IL DANNO

Pescara, alberi abbattuti. La solita storia: amministratori incapaci e ora pagano tutti

Pericoli anche a Chieti. Dubbi su procedure e genuinità delle scelte

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PESCARA. E all’improvviso 121 alberi devono essere «urgentemente» tagliati. Lo dice una relazione di un perito che ha già fatto parlare di sè e che ha di fatto “imposto” al Comune di operare con la massima velocità.

Troppa, dicono gli ambientalisti che non sono stati convocati, anzi sì, ma dopo le proteste, e ai quali sono stati dati pochi giorni per leggere tutte le carte.

Ancora una volta il sospetto che si abbatte sulla giunta Alessandrini è quella di aver negato concertazione e trasparenza, aver operato in modo troppo sommario, criptico e molto dubbio tanto che è sembrato che quegli alberi già tagliati stessero per cadere da un momento all’altro e non si poteva attendere nemmeno una settimana di più.

  E’ l’ennesima storia di normale distorsione della realtà che deve assolutamente celare la realtà che, peraltro, è scritta nero su bianco proprio da chi autorizza lo scempio: l’incuria e la mancata manutenzione.

In pratica con la relazione commissionata a Carlo Massimo Rabottni a febbraio 2015 e consegnata a luglio 2016 si dice chiaramente che i tagli degli alberi -che non sono stati analizzati a dovere o con strumentazione- devono essere tagliati perchè sono venuti su storti e rischiano di cadere in testa a qualcuno. Diversi sono malati molti altri invece sembrano godere di una grande forma pur in assenza delle cure minime.

Allora perchè sono pericolanti si domanderebbe l’uomo della strada mediamente pensante e al fresco di una verde chioma.

Perchè gli amministratori pubblici votati nel corso dei decenni a Pescara non hanno saputo ordinare, vigilare, garantire, operare e pretendere lavori a regola d’arte sul patrimonio arboreo cittadino. Sono loro i primi responsabili insieme ai rispettivi sindaci che avrebbero dovuto vigilare sul loro lavoro così dopo aver imparato cosa significa amministrare male i soldi pubblici oggi la città può comprendere cosa significa non prendersi cura del verde pubblico già falcidiato dal punteruolo rosso che ha stravolto la riviera e le palme che furono. L’unica soluzione che si presentò era quello del taglio mentre in altre zone d’Italia qualcuno sperimentava soluzioni meno drastiche e fruttuose.

Un taglio qui ed uno lì e nel giro di dieci anni la città ha perso gran parte del suo patrimonio verde.

Solo un paio di anni fa la stessa pineta dannunziana è stata decimata con centinaia di alberi abbattuti dalla neve perchè mai potati nè curati.

«Non ci sono soldi», viene risposto di sovente come scusa per la mancata manutenzione ma gira che ti rigira siamo sempre lì: perchè non ci sono soldi?

Forse colpa di chi ha amministrato male?


Così ora i pescaresi sono sbeffeggiati due volte: uno, perchè vedono abbattere centinaia di alberi e, due, perchè per farlo devono pagare oltre 200mila euro.

Infine la beffa finale: il pesante sospetto di conflitti di interessi e una relazione sommaria e forse con qualche errore (accusano gli ambientalisti).   


Senza contare che il Comune di Pescara, pur disponendo nella propria pianta organica e nei propri uffici, di due agronomi, da anni responsabili della cura e della manutenzione del verde cittadino, Mario Caudullo e Vincenzo Evangelista, coadiuvati da un Dirigente, Pierpaolo Pescara, specializzato in architettura del verde, (sostituito a luglio da Giuliano Rossi) abbia deciso di affidare all’esterno della macchina comunale tale stima e perizia, «evidentemente non fidandosi del lavoro e del parere dei propri dipendenti, relegati al ruolo di ‘passacarte’, ma aggravando di una ulteriore spesa i cittadini di Pescara», ha detto Armando Foschi di "Pescara Mi pIace".


Di fatto una delle ditte incaricate dal Comune direttamente in una precedente ondata di tagli fa capo all’assessore Pd di Città Sant’Angelo, Denia Di Giacomo, De Natura Srl.

