CAUSE INCIVILI

Tribunali d’Abruzzo. Oltre 2 mila cause attendono una sentenza da 15 anni

I tempi giusti del processo? Tre anni per un primo grado dice la Corte Europea

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ABRUZZO. Udienze lampo solo per decidere il rinvio anche a due anni, processi infiniti che magari ricominciano da capo per errori o cambio del collegio, sentenze sbagliate che si trascinano per gradi, giudici trasformati in produttori di sentenze in serie, i quali spesso non sono in grado di conoscere il processo che stanno trattando per l’incredibile mole di ruoli che devono gestire.

Come è possibile discutere trenta cause in una mattinata con cura, accortezza e perizia in un’aula che sembra un mercato?

Una macchina della giustizia che è diventata sempre più lenta, farraginosa, antiquata, inadatta e incapace di adeguarsi ai tempi (la tecnologia spesso è ancora solo un’idea) e tutto questo produce costi economici e sociali.

Quanto è dolorosa l’attesa in vista della risoluzione di una causa in cui si è finiti dentro, volendolo o no?

Si dice che una giustizia lenta produce solo ingiustizia tuttavia da molti decenni poco o nulla si è fatto per migliorare l’intera filiera; anzi le condizioni lavorative per i dipendenti, anche amministrativi, sono peggiorate molto, parallelamente al carico di lavoro che è aumentato.

Ma i tribunali non sono tutti uguali e la differenza lampante si tocca tra quelli grandi, delle grandi città, con spazi, mezzi, personale e dignità, e quelli piccoli di provincia quasi tutto il contrario, eppure sembra chiaro che tribunali diversi per qualità non possono garantire una giustizia uguale per tutti.

Una fabbrica di sentenze potrebbe non sfornare sentenze di qualità.

Ma anche i processi non sono tutti uguali: ci sono, per esempio, quelli “mediatici” dove le attenzioni di tutti sono maggiori, i tempi ristretti, gli avvocati roboanti.

Tutti gli altri processi, quelli che fanno numero, sono quasi l’opposto e magari si svolgono dall’altra parte del muro.


I PROCESSI MAI NATI

Discorso a parte -e non tracciato in nessuna statistica- sono le decine di migliaia di processi mai nati perchè fermati nella fase delle indagini quando gli elementi emersi nella ricerca di prove vengono giudicati insufficienti per un processo. Un giudizio proposto dal pm e spessissimo avallato dal gip, anche questi oberato di lavoro ma chiamato a conoscere nel dettaglio tutte le indagini svolte. La mancanza di un terzo controllo lascia il sospetto che qualche errore possa essere commesso a beneficio di chi, forse, meritava almeno un processo.

Tutto questo si fonde e confonde nella freddezza dei numeri e delle statistiche dei tribunali dalle quali pure si possono estrapolare informazioni interessanti e generiche espunte dal fattore “umano”.



PROCESSO CIVILE: ATTENDERE PREGO….

Per esempio, quanto dobbiamo aspettare per avere tra le mani una sentenza di primo grado in ambito civile?

Un bel po' a giudicare dai dati sul ‘magazzino pendenze’ dei tribunali d’Abruzzo: ben 2.042 i contenziosi aperti tra i 10 e 15 anni fa e ancora in attesa di una sentenza di primo grado.

Significa un esercito di persone, tra attori e convenuti, che battagliano su fatti che la Cassazione riterrebbe già degni di oblio ed invece montagne di carte, di soldi e di tempo si spendono ancora in attesa di giustizia.

In mezzo c’è di tutto: diritto di famiglia, divorzi, cause di lavoro, esecuzioni immobiliari e fallimenti.

Una situazione analoga in tutta la penisola dove un processo civile dura in media 8 anni in barba ai criteri determinati dalle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo secondo cui la durata di un procedimento deve considerarsi non ragionevole se supera i tre anni in primo grado, i due anni in secondo grado e un anno in Cassazione.

Tre anni in primo grado? E gli abruzzesi come sono messi? Decisamente male. Per quanto riguarda i contenziosi civili secondo gli ultimi dati del dicembre 2015 in Abruzzo ce ne sono 24.353 pendenti. Il record spetta a Teramo con ben 6.713 procedimenti ancora aperti.

Ma il record negativo bacia Avezzano dove su 3.005 cause ancora non definite, oltre 1.000 sono ‘vecchie’: ben 14 sarebbe meglio definirle “decrepite” perché sono cominciate oltre 15 anni fa, 94 oltre 10 anni fa (nel periodo 2003-2007) e 997 tra gli 8 e i 4 anni fa (2008-2012).

