DARKSIDE

Laboratori del Gran Sasso: decine di esperimenti e tonnellate di sostanze pericolose

Esperimenti, trasporto e sostante tutte autorizzate da ministeri, Ispra e prefetture

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ABRUZZO. I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) sono il più grande laboratorio sotterraneo al mondo per la ricerca astroparticellare in cui opera una vasta comunità internazionale. E’ qui che si ottengono risultati pregevoli per la comunità scientifica sulla ricerca della Materia Oscura e sul decadimento Doppio Beta senza emissione di Neutrini.

E’ sotto il Gran Sasso che si coagulano teorie, scienza, esperimenti, interessi e scoperte vitali per il progresso della civiltà, da decenni, ed ora che il treno è in corsa, la pioggia di milioni da tutto il mondo è stata anche in buona parte spesa, bisogna giungere agli obiettivi prefissati.

Le beghe burocratiche abruzzesi ed il rischio per ambiente e salute pubblica di un piccolo fazzoletto di mondo devono lasciare il passo al sapere scientifico.

Gli esperimenti non si fermeranno specie quello denominato DarkSide, l’esperimento di ricerca della materia oscura più grande al mondo, che prevede ben 20 tonnellate di Argon ultrapuro, che verrà installato nei Laboratori tra il 2018 ed il 2019.

L’Infn, l’Istituto di fisica nucleare -da cui dipendono i Laboratori- hanno già pianificato per il prossimo triennio in capo ai laboratori abruzzesi la leadership mondiale nel campo della fisica condotta in ambiente sotterraneo.

Del resto il recente passato è stato caratterizzato dall’esperimento  Luna che ha studiato le reazioni nucleari riguardanti la combustione dell’idrogeno nel ciclo CNO che coinvolge i nuclei di Carbonio, Azoto e Ossigeno ed è la principale sorgente d’energia delle stelle più massive.

Secondo quanto si legge in alcune relazioni scientifiche è stata inoltre effettuata la misura della cattura radiativa 17O(p,alfa)14N, importante per valutare correttamente i rate di combustione dell’idrogeno nelle stelle.  I programmi a più lunga scadenza richiedono invece un nuovo acceleratore con energie di 4-5 MeV in fase di costruzione presso i LNGS.



A tenere banco da pochi giorni, però, è l’esperimento Sox, solo perchè prevede l’utilizzo di una sorgente radioattivo in un ambiente che ora si sa non essere idoneo nè sicuro per l’ambiente e per le persone.

Una situazione che, da quello che si può dedurre, non è mutata di recente ma è solo divenuta di dominio pubblico, eppure, gli scienziati non sembrano voler fare i conti nemmeno con il nuovo scenario.

 

Assordante il silenzio di tutte le istituzioni pubbliche (nessun sindaco, nessun consigliere, nessun assessore regionale o altri hanno commentato quello che accadrà e che moltissimi già sapevano da tempo) sta di fatto che le parole del direttore dei laboratori, Stefano Ragazzi, ogni giorno che passa, diventano sempre più “impegnative”, avendo fatto credere che dentro i laboratori, ieri, non fosse entrato nulla di radioattivo mentre i documenti della prefettura lo smentirebbero.

Ad ogni modo “prova” o “simulazione” che sia, la verità è che l’esperimento Sox andrà avanti e si utilizzerà una potente sorgente radioattiva che è stata stimata pari a ¼ della radiazione sprigionata dall’incidente di Fukushima.

 

«TUTTO REGOLARMENTE AUTORIZZATO»  

I Laboratori informano oggi che «il test è stato svolto in ottemperanza a una prescrizione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nell’ambito di una autorizzazione ministeriale con parere favorevole di Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno (Protezione Civile) e di ISPRA, e in modo coordinato con le Prefetture dell’Aquila e di Teramo».

