L'INCHIESTA

Sequestrato allevamento chihuahua a Montesilvano, allevatori e veterinario denunciati

Accuse di maltrattamenti, contraffazione e falso materiale

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MONTESILVANO. Un allevamento di Chihuahua sottoposto a sequestro preventivo a Montesilvano e tre persone denunciate.

E' il risultato delle indagini della procura di Pescara iniziate lo scorso autunno.

Il sequestro, disposto dal gip di Pescara Elio Bongrazio, su richiesta del pm Gennaro Varone, e' stato eseguito dai militari del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale e Forestale dei Comandi Stazione Carabinieri Forestale di Pescara e Tocco da Casauria.

Presente anche il personale medico veterinario del Gruppo Carabinieri Forestale di Teramo.

I tre denunciati sono i due titolari dell'allevamento, Mirco Giannandrea e Nicoletta Pellegrino, e un veterinario di Silvi, Michele De Camillis di 59 anni e sono accusati, a vario titolo, di contraffazione di documenti, falso materiale e maltrattamento animale.



CERTIFICATI CONTRAFFATTI

In particolare, dagli accertamenti documentali e' emerso che i titolari della struttura, contraffacendo in concorso tra loro i certificati di iscrizione all'Anagrafe Canina presso la Asl di Pescara di 22 cani, dichiarandone falsamente le date di nascita, hanno indotto i funzionari dell'Ente Nazionale della cinofilia Italiana (ENCI) di Milano al rilascio dell'apposita "denuncia di iscrizione" dei cuccioli al Libro Genealogico, propedeutico all'emissione di "pedigree" .

Un cane sprovvisto di pedigree non può essere considerato un “cane di razza”, anche se morfologicamente simile, e non potrà partecipare a manifestazioni “ufficiali” (esposizioni, prove di lavoro, ecc). Dato il prestigio dell’esemplare, sarà poco probabile che un allevatore di cani dotati di pedigree accetti di far accoppiare il proprio cane con un soggetto di cui non si conoscono le origini di selezione genealogica.

Da qui la decisione di confezionare documenti falsi per aumentare il valore degli animali sul mercato.



GLI ORMONI PER FAVORIRE L’ACCOPPIAMENTO

Dai controlli sull'allevamento e dalle intercettazioni telefoniche, e' emerso anche che, durante la loro attivita', gli indagati hanno somministrato alle fattrici vari ormoni progestinici per favorire l'accoppiamento e incrementarne artificialmente la riproduzione, oltre a correggere meccanicamente, durante le fasi di sviluppo dei cani, le mandibole di alcuni esemplari, per migliorarne il pregio estetico diminuendone il prognatismo, in vista della partecipazione ad esposizioni canine.


LE OPERAZIONI CHIRURGICHE

Gli allevatori, in concorso con il veterinario, hanno sottoposto alcuni chihuahua "pedigree", senza necessita', ad operazioni chirurgiche per l'espianto dei microchip, inoculandoli in esemplari diversi, per aumentare il valore commerciale di questi, facendoli risultare iscritti all'Enci, ma arrecando inutili sofferenze agli animali. Infine, sono stati posti sotto sequestro 30 cani, di cui 3 maschi, 12 fattrici di diverse eta' e 15 cuccioli da un giorno a due mesi di eta'.

Tranne due femmine, una con cuccioli di un giorno e l'altra prossima al parto, gli animali sono stati poi trasportati al canile rifugio di un comune limitrofo per il successivo affidamento volontario agli eventuali futuri richiedenti.


IL VETERINARIO INCONSAPEVOLE

Ma in questa storia c’è anche una veterinaria inconsapevole al quale la coppia ha fatto pressioni e sottratto timbri.

Quando gli inquirenti alla fine del 2016 hanno mostrato a questo medico i documenti sequestrati nell’allevamento e domandato se riscontrasse qualcosa di strano tra le carte acquisite lei ha risposto: «sì, effettivamente la firma è sempre uguale e sicuramente fotocopiata». La dottoressa, infine, ha tenuto a precisare «che qualsiasi collegamento intercorso negli ultimi anni con Giannandrea è assolutamente involontario, ed in questo ultimo lasso di tempo non è più stato voluto nessun tipo di rapporto».

Il medico, per tutelarsi, ha presentato denuncia per l’utilizzo di documenti ufficiali falsificati con il suo timbro e senza il suo consenso.

Qualche giorno dopo la donna si è presentata nuovamente dagli investigatori per raccontare che Giannadrea «con un fare arrogante e presuntuoso», pretendeva servizi a qualsiasi ora del giorno e della notte.

