PIANO D'ORTA

Ex Montecatini, sopralluogo tra liquidi rossi e rifiuti di produzione

L’Arta ha campionato gli scarti

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PIANO D'ORTA. Un importante sopralluogo a Piano d'Orta presso il sito ex Montecatini, posto all'interno del Sito nazionale di Bonifiche di Bussi. È un'area fortemente contaminata da metalli pesanti, dall'arsenico al piombo.

L'iniziativa è scaturita dall'attività della Stazione Ornitologica Abruzzese e del Forum H2O che dopo aver segnalato reiteratamente la presenza di scarti di produzione posti sulla strada a portata di chiunque hanno scoperto, consultando una mappa storica, che il Decreto Ministeriale del 2008 di perimetrazione del Sito nazionale di Bonifica era contraddittorio.

Infatti nella parte scritta l'atto fa rientrare nel perimetro del SIN tutta l'area industriale ex Montecatini ma nella cartografia ricomprende solo una parte del vecchio stabilimento lasciando inopinatamente fuori diversi ettari dello stesso.

A quel punto la Stazione Ornitologica ha inviato una dettagliata e documentata nota al Ministero dell'Ambiente. Da un lato l'associazione ha stigmatizzato il fatto che dopo dieci anni scorie industriali erano direttamente accessibili a chiunque, tra case e strade, con tentativi precari di messa in sicurezza "fai da te" dei cittadini. Dall'altro ricostruendo tutti i passaggi per evidenziare la clamorosa difformità.

A questo punto Laura D'Aprile, direttore del Ministero dell'Ambiente, è intervenuta chiedendo agli enti di attivarsi immediatamente.

Le Guardie Provinciali di Pescara hanno quindi organizzato il sopralluogo di ieri con tutti gli attori, dal sindaco di Bolognano alla SOA, dall'Arta alla proprietà (società Moligean, non responsabile della contaminazione). Mancava la Edison che ha finalmente avviato alcuni lavori nella parte interna al SIN.

Ieri all'esterno del S.I.N. (ma nella vecchia area industriale) gli enti hanno verificato: l'esatta estensione del sito, la presenza di alcuni cumuli di materiali alla fine di una strada da sottoporre a campionamento, la realizzazione da poco tempo di lavori su una condotta d'acqua che hanno messo a nudo materiali delle lavorazioni industriali (di coloro rosso e verde).

E poi ancora l'esistenza di alcune indagini svolte una decina di anni fa che una volta recuperate potrebbero dare informazioni utili per comprendere l'estensione della contaminazione e l'areale di presenza di scorie industriali.

 

 

L'Arta ha provveduto ad effettuare diversi campionamenti di materiali dai colori più svariati, dal vinaccia al grigio, resti evidenti delle passate lavorazioni industriali.

Infine, con le Guardie Provinciali, all'interno del SIN è stata riscontrata la la presenza dentro un vecchio capannone scoperchiato di una vasca con un inquietante liquido dalla tonalità di un rosso acceso. Secondo i locali starebbe lì da decenni nonostante le segnalazioni.

«Dopo ritardi comunque inaccettabili», spiega Augusto De Sanctis, «finalmente anche questo sito inizia a ricevere un minimo di attenzione grazie alle reiterate denunce di associazioni e movimenti e ad un diverso atteggiamento del Ministero dell'Ambiente. Auspichiamo che la messa in sicurezza avvenga in tempi rapidi così come la definitiva bonifica che, a nostro avviso, dovrebbe comprendere la salvaguardia di alcuni capannoni particolarmente scenografici (ad esempio, la Torre di Glover) come resti di archeologia industriale».