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Teramo città della Cultura 2020? L’opposizione non la prende bene

Pd: «proposta grottesca»

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TERAMO. Teramo si candida a città della cultura per il 2020: una decisione che poteva essere accolta positivamente da tutta la città ma così non è stato.

«E’ una proposta grottesca e paradossale poiché avanzata da chi ha condannato questa nostra bella e importante città a una decadenza quasi irreversibile», ha commentato il Partito Democratico che si chiede

come si possa divenire capitale della cultura se nel centro storico insiste da 20 anni un cantiere sul Teatro Romano finanziato ma bloccato per sola e unica responsabilità dell’amministrazione e della burocrazia comunale. O come si possa divenire capitale della cultura se nel centro storico, esclusa forse Piazza Martiri della Libertà, la pavimentazione, il decoro e l’arredo urbano sono peggiori di una località di un paese in via di sviluppo.

Eppure due giorni fa a Palazzo Melatino, sede della Fondazione Tercas, si è tenuto proprio un incontro tra alcuni rappresentanti degli enti che hanno costituito il Comitato Sostenitore alla candidatura di Teramo Capitale Italiana della Cultura 2020.

Il professor Mario Nuzzo ha sottolineato il valore della candidatura «per rafforzare il rinascimento e il recupero della città ritenendo che tutto dovesse trovare fondamento in una forte volontà di condivisione a fare rete volgendo in positivo differenze e ambizioni».

Secondo Giovanna Marinelli, Capo Delegazione FAI di Teramo, invece, la città di Teramo può diventare «un laboratorio di buone pratiche; un cantiere in grado di produrre e realizzare progetti per rafforzare il senso di comunità».

«Teramo grande cantiere di Rinascimento – ha affermato la professoressa Raffaella Morselli – per far conoscere questa città prima di tutto a se stessa poi all’Italia».

La città intanto sta a guardare e aspetta. «Evidentemente, nel concetto di cultura del Sindaco Brucchi e della sua Giunta non rientrano gli scavi archeologici e la storia della città che essi testimoniano», commenta Gianluca Pomante, consigliere comunale Arancione.

«Abbandonata ormai ogni speranza di poter visitare la Domus Romana di Piazza S. Anna, della quale probabilmente hanno smarrito anche le chiavi, sono tornato in orari "d'ufficio" agli scavi di Porta Reale, di Via del Cavalieri e di Via Cona, trovandoli puntualmente chiusi e degradati. Sebbene le condizioni siano migliorate rispetto a diversi mesi fa», continua Pomante, «non è migliorata la condizione di fruibilità, con percorsi chiusi o inesistenti, tabelle danneggiate dai soliti vandali, rifiuti sparsi, incuria e degrado all'interno e nei dintorni. Sembra proprio che Teramo non riesca a curare i propri gioielli; ciò premesso, di costruire percorsi culturali ed attirare turisti è inutile parlarne».