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Bussi, un imprenditore non basta. D’Alfonso ne vuole due: arriva anche Todisco?

Il Forum H2O: ora basta giocare sulla pelle della Valpescara

Redazione Pdn

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PESCARA. L’idea sembra chiara ed è stata ribadita pure questa mattina nel corso dell’incontro istituzionale tra i soggetti che dovranno sottoscrivere l'accordo di programma per la bonifica e la messa in sicurezza del Sin di Bussi: si deve realizzare un percorso condiviso per agevolare e favorire lo sviluppo economico dell'area industriale di Bussi.

In video conferenza hanno partecipato da Roma anche i dirigenti del Ministero dell'Ambiente.

Al momento c’è una certezza, un investitore, Filippi Farmaceutica, che si è impegnato a generare sul territorio posti di lavoro. Ma c'è anche un secondo investitore, che potrebbe aggiungersi al progetto di reindustrializzazione del sito di Bussi, ha sottolineato il presidente Luciano D'Alfonso a margine del tavolo tecnico.

Gli ambientalisti, però, sono scettici e sostengono che la reindustrializzazione starebbe diventando l'alibi per non bonificare e per ritardare azioni obbligatorie per legge che, tra l'altro, garantirebbero il lavoro a centinaia di persone per un decennio.
L'accordo di programma per la reindustrializzazione sarebbe dunque solo un tassello aggiuntivo che non può ritardare o, peggio, posticipare sine-die, la bonifica (con le ventilate tombature di aree inquinate).

Il concreto timore è che venga utilizzato come specchietto per le allodole o, peggio, come foglia di fico per la mancata attuazione di obblighi di legge.

D’ALFONSO: «FARE IL POSSIBILE»

«Ora noi dobbiamo fare l'impossibile per comporre le due proposte affinché possano coabitare e portare benefici profondi sull'intera area», ha spiegato D’Alfonso.

Oltre a Filippi, che ha già presentato a Bussi il suo progetto per rilevare le produzioni Solvay e realizzare un impianto farmaceutico, c’è la Todisco.

 Le due proposte, lo si dice ormai da tempo, potrebbero diventare un unico programma di investimento condiviso tra le due imprese.

Già nei mesi scorsi sia il sindaco Lagatta che Filippi avevano espresso la volontà di poter stringere un accordo per fondare una nuova società in grado di garantire il programma industriale. Si parla del mantenimento dei 70 dipendenti oggi in forza alla Solvay, della realizzazione di un settore di produzione farmaceutica che dovrà svilupparsi in maniera modulare con all’inizio 50 lavoratori, e la prospettiva di inserire altri 7/8 moduli con 15 lavoratori ciascuno, in relazione agli andamenti futuri dei mercati.

«Per agevolare l' obiettivo - ha aggiunto cripticamente il presidente - potremmo prevedere l'utilizzo di ulteriori elementi di convenienza pur di arrivare alla definizione degli investimenti. E li vogliamo impiegare perché le sofferenze che hanno patito i residenti della zona a causa dell'inquinamento hanno una intensità fortissima. Sono convinto che ci sono condizioni per comporre le due proposte ma dobbiamo essere bravi e intelligenti a individuare la strada più condivisa, senza far prevalere le ragioni di parte».

Meno ottimismo arriva in queste ore, però, dal Forum dell’Acqua secondo cui si può dire senza timore di smentita che l'accordo di programma su cui tanto si è spesa l'amministrazione di Bussi «è naufragato miseramente».

La lettera del Ministero, giunta il 20 maggio dopo l’esposto esposto del 16 maggio, ha fatto emergere le lacune dell’operazione.
«L'unica cosa che rimane è la perdita di tre anni di tempo prezioso durante il quale i cancerogeni e le sostanze tossiche sono continuate a uscire dai tre luoghi simbolo del sito inquinato di Bussi: discarica Tremonti; discariche 2A e 2B e Sito Industriale», denunciano gli ambientalisti.

In questi anni non si è bonificato un grammo di suolo; la falda è inquinatissima e porta i veleni verso valle, dice preoccupato il Forum. Sono passati 12 anni dal primo piano di caratterizzazione dell'area industriale in cui emergeva la situazione di inquinamento presentato dalla Solvay al Comune di Bussi nel 2004; nove anni dai sequestri delle discariche Tremonti, 2A e 2B.

«Non si può continuare a giocare con il futuro di Bussi e della valpescara», insistono gli ambientalisti secondo cui la strada maestra è la bonifica, costringendo le due multinazionali presenti a vario titolo nel sito, Solvay ed Edison, a fare semplicemente quanto previsto dalla legge.


E poi interrogativi che aspettano risposte: è stato attivata per il sito industriale la procedura di legge per l'individuazione del responsabile della contaminazione (colui che materialmente dovrà pagare la bonifica)? Il Piano di Bonifica previsto dal Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006 dov'è?

Si sta mettendo in mora Edison per la bonifica della Tremonti e delle 2A e 2B dopo la magra figura rimediata al Consiglio di Stato dal Ministero dell'Ambiente che con l'ex direttore Pernice è riuscito a sbagliare procedura richiamando una legge non più in vigore?

Sulle discariche 2A e 2B, quando si chiude la gara per procedere con il progetto definitivo e poi quello esecutivo di bonifica (perchè ad oggi siamo ancora al preliminare dopo dieci anni di commissariamento...)?
La Magistratura interverrà per bloccare la fuoriuscita dei cancerogeni dal sito e perseguire chi non sta operando secondo quanto previsto dalla legge?

«Bonificare è facile e non vogliamo continuare ad agire attraverso gli esposti», sottolinea il Forum: «basta seguire i passaggi previsti dal Decreto 152/2006 (e prima ancora dal Decreto 471/99). In questo senso, fin dal 2004, il Comune di Bussi ha gravissime responsabilità e l'attuale amministrazione a nostro avviso non sta facendo che perpetuare se non aggravare i ritardi nella soluzione delle problematiche del sito».