LE CARTE

Hotel Rigopiano: a Farindola tre sindaci per un disastro

Ritardi, sviste ed omissioni lunghe 20 anni ricostruite dalla Procura di Pescara

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FARINDOLA. Non c’è un sindaco di Farindola, dal 2004 ad oggi, che non abbia responsabilità nella tragedia di Rigopiano dove persero la vita 29 persone e altre 9 riportato lesioni, alcune anche gravissime.

Ne è certa la Procura di Pescara che ha iscritto nel registro degli indagati 26 persone; tra queste ci sono 2 ex primi cittadini più quello attualmente in carica.

Si tratta di Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola dal 2014 e in passato assessore, Massimiliano Giancaterino, in carica dal 2004 al 2009 (e oggi drammaticamente parente di una delle vittime) e Antonio De Vico,  in carica dal 2009 al 2014.

 

La sensazione, leggendo le carte della Procura è che quella valanga poteva essere evitata. Che non è vero che nessuno conoscesse il rischio, perché se ne parlò, più volte, nel corso degli anni.

C’erano relazioni con tanto di date di eventi precedenti. Nemmeno quello è servito.

I sindaci «Di Giancaterino e De Vico», dice la Procura, «rimasero inerti ed omissivi durante i loro mandati:  non operarono il rinnovo del PRG e nemmeno l'aggiornamento e l'integrazione dei piani di emergenza».

 

 

COSA SI E’ ARENATO?

Le carte raccontano che nel 1996 la maggioranza guidata dal sindaco Antonio De Vico -l’uomo forte di Farindola per essere stato più volte primo cittadino e aver ricoperto vari incarichi politici per oltre 25 anni- decise che l’allora Piano regolatore non era più utile e doveva essere cambiato.

Il Consiglio comunale votò pure una delibera (era il 5 luglio 1996) spiegando che il Prg vigente, cioè quello del 1987,  «non è più rispondente alle esigenze del territorio» e affidò l’incarico all’ ingegnere Marcello Romanelli.

Cosa è accaduto poi? Perché tutto si è arenato?

Non si sa ma la Procura sottolinea come un aggiornamento di quel Piano avrebbe praticamente bloccato ogni iniziativa edificatoria per l’hotel Rigopiano che negli anni si è completamente trasformato.

Il rifugio anni 70 è diventato un vero gioiello con tanto di centro benessere.

Eppure il Consiglio comunale di Farindola nel 1996, quindi 21 anni fa, affidò la redazione del nuovo Prg all'Ingegner Marcello Romanelli.

Sempre quell'anno venne firmata anche la convenzione tra il sindaco De Vico è l'ingegnere e si specificò proprio che negli elaborati dovesse esserci la precisazione «delle aree da sottoporre a speciali misure di salvaguardia per motivi di interesse naturalistico e paesaggistico».

 

Passano 3 anni e si arriva al 1999 quando la giunta comunale istituì la commissione valanghe.

Si sottolineò che il territorio del comune di Farindola «è qualificato con il pericolo valanghe  3- marcato, 4 forte».

 

 

I PERICOLI ERANO TUTTI SCRITTI

Nel 1999 nella relazione della guida alpina Pasquale Iannetti, membro della commissione valanghe c'erano riferimenti proprio all'area di Rigopiano

«Non vi è dubbio», scrisse l'esperto, «che sia il piazzale antistante il rifugio Tito Acerbo che la strada provinciale che porta a vado di Sole possano essere interessate dal fenomeno».

E poi l’avvertenza: «la zona deve essere tenuta sotto controllo».

E per finire un elemento utile a comprendere che forse la tragedia poteva essere evitata: «con questi dati la commissione valanghe potrà fornire indicazioni certe affinché in futuro si possa garantire la sicurezza delle Infrastrutture alberghiere, delle strade e dei parcheggi della località di Rigopiano».

Indicazioni mai giunte.

 

ALTRE RELAZIONI E ALTRE CONFERME

E dalla mole di documenti che ha tirato fuori la procura pare che tutti sapessero.

Ad esempio in una relazione del 2001 Angelo Iezzi segnalò che era stata individuata sul versante montuoso prospiciente l'hotel una situazione che «necessitava la definizione della pericolosità da valanghe, attraverso studi di ampio raggio»

E che ci fosse un pericolo forte di valanghe era stato segnalato anche nel 2003, nel parere acquisito dalla Commissione valanghe, di due guide alpine dopo un sopralluogo sul Monte San Vito adiacente al Monte Siella.