Inoltre altri sospetti circolano sui social circa i trascorsi del perito incaricato scavalcando le competenze interne, Carlo Massimo Rabottini, il quale risulta indagato perchè proprio in qualità di perito avrebbe sopravvalutato terreni dell’imprenditore De Nicola, quest’ultimo indagato per bancarotta fraudolenta insieme all’ex dg di Carichieti, Francesco Di Tizio.

Se le accuse ancora non provate in sede giudiziarie dovessero risultare vere sarebbe una cosa molto grave e molte delle responsabilità ricadrebbero anche sulla amministrazione comunale pescarese che dovrà spiegare perchè l’affidamento all’esterno, poi perchè a quel perito e poi perchè non hanno avuto alcun dubbio nel proseguire nel taglio degli alberi nonostante sospetti e indizi.

Si sarebbe trattato in fondo solo di normale cautela, non di altro.


Il Comune respinge ogni accusa e lancia l’hashtag "Pescara, #pensainverde" ma -assicurano- non è una provocazione.

L’obiettivo finale - dice l’assessore Laura Di Pietro- sarà realizzare un piano organico strategico per il verde pubblico condiviso con tutti i cittadini. Inoltre l'affidamento all'esterno sarebbe conseguenza del già troppo duro carico di lavoro dei professionisti.

Le zone interessate sono quelle dell’Ina Casa, di via Rigopiano, via Fonte Romana, via Vespucci, via Rossetti, via del Santuario, viale Kennedy,  via  Scarfoglio e via Silone.  

 

Ecco, in sintesi, i dati della relazione fitostatica: 1.230 alberi analizzati su circa 17mila presenti a Pescara; 287 alberi, oggi “malati”, saranno sottoposti ad una cura/potatura “eccezionale”, che garantirà la loro salute per i prossimi anni; 121 verranno tagliati per ragioni di sicurezza pubbliche e per evitare danni a cose, ma soprattutto, a persone; 242 nuovi alberi saranno piantati (dove e di che specie da decidere nel processo partecipativo con i cittadini).


A CHIETI NIENTE TAGLIO PER MANCANZA DI SOLDI

Problemi in arrivo anche a Chieti dove la storia sembra molto simile.

A rischiare sarebbero almeno 50 alberi ma per ora sono graziati perchè il Comune non h a soldi per tagliarli...

«Gli alberi di via Ricci sono effettivamente malati», spiega il Wwf, «ma questo dipende palesemente dall’incuria prolungata nel tempo e da potature assurde, fatte evidentemente ignorando le regole più elementari. Cosa che accade regolarmente anche in altre aree, a tal punto che oggi la città rischia di perdere il proprio prezioso patrimonio arboreo, se si dovesse continuare con l’attuale incuria. Chieti aveva un tempo tra i dipendenti comunali anche qualche giardiniere, con risultati eccezionalmente positivi per gli spazi verdi cittadini. Oggi la manutenzione – quando c’è – è affidata a ditte esterne che non sempre si dimostrano all’altezza delle prestazioni richieste. Risultato: a fronte di un presunto risparmio immediato (tutto da dimostrare) si hanno danni certi a medio e lungo termine. Sul risparmio ci sarebbe poi da discutere visto che vengono anche piantate essenze in posti inadatti: un recente esempio sono i Tassi sistemati in vasi di fronte alla sede provvisoria del Comune inesorabilmente seccati in poco tempo e sostituiti».


Esiste una legge dello Stato, la 10 del 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, che prevede una serie di prescrizioni per far sì che gli alberi in città aumentino progressivamente a cominciare dalla piantumazione di uno nuovo per ogni neonato e dal “bilancio arboreo” del Comune che ogni sindaco dovrebbe presentare alla vigilia della scadenza del proprio mandato.

Ci sono quantomeno responsabilità politiche ed erariali enormi e non è più tempo di scaricare il danno sulla collettività.

La Corte dei Conti può agire autonomamente, sarebbe bene che lo faccia per questa ed altre enormi vicende abruzzesi.

 

Relazione Fitostatica Finale_pe