A Chieti ci sono 188 cause iniziate tra i 15 e i 4 anni fa ancora in attesa di una sentenza (dunque sicuramente fuori dai 3 anni ‘ragionevoli’ che chiede la Corte Europea), a L’Aquila 667 (il 22% di quelle aperte), a Pescara 1.726 (il 30%), a Sulmona 72, a Teramo 2.387.

E qui si tratta solo di persone in attesa di una sentenza di primo grado.

In appello c’è un altro po’ di gente che aspetta: 2 giudizi pendenti su casi del 2003-2007 e ben 3.260 di cause cominciate (in appello) tra il 2008 e il 2012.


LAVORO: AD AVEZZANO C’E’ CHI ATTENDE DA 15 ANNI

E qual è il giusto tempo di attesa, invece, per ottenere una sentenza in una causa di lavoro? Oltre ai problemi concreti di chi attende giustizia, magari senza uno stipendio, si aggiungono i soliti problemi. Quanto ci vuole per avere giustizia?

Probabilmente lo avrà chiesto più volte al suo avvocato quel cliente che ad Avezzano aspetta una sentenza da prima del 2002, o i 127 che hanno incardinato una causa nel periodo 2008-2012.

Ci sono 20 persone in attesa anche a Lanciano, che hanno cominciato la loro battaglia tra gli 8 e i 4 anni fa, così come altri 28 nell’Aquilano, 487 a Teramo, 31 a Vasto. Senza contare che in corte d’Appello ci sono 70 procedimenti incardinati tra il 2008-2012.

Ci si domanda il senso di una causa di lavoro che dura da dieci anni e che magari alla fine stabilirà che un licenziamento è illegittimo o che non c’è diritto al risarcimento… mentre nel frattempo si è dovuto cercare il modo di continuare a mangiare.


SEPARAZIONI E DIVORZI: 10 ANNI NON BASTANO

Anche per quanto riguarda divorzi e separazioni, le coppie in crisi lo sanno bene, i tempi d’attesa sono lunghi.

Quando l’amore finisce si deve incardinare una vera e propria causa, un processo insomma, fra moglie e marito che prevede alla fine la vittoria di uno dei due coniugi.

Al tribunale di Avezzano ci sono 256 contenziosi aperti. C’è una coppia che ha deciso di intraprendere questa strada 10 anni fa e non ha ancora concluso l’iter, così come una a Pescara e un’altra a Sulmona. Altre 72 hanno detto ‘basta’ a litigi e vita di coppia tra il 2008 e il 2012 ma formalmente sono ancora sposati.

A Lanciano pare sia più rapido, o le coppie più sbrigative: nessun grosso arretrato ma le cause più vecchie sono al massimo del 2013. Sono 68 a L’Aquila quelle ancora in piedi, tutte recenti, 494 quelle a Pescara con 27 coppie che si sono rivolte al giudice tra il 2008 e il 2012.

A Teramo le cause incardinate sono 479: 443 recenti le altre del periodo 2008-2012.


ESECUZIONI IMMOBILIARI: MEGLIO METTERSI L’ANIMA IN PACE

Tempi biblici anche per le esecuzioni mobiliari e immobiliari. Ce ne sono incardinate 11.185 in tutto Abruzzo, 2.774 sono cominciate da 8- 5 anni (il 24,8%), altre 640 (l’1,6%) in attesa di una definizione di primo grado da più di 10 anni. Percentuale bassissima, si dirà, ma comunque 640 persone (volendone considerare solo 1 per causa) che stanno lì ad aspettare.

Nel tribunale di L’Aquila attendono oltre il ‘ragionevole tempo’ in 137, a Pescara 134, ad Avezzano in 119, a Teramo 81, a Vasto ce ne sono 72, a Chieti 39, a Lanciano 38, a Sulmona 20.


FALLIMENTI: ANCORA DA DEFINIRE QUELLI DEL 2005

Non va meglio con i procedimenti fallimentare aperti: ce ne sono 2.309 in tutta la regione: 670 cause (29%) in attesa di definizione da più di 10 anni, 753 (il 32,6%) incardinate tra gli 8 e i 5 anni fa. Il restante 40 percento a partire dal 2013.

Arriverà anche il loro turno, prima o poi.



Alessandra Lotti