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Delfino d’Oro a Malagò, dal circolo Canottieri Aniene alle Olimpiadi (quasi) mancate

Faccia a faccia con i 5S sul buco da 235 mila euro

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PESCARA. Grande accoglienza trionfale, un prestigioso riconoscimento della città per dimostrare  tutta la gratitudine verso un «grande uomo».

Si è trasformata nell’ennesima autocelebrazione la sfilata di Giovanni Malagò, il potente presidente del Coni chiamato a Pescara perchè la giunta Alessandrini ha deciso di conferirgli il Delfino D’Oro, una onorificenza che si dà a persone illustri che hanno contribuito in qualche modo al bene della città.

La motivazione ufficiale del premio recita:

«atleta e dirigente sportivo per varie discipline e già componente anche della Nazionale di calcio a 5, imprenditore e dirigente ai massimi livelli nel mondo in cui si è formata ed espressa la sua passione per lo sport. Dal 2013 è presidente del CONI e rappresenta l'Italia nei più autorevoli consessi sportivi internazionali. “Pescara ringrazia un cuore capace di far battere le sue migliori energie e accoglie un prestigioso compagno di viaggio il quale, dentro e fuori dai confini nazionali, ha fatto in modo che divenisse davvero la porta e il centro del Mediterraneo” ».


Le «migliori energie» sono quelle spese prima con i Giochi del Mediterraneo del 2009 e poi quelli sulla spiaggia del 2015, festival sportivi, economici e clientelari che ha lasciato molti dubbi, buchi di bilancio nelle casse pubbliche (spesa totale intorno ai 100 mln di euro) e gestione più che opaca. Ma va bene così quasi per tutti.

E’ stata una occasione più che altro data a Malagò per continuare a battere sull’argomento che ora preferisce: le Olimpiadi.

Malagò ha posto l’accento sulla «grande eredità lasciata» dai Giochi, specie nell’impiantistica.

«Indubbiamente l'impiantistica sportiva ha avuto un grande beneficio da quell'evento e siamo contenti che il Coni supportò quell'iniziativa. Pescara é una città che in questo senso si sta caratterizzando per delle opportunità di offerta come impiantistica sicuramente di rilievo. Oggi vediamo che molte squadre di serie A di provincia fanno fatica ad avere uno stadio e impianto all'altezza. Basti vedere quello che è successo con il Crotone che è venuto a giocare proprio qui a Pescara, di Cagliari, del Carpi (Modena), del Sassuolo (Modena) costretto a giocare a Reggio Emilia ormai in pianta stabile, e non mi sembra una cosa da poco. Detto questo - ha detto il presidente Giovanni Malagò - bisogna anche guardare alla gestione e alla manutenzione di questi impianti ma sicuramente, a proposito di impianti, lo stadio Adriatico e le piscine Le Naiadi rappresentano un fiore all'occhiello per questa città».

L’esempio dello stadio Adriatico-Cornacchia non pare però del tutto calzante visto che nel 2007 furono spesi 10 mln di euro per “prepararlo” al grande evento del 2009, poi nel 2011 furono necessari altri adeguamenti, poi si scoprì che 10 milioni non bastarono per creare il settore dedicato ai disabili e giù altri lavori fino a pochi mesi fa dove si è sentito il bisogno di adeguare lo stadio ancora una volta per l’ascesa in serie A del Pescara. Di qualche giorno fa di un altro affidamento alla società del Coni (Malagò ringrazia) per il manto erboso.

Tra le eredità anche il buco da oltre 230mila euro nelle casse da predissesto del Comune di Pescara.

Ma non fu solo il festival dell’appalto facile per rimettere a posto qualche struttura sportiva, il più venne speso da un comitato “privato” che molto poco sportivamente ha sempre negato gli atti che avrebbero potuto raccontare molto meglio affari e affidamenti.

Per la replica del 2015 -manco a dirla voluta da tutta la politica- si è visto uno spiraglio di trasparenza in più per poche cose e per poco tempo. L’evento è stato talmente tanto dirompente e importante che si  è preferito cancellare dopo un paio di mesi ogni traccia dal web e persino il dominio ufficiale, insieme a tutto il materiale foto e video prodotto (costato caro).    

 Ma Malagò -che non si è mai occupato direttamente dei due eventi abruzzesi- ha voluto comunque decantare le Olimpiadi bocciate dal neo sindaco romano, Viginia Raggi, spiegando che se al Comune avesse vinto un’altra forza politica le cose sarebbero state diverse.

 «Una candidatura italiana alle Olimpiadi per i prossimi anni? Le cose nel mondo cambiano molto velocemente nel bene e nel male, anche se oggi più nel male che nel bene. Non sono un giudice o un oracolo ma credo che ci siamo messi in condizione di compromettere moltissimo per i prossimi anni una nostra candidatura. Questo mi sembra un dato di fatto», ha detto il presidente del Coni a Pescara, confermando per domani alle 12.15 una conferenza stampa presso il Salone d'Onore del Coni, per fare chiarezza sulla vicenda, trincerandosi questa mattina dietro un no comment.

