LA NUOVA ARENA

Pescara Arena, le sinergie con Comune e Regione ed il progetto ambizioso

Presentato il progetto con una festa piena di ospiti e spin doctor

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PESCARA. Una festa dai toni autoreferenziali per presentare e sponsorizzare il proprio progetto del nuovo stadio e per fare in modo che diventi il progetto di tutti.

La mega iniziativa immobiliare del "Pescara Arena" è il progetto di Sebastiani che  se rimane tale «sarà dimenticato domani» ha detto lo stesso presidente del Pescara Calcio. Per questo il messaggio sotteso a tutta la festa paludata di ieri è stato quello di cercar di convincere tutti del fatto che si tratti non dello stadio del Pescara ma di Pescara.

Iniziativa e guadagni privati ma sostenuti dal pubblico, sia inteso come ente che come “gente” perché, è chiaro, che solo così riuscirà a concretizzarsi e addirittura a rispettare le promesse di giocare la prima partita nel 2020.


Obiettivi ambiziosi ma non quanto il progetto che -a differenza di quelli del passato- passa per essere di amplissimo respiro con il coinvolgimento di “player” internazionali ma tutti con qualche link in Abruzzo. Progetto fatto da archistar e supportato da ingegneri della finanza e del diritto come l’avvocato Cerritelli, lo stesso interpellato dalla Asl di Chieti per smontare il project financing Maltauro, in quel caso contro la Regione.

Professionisti di altissimo livello per uno stadio che non è semplicemente uno stadio ma vuole essere una piazza nuova della città e soprattutto un catalizzatore di guadagni facendo in modo (è questa l’ultima moda del business) che la struttura possa ospitare i più disparati eventi e dunque possa macinare guadagni tutto l’anno e non solo due volte al mese per le partite di campionato.

 In questo clima si sono ritrovati tanti ospiti ieri sera, nel padiglione espositivo della Camera di Commercio.

Padrone di casa il presidente del Delfino Pescara 1936, Daniele Sebastiani, accanto al quale sul palco si sono alternati Giovanni Malagò (presidente Coni), Andrea Abodi, presidente dell'Istituto del Credito Sportivo, oltre al patron della Sampdoria Massimo Ferrero.

Una sessione tecnica specifica è stata dedicata al progetto al quale è stato dato un nome particolarmente evocativo, Pescara Arena. A illustrare i dettagli dell'intervento l'amministratore delegato della società di ingegneria Proger, Umberto Sgambati.

È stato lui a spiegare il progetto basato sulla passione collettiva e che ha come denominatore comune la "Pescaritudine", neologismo coniato insieme al ministro dello Sport, Luca Lotti, che ha portato il suo saluto attraverso un video.

 'Pescara Arena' non sarà semplicemente un impianto sportivo, ma accoglierà al suo interno un centro congressi, un'area commerciale, una food court, sky box e ground box, sale convegni e tanto altro ancora.

 Un hub trasportistico immerso nel verde «che ha la sostenibilità nel suo Dna».

Complessivamente si interverrà su 118 mila metri quadri, saranno 20.700 i posti complessivi, con una piazza coperta da 4 mila metri quadrati con 1.600 parcheggi.

Numeri importanti per una struttura che punta ad avere la certificazione ambientale Leed. Anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha sottolineato l'importanza del progetto.

«Avere un nuovo impianto nel 2020 in una città come Pescara e in questa regione, può essere utile non solo per il calcio, ma per tutto il movimento sportivo abruzzese».

«Per me questo è un progetto che mi fa essere felice due volte - ha detto il presidente del Credito Sportivo, Andrea Abodi - Primo perché è nato con B Futura, poi perché proseguirà con il Credito Sportivo e dunque ci sono il mio passato e il mio futuro. Stiamo parlando di un progetto importante che si realizzerà e che rappresenta un esempio di positività nell'ambito dell'impiantistica sportiva che vede Pescara all' avanguardia».