Nel parere si parla di una condizione di pericolo forte in quanto «il manto nevoso è debolmente consolidato e il distacco di valanghe è probabile già con debole sovraccarico. Sono da aspettarsi valanghe di medie ed anche singole grandi valanghe».

 

 

L’ULTIMA RIUNIONE

L'ultima riunione della commissione valanghe è stata fatta il 24 febbraio del  2005.

In quell’occasione il sindaco Giancaterino  specificò la volontà politica del Comune di Farindola di tenere sgombra dalla neve, transitabile, la provinciale fino a località Fonte Vetica per non precludere le attività legate al turismo invernale della zona.

 

ARRIVA L’AVVERTIMENTO MA NON SUCCEDE NULLA

Siamo nel 2001 e 5 anni dopo l’incarico arrivano gli elaborati del l'ingegner Romanelli per il nuovo piano regolatore.

Viene segnalato per il versante montano prospiciente l'hotel «la necessità di consolidare le linee di impluvio con opere di ingegneria naturalistica poiché i versanti hanno una propensione al dissesto dovuta alla pendenza e ai fenomeni gravitativi».

La procura segnala che però niente è successo e non è seguita neppure l'approvazione del nuovo piano regolatore. Ed infatti, all'epoca della tragedia, era ancora in vigore quello 1978-1987 che il Consiglio comunale aveva dichiarato ‘vecchio’ oltre 20 anni prima.

 

LA STORIA DELLE VALANGHE

Siamo nel 2014: non cambia niente anche quando il Comune riceve la carta storica delle valanghe redatta dalla Regione Abruzzo.

Nella località Rigopiano era segnalata la valanga del 31 marzo del 1999, originatasi dal Monte San Vito. Ma anche altre due valanghe dell’ 11 aprile del 1999, originatesi sempre dallo stesso monte.

E poi ancora un'altra il 5 aprile 2005.

L’11 aprile 1999, il 27 marzo 2003 e il 3 aprile 2003 erano state registrate invece 3 valanghe originatesi dal Monte Siella, lo stesso da cui è partita la valanga mortale che ha distrutto l'hotel.

Tredici anni prima, invece,  la neve era caduta sul versante del Comune di Arsita.

Nel 2015 invece ci furono tutti i segnali premonitori ignorati: proprio l’hotel Rigopiano rimase irraggiungibile ed isolato per qualche giorno.  Anche in quel caso il direttore della struttura ha lanciato l'allarme, la prefettura venne informata e i vigili del fuoco intervennero la mattina del sabato (7 marzo 2015) per fornire assistenza ai bambini rimasti prigionieri del resort. Mentre anche in quel caso le turbine riuscirono a liberare la viabilità intorno all'albergo solo nel pomeriggio. Il destino stava mandando segnali precisi ma nessuno li colse. A nessuno venne in mente che si era rischiato forse troppo. Soprattutto a nessuno venne in mente di porre in essere per il futuro azioni preventive volte ad evitare il ripetersi di situazioni simili.

L’hotel infatti è sempre rimasto aperto anche d’inverno a differenza del passato quando apriva da aprile ad ottobre. Nel 2007 la ritrutturazione aveva fatto diventare l’attrazione principale la spa ed è per quello che tutti andavano a Rigopiano. Un dettaglio non secondario nella tragedia.  

 

 


«CON IL NUOVO PRG NON CI SAREBBERO STATI MORTI»

L’esistenza di un piano regolatore generale aggiornato avrebbe permesso di sapere che la località Rigopiano era esposta ad un forte pericolo di valanghe.

Ma all’appello manca anche un piano di emergenza comunale.

Due carenze che non solo avrebbero salvato vite umane ma che avrebbero anche bloccato i permessi di costruire l’hotel e il centro benessere. Permessi che sono stati rilasciati.

«Si tratta di permessi», sottolinea la Procura, «che in presenza di un corretto è nuovo piano regolatore e di un corretto piano di emergenza non sarebbe stato possibile rilasciare con conseguente impossibilità edificatoria».

Anche perchè la volontà del consiglio era già stata espressa, gli incarichi affidati, gli studi consegnati. Mancò negli anni solo la volontà di ultimare la lunghissima procedura per ragioni mai chiarite fino ad oggi da tutti i sindaci.

