LEGGENDE STORICHE

Celano, il mistero dei documenti pubblici scomparsi dura da 30 anni

Nei giorni scorsi sequestri dei carabinieri ma Sforza racconta: «li ho chiamati io»

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CELANO. Un mistero fitto a Celano passa di bocca in bocca da 30 anni, secondo alcuni è leggenda altri lo ricordano quando è stato pure raccontato (come fatto reale) nelle aule dell’Università di L’Aquila durante una lezione di storia medioevale.

Il mistero è uno: che fine ha fatto l’archivio storico del Comune di Celano? Documenti storici svaniti nel nulla, persi misteriosamente quando l’ente si è trasferito nella nuova sede.

Di fatto la Procura di Avezzano dovrà occuparsene e rispondere al quesito, partendo dalla ricostruzione di Giancarlo Sociali, appassionato di storia (ma anche comandante dei vigili urbani di Aielli) che ha firmato un esposto ufficiale come privato cittadino. Già in primavera  Sociali aveva lanciato l’inquietante interrogativo su Facebook facendo impazzire il piccolo comune di Celano.

Tra i primi a reagire sul social network un celanese doc, ovvero l’ex vice sindaco di Celano, ex consigliere regionale ed ex presidente della provincia  de L’Aquila, Antonio Del Corvo, che non ha smentito la scomparsa dei documenti ma ha rilanciato con un «aaa cercasi».

Non risulta comunque che negli anni alcun amministratore pubblico abbia voluto fare chiarezza o abbia presentato una denuncia sul caso. L’unica certezza è che l’archivio in Comune non c’era più.

Alcune delle leggende più romantiche raccontano di un eroico salvataggio dei preziosi documenti finiti (non si sa perché e per grave responsabilità di chi) in discarica da parte di Gianvincenzo Sforza, editore del giornalino Il Celanese, Periodico locale di Politica, Cultura e Attualità nato nel 2002. Sforza, questo è vero, detiene una imponente archivio storico di documenti preziosissimi che ogni tanto vengono anche messi in mostra.

Articoli di stampa locale gli attribuiscono oltre alla collocazione «nel ramo cadetto dei Duchi di Milano» anche il possesso di oltre 30mila documenti, di cui 300 su pergamena.

Documenti che il diretto interessato riconduce a eredità familiari (avo pastore ma pure conte) e acquisti on line.

Pare che Sforza, per paura dei ladri, non abbia mai rivelato il luogo dove custodisce il suo tesoro e chi è interessato a visionarlo deve essere autorizzato dalla Soprintendenza archivistica abruzzese (così scriveva nel 2014 Il Centro).

Il documento più antico, in pergamena, è del 1231, e porta la firma nientepopodimenochè di Federico II di Svevia.

Tanti anche i documenti inerenti il Comune  come  quello del 1468  in cui il re di Napoli, Alfonso D'Aragona, assegna la contea di Celano ad Antonio Todeschini Piccolomini.

Da dove provengono tutti questi documenti lo chiarirà la Procura di Avezzano dopo che i carabinieri del comando tutela patrimonio culturale nei giorni scorsi hanno portato via l’intero  archivio Sforza e trasferito all’archivio di Stato a L’Aquila.

Sulle pagine de Il Centro, in un articolo di Domenico Ranieri, Sforza  racconta di aver chiamato lui stesso i carabinieri e la Soprintendenza per chiedere una verifica su materiale già catalogato e su altro materiale su cui manca la catalogazione: «sono venuti su mia richiesta e di comune accordo abbiamo deciso di mandare il materiale all’Archivio di Stato affinché venga catalogato e riverificato. Il mio archivio è stato notificato dal 1991 come di notevole interesse storico, ma la notifica ha riguardato solo una parte, l’altra era da mettere in regola. Tant’è che, oltre ad acquisire altro materiale tra e-bay e donazioni di altre famiglie, ho chiesto di procedere anche al riordino. Ho organizzato tante mostre e iniziative e i documenti si sono mischiati». Si tratta di 3-400 documenti e di 250 libri rari e di pregio».

Quell’incursione dei carabinieri, però, secondo Sociali, avrebbe tutta un’altra origine e deriverebbe proprio da una sua denuncia nei confronti di Sforza per «possesso improprio di documenti di probabile proprietà del Comune di Celano e di altri Enti».

«Sono anni che cerco di capire come sia potuto succedere che il Comune di Celano non abbia più un archivio storico. Sono stato alle dipendenze del Comune di Celano e mi ricordavo che esisteva un voluminoso carteggio consistente in decine di scatolini contenenti libri, pergamene ed altro».

Alla fine degli anni 80, con il rifacimento del vecchio comune di Piazza IV Novembre, si sposta tutto a via Collutri, sia gli uffici comunali e sia l'archivio, ed i documenti spariscono. Non sono mai più tornati nel Palazzo Comunale restaurato alla fine degli anni ‘80.

E non si sta parlando di qualche vecchio foglio: nel Comune di Celano, ricorda Sociali, erano rendicontate 136 sacchi di materiale cartaceo di archivio.

Una dettagliata denuncia era stata già presentata a dicembre del 1993 (non da Sociali)  nella quale si segnalava la presenza di materiale «patrimonio Pubblico ed atti nella casa di Sforza e non in Comune».

Dubbi erano stati esposti, sempre nella denuncia, su come  la Soprintendenza avesse potuto dichiarare di notevole interesse storico l'archivio privato Gianvincenzo Sforza, impreziosito da documenti di Celano e non solo, «di "dubbia" provenienza». Il diretto interessato, come detto, ha respinto sempre ogni accusa confermando di poter dimostrare la provenienza lecita di ogni singolo documento.

Sociali segnala ai carabinieri nel suo esposto che Sforza mette su Facebook «foto e documenti di chiara provenienza dell'Ente Comune di Celano», e un giorno tra le carte compare anche un documento importantissimo ed antico riguardante l'affitto della Cartiera di Celano stilato dal notaio Pier Giorgio Antoniani del 1809, del Duca Don Francesco Sforza Bovadilla, «documento che può trovarsi solo all'archivio di Stato dell'Aquila, e lì stava fino a quando un ladro non ne ha staccato le pagine rubandole».

E la scoperta l’ha fatta proprio Sociali quando il 27 giugno è andato all'Archivio di Stato dell'Aquila, e dopo una ispezione da parte della Direttrice, «mi è stato  confermato  che tale foglio n° 46 del numero registro atti n° 19 era stato ritagliato e rubato».

Nel social network Sforza, dichiara anche che ha l'originale dell'autorizzazione a produrre la carta valori data dal re di Napoli a Celano, emesso alla fine del '700 in  filigrana del periodo,  che in controluce fa vedere tre gigli borbonici con la dicitura Celano “che ne chiarisce  la proprietà”.

Sforza detiene anche (Sociali lo sa con certezza perché pubblicate da storici e ricercatori che hanno fatto ricerche a casa sua) la pianta originale delle carceri di Celano costruite nel Castello, la pianta del Castello di Celano del 1892, il diploma del 1468 di Ferdinando D'Aragona, la dispensa di Clemente X del 1672, il diploma della Contea di Celano ai Sforza Casarini, le piante e Mappe della Contea di Celano, il diploma del 1647 in cui il cardinale Peretti prende possesso di Celano.

Forse dopo 30 anni la leggenda prenderà un’altra piega ma almeno se ne saprà qualcosa di più.