«Senza nessun tipo di polemica e senza voler rimarcare certe considerazioni che da parte nostra tra l'altro sono state sempre molto rispettose, ma questo non può essere», ha spiegato, «perché si sa bene che è cambiato tutto, perché di fatto non si costruisce nulla se non il Villaggio degli Atleti che poi deve servire per una finalità pubblica. Un impianto che poi doveva essere super visionato e avallato dalle associazioni ambientaliste e soprattutto il parco dove si sarebbero dovute tenere le gare di canottaggio e canoa e tutto quello che doveva servire per creare una sorta di percorso naturalistico, anche a recupero di quello purtroppo versa in cattive condizioni».

«Le olimpiadi di Roma 2024 non sarebbero state le Olimpiadi del mattone».

CHI E’ MALAGO’

Proprio nell'ultimo numero dell'Espresso si lascia ampio spazio al personaggio e alle sue molteplici relazioni, riassunte con il neologismo dal suffisso un po' consunto di “Malagopoli”. Nel lungo articolo si descrivono meriti e virtù di un uomo molto potente che è cresciuto nell'ambito del Coni e del mondo sportivo e che il settimanale dà comunque in ascesa.

Tutto iniziò nel 1997 quando lui, figlio di Vincenzo Malagò, concessionario di auto di lusso, divenne presidente del Circolo Canottieri Anienne a 38 anni. Il Circolo viene descritto come un luogo di svago ma anche punto di riferimento di tutti gli intrecci economici ed affaristici della Capitale, e non solo; di qui passano e sono passati tutti gli imprenditori di successo, prevalentemente uomini (per le donne occorreva una particolare dispensa). Era ammessa Susanna Agnelli che ribattezzò il promettente Giovanni “Megalò” forse per le sue idee grandiose e di successo.

Con gli Agnelli, Malagò ha intrecciato affari specie con il socio di sempre, Lupo Rattazzi, figlio proprio di Susanna Agnelli.

Il settimanale spiega poi il “sistema Coni” un calderone che macina diversi miliardi di euro e per 4 anni Malagò ha gestito almeno 400mln di euro.

La ragnatela di interessi è fitta, come i tanti sodali come Franco Chimenti, Alberto Miglietta, Francesco Soro e, da poco, il ritrovato Angelo Binaghi.

Dentro la “Malagopoli” ci sono anche Luca Cordero di Montezemolo, gli imprenditori Angelucci, Gianni Petrucci, Lello Pagnozzi e persino Carlo Toto che Malagò conosce da molto tempo, e molto bene, perchè tra i vari incarichi ricoperti c'è anche quello di amministratore di molte società tra le quali la Air One che poi cercherà, senza riuscirci, di comprare persino l'Alitalia, poi assorbita dalla società di bandiera con una operazione anche criticata.

Ma a Malagò è sempre piaciuto volare alto finendo persino dentro Unicredit, azionista di riferimento della amata As Roma, poi ha amministrato “Il Romanista” e la Virtus Roma Basket dei fratelli Toti.

Secondo l'Espresso l'attività principale di famiglia resta concentrata nel gruppo Samofin e dalla controllata Samocar, le concessionaria di auto di lusso di fronte Villa Borghese. Tra le molte partecipazioni azionarie Malagò vanta quelle di Acea, Iren, Terna, Eni, A2a, Azimut, Banca Generali, Finnat Euramerica.

Insomma un premio più che meritato.

FACCIA A FACCIA MALAGO’-5 STELLE

Faccia a faccia ieri tra il presidente del Coni Giovanni Malagò e i consiglieri comunali di Pescara del Movimento 5 Stelle.

I pentastellati hanno chiesto chiarimenti in merito al buco di 235 mila euro generato a seguito dei Giochi del Mediterraneo 2015  e Malagò, che a Roma è in aperto contrasto con la sindaca Virginia Raggi per il suo no alle Olimpiadi, non si è sottratto al confronto.

Non solo si è detto pronto all’istituzione di una commissione speciale di inchiesta ma non ha escluso la possibilità di firmare un esposto alla Corte dei Conti.

«Qualche mese fa», hanno ricordato i consiglieri comunali, «abbiamo presentato una richiesta di commissione speciale di indagine in merito al gravissimo buco e pretendiamo di sapere se, così come sollecitato dai revisori dei conti, tale “buco” sia stato creato da inerzia operativa, se vi sia stata un’eventuale “supina” approvazione degli atti da parte degli organi di controllo o se il Comitato abbia “impegnato” spese senza la necessaria copertura finanziaria».

«Il Comune di Pescara soffre una pesante condizione economica-finanziaria legata al predissesto che ha portato i servizi al minimo e le tasse al massimo per i prossimi anni», conclude la capogruppo ms5 Enrica Sabatini «ed una cifra di tale portata aggraverebbe ancora di più la situazione senza avere, ad oggi, neanche una motivata giustificazione».

Il Presidente Malagò, come detto, ha accettato le richieste del Movimento: «lo sport non merita e non deve diventare il luogo in cui si perseguano valori diversi da quelli della correttezza, della legalità e del bene collettivo e faremo quanto necessario, a tutti i livelli, per chiarire nel dettaglio le responsabilità».