 


LA RISTRUTTURAZIONE E LA RELAZIONE CARENTE DEL GEOLOGO

La Procura di Pescara focalizza la propria attenzione anche sul ruolo di Luciano Sbaraglia, tecnico geologo redattore della relazione geologica per la manutenzione straordinaria dell'hotel allegata alla richiesta di permesso di costruire del 2006.

Secondo gli inquirenti però la sua relazione sarebbe stata «generica e palesemente carente sotto il profilo delle indagini e dei contenuti tecnici».

Nel suo lavoro non avrebbe affrontato «i problemi di geomorfologia globale, non ha citato le cartografie tecniche di riferimento per il corretto inquadramento», avrebbe fatto «una inadeguata e carente descrizione dell'edificio, avrebbe omesso i necessari rilievi e gli scavi per individuare la tipologia di fondazione, non avrebbe indicato né valutato la sismicità della zona».

 

 

IL MESSAGGIO WHATSAPP

Al sindaco in carica, Ilario Lacchetta,  viene contestato il fatto di non aver convocato la commissione valanghe pur sapendo che le condizioni meteo erano molto critiche.

Ma secondo la Procura il sindaco avrebbe anche un'altra responsabilità: avrebbe infatti permesso che i clienti continuassero a salire nell'hotel Rigopiano sebbene Paolo D'Incecco, dirigente Provinciale alla viabilità, il 17 gennaio alle 10:53 inviò a tutti i sindaci un messaggio WhatsApp nel quale diceva «va da sé che, stante il perdurare dell'emergenza (con il codice rosso) e le scuole chiuse, ritengo sia condivisibile che la circolazione debba essere ormai intesa solo per spostamenti indispensabili e di emergenza».

Il messaggio venne pubblicato persino sulla pagina Facebook del Comune di Farindola.

Come hanno raccontato alcuni parenti di ospiti travolti dalla valanga nessuno li bloccò la mattina del 17 ma anzi vennero scortati da una macchina della Polizia Provinciale fino al resort.  

La mattina del 18 dopo le scosse e la grande paura per il terremoto tutti fecero le valige ma rimasero intrappolati nell’hotel perchè la strada era bloccata.

Alle 16.45 la valanga.

 

I PERITI E LE 300 PAGINE

Ieri il Tg3 Abruzzo ha intervistato due periti della procura di Pescara che nella loro perizia di 300 pagine hanno indicato fatti, cause ed effetti.

«Quello che si poteva fare, con misure gestionali, era evitare la perdita delle vite umane. Il danno all'edificio era non evitabile, anche se l'edificio era costruito secondo buoni criteri, ma le pressioni di impatto erano tali che avrebbero distrutto anche un bunker in cemento armato», ha detto Igor Chiambretti, geologo, «per caratteristiche morfologiche e vegetazionali il sito di Rigopiano, al pari di altri canaloni attigui, è classificabile come sito valanghivo. Naturalmente, con l'intensità della nevicata che ci è stata, la strada si può pensare di tenerla pulita fino a un certo punto, dopo una certa soglia bisognava prevedere di chiuderla. Le caratteristiche di questa valanga - ha detto ancora al Tgr - è di essere valanga di tipo estremo, non mitigabile se non in maniera minimale, come altre grandi valanghe verificatesi nell'area Appeninica».

«La redazione di una carta di localizzazione pericolo valanghe avrebbe senz'altro evitato una tragedia se a valle fossero state prese poi le necessarie contromisure» ha detto sempre al Tgr Abruzzo un altro consulente della Procura, Berardino Chiaia, docente al Politecnico di Torino. «Nel piano di emergenza del comune di Farindola non abbiamo rilevato il piano rischio valanghe. Ci ha sorpreso. Nonostante nel 2015 l'hotel Rigopiano fosse stato isolato per tre giorni durante un evento metereologico analogo a quello del 2017. Inoltre il Comune di Farindola, stranamente, non ha convocato la commissione valanghe quando già dal 3 gennaio, e poi il 16 gennaio, il servizio di allerta meteorologico segnalava un pericolo marcato. Per quanto riguarda la Provincia di Pescara - ha detto ancora Chiaia - avrebbe dovuto assicurare lo sgombero della neve sulla strada provinciale».

 

Alessandra Lotti