ditta napoletana che si è occupata della costruzione dell’ospedale San Salvatore.

Disse che sapeva bene che il nosocomio del capoluogo sarebbe crollato a seguito di una forte scossa.
«Più è duro e più è forte il cemento…invece quello all'ospedale era come acqua, acqua che correva sui canali, cemento molto magro», spiega ancora, «più sabbia che cemento», disse
Le “dosi” non erano rispettate «non c'era il 3% forse il 2…l'1 e mezzo».
Ma la costruzione è andata avanti così e misero le «travi trasversali senza ferro». L’operaio tentò anche una denuncia e si rivolse anche al sindacato.
«Siamo andati alla Cisl», raccontò ancora. «L'ospedale è nostro, io vivo a L'Aquila e non volevamo che succedessero imbrogli…»


ABUSIVO

Come scoprì invece un’inchiesta di Repubblica l'ospedale San Salvatore era abusivo. Non poteva essere aperto in quanto mancava il certificato di agibilità (l'atto che attesta la sicurezza, l'igiene e la salubrità dell'edificio).

«Non l'ha mai avuto», scrisse il quotidiano nazionale. «Non solo, l'ospedale - inaugurato nove anni fa - non risulta nemmeno nelle mappe catastali. L'immobile per lo Stato, dunque, non esiste».

Il caso emerse da una relazione che l’allora direttore generale della Asl aquilana, Roberto Marzetti, inviò alla Regione e al ministero della Salute. Una relazione nella quale Marzetti ricostruì la storia del nosocomio, dal 1972 (quando partì il cantiere) al 2009.


IL GIALLO IRRISOLTO

Sull’ospedale aquilano non è mancato anche un vero e proprio giallo: a fine giugno del 2009 un cittadino trovò nella propria auto un dischetto lasciato lì da un anonimo indirizzato alla Procura. Nel dischetto, consegnato ai magistrati, c’erano innumerevoli tavole riguardanti planimetrie e progetti dell’ospedale San Salvatore, un materiale cospicuo ritenuto utile.


NESSUN RESPONSABILE

Di responsabili per i crolli non ce ne sono.

Un processo in verità si è svolto, terminato nel 2013 con una assoluzione per i 4 imputati Gaspare Squadrilli, ingegnere strutturista e redattore dei calcoli negli anni settanta e direttore dei lavori della struttura (deceduto), Michele Tundo geometra e direttore del cantiere della struttura dal 1972 al 1974, Domenico Ciccocioppo geometra e direttore del cantiere negli anni 1973-1979 e Luciano Rocco, componente della stessa commissione di collaudo.

Il pm Fabio Picuti aveva chiesto un anno e mezzo di reclusione per tutti tranne che per Rocco, da lui considerato estraneo ai fatti. Il tutto a fronte della requisitoria che fu durissima visto che parlo’ di ‘colonne realizzate a occhio’ e di un’opera pubblica conclusa dopo 20 anni dall’avvio dei lavori con una spesa che oggi sarebbe di cento milioni di euro.


LA POLIZZA

C’è poi il caso della maxi polizza che negli anni si è guadagnata la ribalta dei giornali nazioni, interrogazioni parlamentari e una inchiesta della Procura della Repubblica.

I soldi (47 milioni di euro) del premio assicurativo sarebbero infatti stati dirottati per ripianare i debiti della sanità regionale.

La Asl dell’Aquila aveva stipulato in tempi non sospetti una polizza, assicurando il nosocomio del capoluogo abruzzese in caso di eventi calamitosi, compresi quelli sismici. La precedente direzione aziendale aveva adottato una deliberazione, imputando tali fondi in parte alla ristrutturazione dell'ospedale (per circa 25 milioni di euro), in parte all'acquisizione di nuove strumentazioni (per circa 14 milioni) e in parte per ripianare la perdita dell'esercizio 2009 per la minore mobilità attiva dovuta al terremoto (per circa 8 milioni).

Dopo l’avvicendamento alla ASL del nuovo direttore generale e l’accorpamento della Asl dell’Aquila a quella di Avezzano e Sulmona, la delibera è stata modificata nel 2010, imputando tali somme a sopravvenienze attive. «Sembra che le somme liquidate per i danni subiti dal sisma siano state usate per ripianare le perdite di bilancio della Asl», ha denunciato in parlamento la senatrice aquilana Stefania Pezopane che ha chiesto al Governo delle risposte «dal momento che, a sette anni dal sisma, l’ospedale dell'Aquila non è stato completamente ristrutturato, anzi molti reparti sono ancora ospitati nella tensostruttura provvisoria del G8, chiedo al governo se intende attivare verifiche per esaminare la correttezza dell’operato della direzione generale della Asl e della Regione Abruzzo».

Alessandra Lotti