 I RINGRAZIAMENTI ALL’ASSESSORE

Sebastiani ha ringraziato particolarmente anche il nuovo assessore del Comune di Pescara, Stefano Civitarese, che ha giocato un ruolo importante nella scelta del luogo dove sorgerà lo stadio ed anche il sindaco Marco Alessandrini si è fatto parte attiva per trovare soluzioni a quella iniziale, poi scartata e non praticabile, di ristrutturare l’attuale Cornacchia.

«Ho incontrato più il sindaco che mia moglie» ha detto Sebastiani raccontando qualche retroscena del progetto.

Conferme sono arrivate dallo stesso sindaco Alessandrini che ha spiegato che il Comune fornirà tutto l’apporto possibile anche perchè la base è stata già fornita dalla Regione che ha inserito nel Masterplan l’opera.

Ed i grandi esperti e consulenti attivati dal Delfino Pescara sanno bene che tutto si gioca sul consenso e sulla velocità.

Il consenso dovrà venire da tutta la città e le istituzioni e per questo sarà attivata la stessa procedura dei grandi project financing (per esempio Maltauro…) con conferenze di servizio e pareri che dovranno essere rilasciati entro 90 giorni. Gli enti pubblici dovranno rilasciare il parere (tecnico) di progetto di pubblica utilità per poi dare spazio alle ruspe e al cantiere.

La velocità è altra caratteristica su cui si punta molto avendo già lavorato in questi mesi affinchè così sia.

 

La potenza di fuoco c’è tutta, le armi di persuasione pure, i soldi girano (o sembra che girino vorticosi) anche se non si disdegnano investitori che ambiscono ad avere il proprio nome «su una mattonella o su una poltrona». Non resta che attendere la risposta della città.



LE PERPLESSITA’

Di sicuro al netto di carte che per ora rimangono segrete ed un progetto spiegato solo con slogan, emergono le prime perplessità che si basano su due fronti fondamentali.

Le prime perplessità riguardano la ubicazione del progetto in un’area particolare della città e su terreni opzionati che daranno vita ad una lottizzazioni per oltre un centinaio di milioni.

Iniziano a circolare ipotesi alternative e per alcuni anche più confacenti all’intero progetto come la zona della stazione di Portanuova o la zona ai confini di Spoltore ma sempre nella futura “grande Pescara”. Luoghi che non avrebbero bisogno di varianti o di molte altre opere di infrastrutture viarie.

L’altro ordine di problemi legate al progetto è la sostenibilità finanziaria che viene calcolata mettendo nel calderone una serie di “accessori” che nulla hanno a che vedere con lo “stadio”: si parla dell’ennesimo centro commerciale e pure di una piscina nella speranza che venga coccolata meglio delle Naiadi… Intanto oggi intorno al vecchio stadio i negozi chiudono ma con il nuovo stadio dovrebbe essere tutto diverso.

Secondo l’ex parlamentare Raffaele Delfino l’area dell’intervento è «vincolata dal Piano assetto naturalistico - riserva dannunziana».

«La salvaguardia di un’area naturalistica il sindaco non la ritiene un dovere», dice, «ma un fastidio burocratico. L’ho sempre evitato, per l’affetto e l’amicizia cameratesca che mi legava a loro, ma a questo punto non posso non ricordare che il nonno Berardo le funzioni commissariali di Podestà di Penne, durante l’occupazione tedesca nel 1943 – 1944, le svolse con coraggio per salvaguardare i suoi concittadini e il padre Emilio sacrificò la sua vita per la giustizia».

Ma come si è detto è presto per giudizi, il prossimo passo sarà svelare le carte e valutare le opinioni dell’assessore Civitarese e quelle della amministrazione comunale che ha già dato il suo parere e che attende quello del consiglio comunale; qualche volta una semplice formalità, qualche altra uno scoglio insormontabile.