 

«NESSUN PERICOLO NEMMENO IN CASO DI INCIDENTE»  

Inoltre che una volta a regime il generatore installato è «totalmente sicuro anche in caso di incidenti di trasporto o incendi, come previsto dalle norme internazionali in materia, e può essere utilizzato senza alcuna precauzione particolare. Nessuna esposizione durante il periodo di attività dell’esperimento è dunque possibile, né per il personale dei Laboratori, né tantomeno per la popolazione del territorio o l’acqua del Gran Sasso.  Solo le persone che saranno impegnate nelle attività di installazione del generatore nell’alloggiamento predisposto saranno quindi soggette durante le operazioni a piccolissime dosi di radioattività, dosi di molto inferiori a quelle cui ciascuno di noi è soggetto quando si sottopone a una radiografia ortopanoramica dal dentista, a un esame mammografico, o viaggia su un volo intercontinentale da Roma a New York, durante il quale per via dell’altitudine è sottoposto a una più intensa radiazione cosmica».

 

 

LA POTENTE SORGENTE RADIOATTIVA GIA’ ACQUISTATA

Il contratto è stato firmato a dicembre 2016 (ma nessuno ne ha parlato), in Russia stanno già predisponendo la sorgente radioattiva ed è stata già acquistata, dunque arriverà certamente in Abruzzo ad inizio del 2018, a differenza di quello che ha fatto intendere Ragazzi.  


«La sorgente radioattiva russa per il Gran Sasso è stata già acquistata e la prova di questi giorni fa parte dell'iter già pianificato da tempo per arrivare a far partire il progetto», rivela oggi Augusto De Sanctis del Forum H2o, che cita slide e documenti dei ricercatori in parte anche reperibili sul web che presentano il progetto SOX ai loro colleghi per verificare che la sonda è in produzione perchè ordinata definitivamente a dicembre 2016, prima della "prova" di trasporto.

Nello specifico in due relazioni di marzo e giugno 2017 vi sono anche indicazioni sulla prova di trasporto da svolgere, per poi finire con l'annuncio dell'avvio dell'esperimento nei primi mesi del 2018.

«I Laboratori del Gran Sasso evitino, quindi, di continuare con le pantomime che magari possono trarre in inganno qualche sprovveduto o chi non legge le carte», tuona De Sanctis, «Già sul trasporto ha cercato di minimizzare quando il documento poi pubblicato da PrimaDaNoi.it era chiarissimo citando la norma UN2913 che fa riferimento a materiale irraggiato (ad esempio, un contenitore che ha già trasportato sorgenti radioattive). È già sufficientemente incredibile che come al solito siano stati giornalisti e gli attivisti della Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso a divulgare le informazioni ai cittadini su questo esperimento».

Anche il cilindro di tungsteno è stato già prodotto nel 2015.

«Riteniamo questo esperimento del tutto inaccettabile, altro che prove da condurre», conclude De Sanctis .


Preoccupata la federazione regionale e quella teramana di Sinistra Italiana: «mentre si dovrebbe scegliere di togliere i materiali potenzialmente pericolosi per l'acquifero già presenti dentro i laboratori - è un passo di una nota - si effettuano test e simulazioni per lavorare nel senso esattamente opposto destando forte disagio e paura per la cittadinanza che non dimentica le diverse emergenze sulla potabilità dell'acqua, l'ultima a maggio di quest'anno. Stupisce inoltre l'assoluto silenzio della Regione (e del Partito democratico, azionista principale della maggioranza di governo) che dinanzi ad un caso preoccupante di questa portata sconfessa lo stesso protocollo firmato a metà settembre da ben 15 enti (tra cui il Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, silente al pari della Regione) per garantire maggiore informazione, coordinamento e controllo tra le diverse realtà coinvolte».


Dunque lo scandalo che prima o poi diventerà nazionale e di proporzioni enormi, dopo l’incidente del  2002, dopo i lavori da 80mln di Balducci che non hanno risolto nulla nel 2007, dopo l’ennesima contaminazione del 2016, è destinato a crescere.

Intanto bisognerà riuscire a digerire esperimenti  e rischi enormi mentre è alto il sospetto che le istituzioni fossero bene a conoscenza di tutto.

Come sempre.

Sarà molto interessante, allora, poter vedere come si riuscirà ad autorizzare tutto quanto, ora che quel lato oscuro della montagna ha parecchi riflettori puntati addosso.