«Ti faccio terra bruciata intorno, guarda che me la paghi se non vieni subito e se non fai quello che dico io», le avrebbe detto in varie occasioni.

Inoltre l’uomo pretendeva interventi chirurgici senza l’utilizzo di un’anestesia adeguata per ridurre al minimo le percentuali di perdita dei cuccioli delle fattrici gravide, pratica, questa, sempre rifiutata dalla donna. La veterinaria, a causa delle continue vessazioni ha raccontato di essere stata costretta a ricorrere a cure psicologiche.



IL RACCONTO DELLA EX COLLABORATRICE

Una ex collaboratrice degli allevatori ha raccontato: «Si effettuavano espianti e reimpianti di microchip, dichiaravano cucciolate provviste di pedigree dove ne erano sprovvisti, o dichiaravano cucciolate di cani titolari ove non lo erano per alzare il prezzo di vendita, posso affermare che il DNA depositato all’ENCI del cane “Ciro Menotti” non è il suo ma di un altro cane… gli espianti a cui ho assistito sono stati diversi, all’ordine del giorno, effettuati diverse volte in mia presenza».

E gli inquirenti hanno raccolto anche il racconto di una cliente ricontattata dalla Pellegrino con la richiesta di portare il cane Derek Devil da un veterinario di Città Sant’Angelo per problematiche inerenti il microchip.

«Dopo varie insistenze della signora Nicoletta», ha detto la donna, «mi decisi a portare il cane presso l’ambulatorio indicatomi. Dopo qualche ora mi riconsegnavano il cane visibilmente assonnato, traballante ed indebolito come se avesse subito un’operazione post anestesia.

Ricordo che in quell’occasione De Camillis mi raccomandava di non raccontare dell’accaduto a nessuno, in particolar modo alla mia veterinaria. Prima di salutarci il veterinario mi consegnò un foglio contenente un numero di microchip, precisandomi che era quello il vero codice del cane. Dopo qualche giorno mia madre si accorse che il cane presentava dei punti di sutura nei pressi del collo sotto l’orecchio destro. Il cane non aveva il pelo rasato nei pressi dei punti di sutura, come di consuetudine durante l’operazione, pertanto l’intervento mi era stato totalmente nascosto».



IL CANE VIENE RESTUITO E … ‘MUORE’

Dopo qualche giorno, però, il cane Dark Devil viene restituito agli allevatori perché la donna dice di non poterlo più accudire. Dopo 13 gioni l’animale viene dichiarato morto ma Dark Devil è stato trovato vivo presso l’allevamento privo di microchip.

La donna racconta ancora: «ricordo che in occasione della visita i tre discutevano sul fatto che avessero “dato” un cane di elevato pregio ad un prezzo molto basso; a questo punto il Giannandrea riferiva che lui era interessato alle mostre canine e gli serviva il microchip di “Devil Dark” perché aveva il Pedigree».



LE INTERCETTAZIONI

Dall’ascolto delle conversazioni telefoniche sono emerse, inoltre, ulteriori ipotesi di maltrattamento animali. Infatti, per favorire l’accoppiamento degli animali, i coniugi hanno valutato la possibilità di sottoporli a “delle punture”. Si trattava probabilmente di farmaci a base di ormoni, i quali necessitano obbligatoriamente della prescrizione medica del veterinario.

Mirco Giannandrea: Tu calcola che Spank non monta più non monta eh...

Pellegrino Nicoletta: Eh .... lo so vabbè iniziamo a fargli ste punture da stasera no? da oggi, che dici?

Mirco Giannandrea: Si dai per forza dobbiamo incominciare a mettere a rotazione

In un’altra conversazione i due parlano della fattrice “Dalila”, provata fisicamente, al punto che l’animale stesso farebbe fatica a tenersi in piedi. I due discutono della possibilità di disfarsi della cagnetta, cedendola a terzi, ma poi ci ripensano, decidendo di farle continuare imperterriti l’attività di riproduzione, con l’unico scopo di vendere i cuccioli unitamente ai pedigree.

Mirco: Che ti dico ... proviamocela a tenè ...

Pellegrino: Non lo so ... a volte dico mò gliela do perché non lo so ... a pelle, la sensazione che ho a pelle è che il cane non va più, a sensazione che ho a pelle ... capito?

Mirco: Capito.

Pellegrino: Se tu mi dici che sensazione hai ... il cane non va, che ti devo dì ... la sensazione che ho a pelle che è un altro fiasco ... poi se magari non lo sarà mi dispiacerà e dirò ho sbagliato però neanche posso vivere una vita ...



Alessandra Lotti