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Esperimento Sox, escono le carte delle autorizzazioni: «enormi criticità»   

La Soa denuncia molteplici errori procedurali e l’assoluta mancanza di trasparenza e partecipazione

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ABRUZZO. Sulla carta le autorizzazioni ci sono tutte ma nella realtà le cose sono un pò più complicate. Ai primi allarmi lanciati dagli ambientalisti sulla pericolosità di esperimenti con materiali pericolosi sotto il Gran Sasso e dentro l’acquifero che approvvigiona 700mila persone, la prima risposta dei Laboratori è stata: «abbiamo tutte le autorizazzioni».

Il punto è che fino a pochi giorni fa le «autorizzazioni»  le avevano viste solo loro poichè nessun documento è mai stato pubblicato nè è stata attivata alcuna procedura di partecipazione pubblica.

Sulla comunicazione istituzionale non si può che stendere un velo pietosissimo e calpestati diritti fondamentali dei cittadini a conoscere quello che accade a pochi chilometri da loro.

La Regione Abruzzo ha rilasciato pareri ed è da almeno tre anni a conoscenza di ogni dettaglio del progetto, magari avrebbe potuto fare qualcosa di più se ci fosse stato un grado più elevato di ordine e organizzazione di uffici e carte.

Omissioni gravissime nelle informazioni che sconfinano nell’omertà; ancora oggi nessun ente ha pubblicato o illustrato procedure e carte (se si escludono le chiacchiere).

Del resto è sempre andata così: abruzzesi da sempre trattati come servi sciocchi in grado di bersi qualunque acqua e qualunque storia. Gente che non fa domande e non ne ha mai fatte...  

 

E la situazione diventa sempre più grave se si considerano ritardi e norme non considerate.

 

Gli esperimenti nei Laboratori vengono condotti, da Borexino e LVD che già utilizzano, rispettivamente, 1.292 tonnellate di trimetilbenzene e 1.000 tonnellate di acqua ragia, poi c’è Sox, per il quale si vorrebbe utilizzare la potentissima sorgente radioattiva di Cerio144 da 5,55 PBq.

Il punto maggiormente preoccupante è che gli enti continuano ad ignorare che già esiste il divieto assoluto ed inderogabile di stoccare questi materiali entro un raggio di 200 metri dalle captazioni idropotabili (art.94 comma 6 del Decreto 152/2006 "Testo unico dell'Ambiente").

 

REGIONE E OMISSIONI COME PER RIGOPIANO

Inoltre la Regione Abruzzo, proprio come avvenuto per la Carta Valanghe, ha ribadito il Forum H2o, «è inadempiente da ben 11 anni nella predisposizione della "Carta delle Aree di Salvaguardia" e dei provvedimenti di tutela sito-specifici della risorsa idropotabile, dovendo la stessa agire non meramente in senso burocratico ma tenendo conto della reale consistenza della risorsa idrica e dei singoli acquiferi come prevede la legge».

Questo vuol dire che dovendo considerare l’immensa portata dell’acquifero i limiti dovrebbero essere estesi per chilometri e non «limitarsi a 201 metri».

Ma nulla di tutto questo ha mai impensierito alcun ente nei decenni passati.

 

«Tutto ciò pare non essere stato considerato neanche nelle procedure autorizzative per la sorgente radioattiva di Sox», dice Augusto De Sanctis, semplicemente ignorato e “particolare” omesso.

 

LE CARTE

La Regione Abruzzo ha ricevuto una richiesta di parere dal Ministero dello Sviluppo Economico sulla base dell'Art.28 del Decreto 230/1995.

Il servizio Prevenzione del Dipartimento Salute della Regione ha risposto positivamente il 31 luglio 2015 con poche righe a firma di Stefania Melena, che allega anche uno scarno parere della ASL di L'Aquila del 21/07/2015.

«Stranamente», spiega De Sanctis, «non viene coinvolta la ASL di Teramo che sarebbe competente in quanto la sorgente radioattiva verrebbe posizionata su territorio di Isola del Gran Sasso e quindi in provincia di Teramo. La stessa Asl di Teramo era stata la più attiva individuando per tempo con numerose note le enormi criticità della situazione dal punto di vista dell'acqua potabile».

La Regione ha ricevuto anche ulteriori note, da quella del Ministero dell'Interno del 15/12/2015 a quella dell'ISPRA del 20/05/2015. In tutta la documentazione degli enti finora esaminata manca totalmente qualsiasi riferimento alla presenza di acquedotti e all'Art.94 del D.lgs.152/2006 sulle aree di salvaguardia.

 

 

Inoltre non risulta essere stata attivata alcuna modalità di trasparenza e partecipazione del pubblico nonostante gli obblighi della Convenzione di Aarhus (che è legge dello Stato) e dello stesso Decreto 230/1995.

 

Manca la Valutazione di Incidenza Ambientale nonostante i laboratori siano collocati in un Parco nazionale e in siti Natura2000 (Zona di Protezione Speciale e Sito di Interesse Comunitario).

 

«Evidenziamo altresì che», aggiunge De Sanctis, «i Laboratori del Gran Sasso sono un impianto a Rischio di Incidente Rilevante per le grandi quantità di sostanze pericolose usate in Borexino ed LVD. Ebbene, il Piano di Emergenza Esterno sarebbe del 2008. Cioè prima dei terremoti. Effettivamente le parole "terremoto" o "sisma" non sono mai citate nell'intero documento e vi è un solo riferimento al fatto che "Il Comune di L’Aquila è classificato come zona sismica di seconda categoria (All. 1 dell’O.P.C.M. n. 3274)". E' tutto! Aggiungiamo che tale Piano non è stato redatto attraverso la consultazione della popolazione come prevede la legge e la direttiva comunitaria in materia».

 

A questo si deve aggiungere anche la certezza -dopo i casi di contaminazione del Diclorometano perso dai Laboratori ad Agosto 2016, del Toluene uscito dai tunnel- che i lavori del Commissario Balducci non sono serviti a mettere in sicurezza il sistema Gran Sasso.




 LE DICHIARAZIONI

E alle carte tirate fuori a fatica  il responsabile dell'esperimento Sox, il professor Marco Pallavicini, continua a rispondere con le parole:

«L'esperimento Sox è sicuro perché abbiamo fatto non solo tutto quanto la legge prescrive ma anche di più perché ai laboratori del Gran Sasso abbiamo gli esperimenti meno radioattivi del mondo e quindi la necessità di non contaminare in alcun modo gli esperimenti stessi in primo luogo ma quindi di conseguenza le persone e l'ambiente».

«Io sono di Genova, amo questa regione e lavoro al laboratorio da 20 anni - ha detto - se vengono chiusi mi dispiace moltissimo spero che non accada perché sarebbe una scelleratezza. Aggiungo però che i primi ad essere danneggiati da questo sarebbero i cittadini abruzzesi perché i laboratori del Gran Sasso sono la più importante struttura di ricerca del mondo per questo tipo di ricerca. Se chiudono io vado a fare gli esperimenti da un'altra parte, non sarebbero gli scienziati i primi danneggiati, ma l'Abruzzo che perderebbe un'eccellenza».